venerdì 20 marzo 2026

Rivelardes – Dolly Riff: punk rock a corto raggio, ma ad alto impatto




C’è un modo di fare punk rock che non ha bisogno di presentazioni lunghe, concetti arzigogolati o produzioni patinate. I Rivelardes lo praticano da anni, e con Dolly Rif tornano a spingere sull’acceleratore senza guardare lo specchietto.

L’EP è una corsa breve ma nervosa, di quelle che partono già in seconda e non scalano mai. Brani rapidi, strutture essenziali, ritornelli che entrano subito in circolo: il DNA è quello del punk rock più classico, con quell’energia che guarda agli anni ’90 ma senza sembrare una copia sbiadita. 

Le chitarre tagliano dritte, la sezione ritmica tiene tutto incollato con precisione quasi militare, mentre la voce resta ruvida, sporca il giusto, perfetta per un suono che non cerca mai di addolcirsi. Non c’è spazio per riempitivi: ogni pezzo fa il suo lavoro e lo fa in fretta.

Dentro Dolly Rif si respira quella sensazione familiare di garage sudato e amplificatori al limite, ma con una consapevolezza che arriva da anni di strada. I Rivelardes non stanno reinventando nulla, ed è proprio questo il punto: suonano quello che vogliono, come vogliono, senza compromessi.
Il risultato è un EP compatto, diretto, che funziona meglio quando lo lasci scorrere tutto d’un fiato, come una sigaretta accesa fuori dal locale dopo il concerto. Breve, intenso, necessario.

“SILENZIO”: il nuovo singolo dei BlackStars



C’è un momento preciso, quasi invisibile, in cui ti accorgi che tutto sta cambiando mentre tu stai ancora cercando le parole giuste per dirlo. I BlackStars lo hanno trasformato in suono, e quel suono si chiama “SILENZIO”, il nuovo singolo in uscita il 20 marzo per NEEDA Records, distribuito da Virgin Music Italia.

Il brano si muove su coordinate pop-punk ben definite, ma evita la comfort zone: chitarre affilate che si incastrano con precisione, batterie dritte come un treno in corsa e linee vocali che ti si appiccicano addosso già dal primo ascolto. Poi arrivano i cori, le gang vocals, e quel se-6jnso di collettività che sembra voler gridare più forte del tempo stesso. In mezzo, come glitch emotivi, spuntano inserti elettronici che aggiungono una patina contemporanea, quasi iperattiva, senza snaturare l’anima del pezzo.

Ma è nel contrasto che “SILENZIO” trova il suo vero peso specifico. Perché mentre la musica spinge in avanti, il testo tira il freno a mano dell’esistenza: racconta il disorientamento di quando tutto cambia forma senza chiedere permesso. La band lo descrive così:

“Con SILENZIO volevamo raccontare quella sensazione di disorientamento che si prova quando ci si rende conto che tutto cambia, anche le cose che pensavamo sarebbero rimaste sempre uguali. A volte senti il bisogno di fermarti per capire cosa sta succedendo intorno a te, ma il tempo continua ad andare avanti senza aspettarti.”
È una crepa emotiva che si allarga tra ciò che vorremmo trattenere e ciò che inevitabilmente scivola via. Ambienti, persone, certezze: niente resta fermo. E forse è proprio questo il punto più scomodo, ma anche più reale, che i BlackStars mettono sul tavolo senza filtri.
Giovane band di Bologna, i BlackStars stanno costruendo il loro percorso passo dopo passo, soprattutto dal vivo. Negli ultimi anni hanno calcato palchi come il FestivalPark e il Pontelungo Summer Festival, oltre a una lunga serie di club nel nord Italia. Hanno condiviso serate con nomi della scena alternative come SickTeens, Namida, WEL, JackOut e Klaus Noir, e nel 2025 sono stati ospiti della rassegna Morning Leaks a Casa Bontempi durante i giorni di Sanremo.
Con “SILENZIO”, la band alza ulteriormente l’asticella: un brano diretto, emotivo e generazionale, che non cerca risposte facili ma fotografa quel momento sospeso in cui tutto cambia, anche se non sei ancora pronto.
E mentre il mondo accelera, loro trovano il modo di farti fermare. Anche solo per tre minuti. 


giovedì 19 marzo 2026

"Arteries” è il primo LP degli Sludder: release show il 21 marzo


Certe volte i dischi non si ascoltano soltanto: scorrono. Come sangue caldo sotto pelle, come pensieri che non vogliono stare fermi. È esattamente quello che succede con Arteries, il primo LP degli Sludder, fuori da venerdì 13 marzo 2026.

