Il brano è un viaggio a fari spenti dentro il conflitto interiore. Non quello elegante, da citazione sottolineata. Quello vero. Quello che ti sveglia alle tre di notte e ti lascia con il cuore in modalità overdrive. “Dentro il mio rumore” racconta la fatica di restare in equilibrio mentre la mente accelera, stratifica, implode. Pensieri e tensioni si accavallano fino a creare un frastuono costante, un ronzio che non concede tregua.
La città diventa cassa di risonanza. Luci artificiali, asfalto che riflette ombre, notti che sembrano non finire mai. È in questo scenario che prende forma l’immagine più potente del pezzo: due vite nello stesso respiro. Una che scalpita, rabbiosa, pronta a spaccare tutto pur di sentirsi viva. L’altra che vorrebbe dissolversi, spegnere il volume, sparire dal campo visivo del dolore.
Dualismo puro, senza filtri.
Musicalmente i Trauma non fanno sconti. Le chitarre sono lame che fendono l’aria, la sezione ritmica corre come un treno senza stazioni intermedie, la voce non interpreta ma si espone, si graffia, si consuma. Nessuna ricerca di abbellimento, nessuna posa. Solo urgenza. Solo necessità. Il suono è nervoso, diretto, coerente con quell’attitudine DIY che accompagna la band fin dagli esordi.
Nati nel 2022 tra Milano e Pavia, i Trauma hanno iniziato registrando un demo in presa diretta, scegliendo fin da subito la via più autentica e meno comoda. I live intensi e un primo album li hanno fatti emergere nella scena underground del Nord Italia, grazie a un equilibrio tra radici old school e sensibilità contemporanea. Al centro, sempre, resistenza e verità.
“Dentro il mio rumore” non offre soluzioni e non promette pace. Fa qualcosa di più importante: riconosce il caos. Lo mette al centro del palco, lo illumina e lo lascia urlare. In un’epoca che chiede di essere performanti anche nel dolore, i Trauma scelgono di restare vulnerabili e feroci allo stesso tempo.
Perché il rumore, a volte, non va silenziato. Va suonato fino in fondo.
Nessun commento:
Posta un commento