Dopo quasi tre anni di gestazione, tra un EP (Sooner or Later) e un singolo stand-alone, la band di Brescia decide di togliersi la maschera dell’ironia e andare dritta al nervo scoperto. 

Arteries è un disco che non si nasconde: ogni traccia è un frammento emotivo, una crepa, una confessione condivisa. La scrittura collettiva diventa il vero motore del lavoro, trasformando l’album in una sorta di autoritratto corale, dove ogni membro lascia un’impronta riconoscibile.

Il titolo non è solo suggestione anatomica. Le “arterie” degli Sludder sono connessioni vive: tra persone, tra esperienze, tra quello che siamo e quello che ci succede intorno. Il risultato è un flusso continuo di emozioni che tiene insieme tensione e vulnerabilità, senza mai perdere slancio.

Sul piano sonoro, Arteries si muove in un territorio punk rock ampio e cangiante. Si passa dalle vibrazioni pop punk di Paranoid Clown a momenti più introspettivi come Selmont Sky e Squeaky Shoes, mentre tracce come Harvey’s Words e Valley profumano di skate punk californiano. Non mancano poi gli spigoli: The New Truth e Untold tirano fuori il lato più ruvido e diretto della band. È un viaggio che alterna melodia e graffi, senza mai perdere coerenza.

Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato da Carlo Maria Altobelli al Toxic Basement Studio di Carate Brianza, e uscirà per Tropical London Records anche in vinile, formato perfetto per un lavoro così fisico e pulsante.


Per chi vuole vedere queste “arterie” vibrare dal vivo, l’appuntamento è fissato per il 21 marzo 2026 al Carmen Town di Brescia, insieme a The Enthused e Still No One.


Gli Sludder arrivano al debutto sulla lunga distanza con un disco che non cerca scorciatoie: Arteries è un flusso diretto, sincero, a tratti nervoso, ma sempre vivo. E quando parte, difficilmente smette di scorrere.





mercoledì 18 marzo 2026

Campa lancia “L’ultima volta”, terzo singolo dal primo album

 
Certe canzoni non bussano, sfondano la porta. L’ultima volta di Campa è una di quelle: un singolo che graffia, pulsa e torna a mordere proprio dove fa più male. È il primo capitolo del 2026 per l’artista veneto, ma soprattutto è il terzo tassello di un percorso che porterà al suo debut album nei prossimi mesi.

Dopo Storie da raccontare e Come nei film, Campa alza ulteriormente la posta con un brano che mette sotto la lente quella bugia che tutti, prima o poi, ci raccontiamo: “questa è l’ultima volta”. Che sia un vizio, una relazione tossica o un pensiero ricorrente, il risultato non cambia. Domani si ricomincia da capo.

Il pezzo si muove su coordinate pop punk solide e senza fronzoli: chitarre tirate, ritmo serrato e un ritornello che si stampa in testa come un mantra sbagliato. Ma sotto la superficie catchy c’è un nervo scoperto. I versi sono crudi, diretti, quasi confessionali, e raccontano una quotidianità che stringe come una stanza senza finestre, fatta di monotonia e ansia che si accumulano giorno dopo giorno.

Campa riesce a trasformare questa spirale in musica senza edulcorarla, lasciando emergere tutto il peso dei “rimedi temporanei” e delle fughe in avanti, quei castelli di carta che crollano puntualmente alla prima folata di realtà. Il risultato è un brano che corre veloce ma lascia addosso una scia lunga, come certi pensieri che non si spengono nemmeno quando la canzone finisce...


Dietro al progetto c’è Luca Campagnaro, classe 1996, cresciuto tra le band punk della provincia veneziana prima di intraprendere la strada solista nel 2021. Un percorso costruito passo dopo passo, tra autoproduzione e chilometri macinati, che lo ha portato a farsi notare nella scena pop punk italiana.

Dai primi singoli pubblicati insieme al batterista Charlie Amendola fino alla collaborazione con Ince dei WEL nel 2024, il progetto ha preso forma e identità, arrivando a condividere il palco con realtà come i Sick Tamburo e a pubblicare nel 2025 l’EP Loop.

L’ultima volta non è solo un nuovo singolo: è una crepa che si allarga, un cerchio che si chiude e si riapre nello stesso istante. E se questo è l’antipasto del disco d’esordio, c’è da aspettarsi un album che non farà sconti a nessuno, nemmeno a chi lo ascolta.


Mother guardano alle stelle: fuori il nuovo singolo “Star Rover”


C’è chi guarda il cielo per sognare e chi lo fa per sopravvivere. I Mother scelgono entrambe le strade e pubblicano “Star Rover”, nuovo singolo che anticipa il debut album The Stars Within, trasformando l’alienazione quotidiana in un piccolo atto di resistenza emotiva.

Il titolo, preso in prestito dal romanzo di The Star Rover di Jack London, diventa il punto di partenza per un viaggio dentro le crepe della vita lavorativa contemporanea. In “Star Rover” il lavoro si trasforma in una gabbia simbolica: il tempo si vende a ore, i sogni si accorciano fino a diventare respiri trattenuti. Ma non è solo una discesa. Nel finale, tra le macerie della routine, si accende una luce: le stelle non sono più fuga, ma direzione.

Dal punto di vista sonoro, il brano si muove come un organismo vivo. Le strofe respirano, controllate e sospese, mentre i ritornelli esplodono in un fuzz caldo e denso che strizza l’occhio all’alternative rock anni ’90. Poi arriva il cambio di pelle: un bridge che affonda le radici nel post-hardcore anni ’80, nervoso e pulsante. La voce segue ogni scossa, passando da sussurro introspettivo a grido teso, cucendo insieme le emozioni senza mai lasciarle cadere.
E quando pensi di aver capito la traiettoria, la coda ribalta tutto: progressioni più luminose e armonizzazioni vocali dal gusto britpop, con un’eco lontana dei The Beatles, aggiungono una nuova dimensione al racconto. È come uscire da un tunnel e ritrovarsi sotto un cielo inatteso.

Il singolo è stato registrato, co-prodotto, mixato e masterizzato da Matteo “Ciube” Tabacco al Raptor Studio, mentre il video – che accompagna l’uscita – è firmato da Saverio Cazzin. Un lavoro corale che riflette l’identità di una band in continua evoluzione.


Bio
Nati nel 2017 in provincia di Venezia, i Mother mescolano tensione emotiva e urgenza sonora, muovendosi tra suggestioni alternative e radici hardcore. Dopo l’EP Love Vision e diversi live condivisi con realtà della scena internazionale, il gruppo arriva oggi a un punto cruciale del proprio percorso.
Star Rover” non è solo un singolo: è una crepa nel cemento della routine, da cui filtra qualcosa di ostinatamente luminoso. Una canzone che non promette salvezza facile, ma indica una direzione. E a volte basta quello per rimettersi in moto. 




martedì 17 marzo 2026

Already Buried: hardcore metal senza compromessi nel debut EP Bad Things Happen and People Get Hurt di prossima uscita


Dalla scena underground milanese arriva un nuovo nome pronto a farsi sentire con parecchia forza. Gli Already Buried annunciano infatti l’uscita del loro EP di debutto , una scarica di hardcore metal che promette di lasciare il segno tra riff taglienti e breakdown devastanti.

Il lavoro conterrà sei tracce completamente inedite e si presenta come un concentrato di aggressività sonora: chitarre che graffiano, ritmiche serrate e quell’attitudine ruvida che appartiene alla tradizione più dura dell’hardcore contaminato dal metal. Un esordio diretto, senza fronzoli, pensato per chi ama sonorità pesanti e impatto immediato.

Gli Already Buried, formati a Milano nel 2024, nascono dall’esperienza di musicisti già attivi nella scena hardcore e metal italiana degli anni 2000. Tra i membri figurano infatti anche componenti dei ben noti Abel Is Dying, elemento che lascia intuire la direzione sonora della band e il bagaglio di esperienza alle spalle del progetto.

Per i fan del formato fisico c’è anche una chicca: l’EP verrà pubblicato in vinile 12" in edizione limitata, stampato su un solo lato e realizzato in verde fluo trasparente, un oggetto che punta chiaramente anche ai collezionisti oltre che agli appassionati della scena.

Il preorder di Bad Things Happen and People Get Hurt è già disponibile online tramite lo store Rebuilding.

Un debutto che potrebbe rapidamente attirare l’attenzione degli amanti dell’hardcore più metallico. Se il biglietto da visita è questo, gli Already Buried sembrano pronti a farsi largo con la delicatezza di un martello pneumatico.

Preorder:

lunedì 16 marzo 2026

Polluzioni Spontanee: “20” è il nuovo singolo che apre la strada al prossimo album


Dopo tre anni dall’uscita dell’ultimo LP, i Polluzioni Spontanee tornano con “20”, il primo singolo che anticipa il nuovo album della band, attualmente ancora in fase di lavorazione e previsto per il prossimo anno.

Dal punto di vista della scrittura, “20” segna una leggera svolta rispetto al passato. Se nei lavori precedenti il gruppo aveva spesso giocato con l’ironia nei testi, questa volta il tono si fa più diretto e introspettivo. Il brano racconta quel momento della vita in cui le certezze iniziano a sgretolarsi e il futuro smette improvvisamente di sembrare una strada chiara. 
È lì che arrivano le notti insonni, fatte di ansie, paranoie e sensi di colpa, un vortice mentale che finisce per togliere energia e motivazione, rendendo difficile trovare la forza per cambiare le cose.

Sul piano musicale, la band resta fedele alla velocità e al tiro che da sempre caratterizzano il proprio sound. In “20” però si aggiunge una sfumatura più hardcore, scelta che amplifica l’impatto del pezzo e trasforma la canzone in una sorta di pugno dritto in faccia, perfettamente allineato con il peso emotivo del testo.

Questo lungo periodo lontano dalle nuove uscite è stato tutt’altro che fermo. I Polluzioni Spontanee hanno infatti dedicato molto tempo alla struttura dei brani, lavorando con attenzione su ogni dettaglio.

La band è convinta che quello in arrivo sarà il lavoro più maturo della propria carriera.

Nei prossimi mesi è già previsto un altro singolo, che promette di riportare anche quell’energia più irriverente e spensierata che ha sempre fatto parte dello stile dei Polluzioni Spontanee. Una cosa è certa: il nuovo capitolo della band è appena iniziato.


I Latte+ tornano in quattro: entra Cioni come secondo chitarrista e si lavora a nuovo materiale in italiano


Dopo oltre un ventennio di strada macinata tra dischi e palchi, per i Latte+ arriva una piccola ma significativa scossa nella formazione della band. Dopo tredici anni di progetto con tre membri e con cinque album alle spalle, il gruppo annuncia infatti un ritorno alla formula a quattro elementi, accogliendo ufficialmente Cioni come secondo chitarrista.

La notizia segna un nuovo capitolo per la band, che decide di rafforzare la propria identità sonora proprio mentre guarda avanti verso nuova musica. 

Empolese doc, Cioni porterà sul palco e in sala prove il suo contributo creativo, partecipando anche alla scrittura dei prossimi brani.

Il debutto ufficiale con la formazione rinnovata è fissato per il 4 aprile a Lugano, quando la band salirà sul palco del FOCE per la prima volta con il nuovo assetto. 

Un momento che fungerà da banco di prova dal vivo ma anche da punto di partenza per una nuova fase artistica.

Tra le novità più interessanti c’è anche una scelta linguistica: il nuovo materiale su cui il gruppo sta lavorando tornerà infatti a essere in italiano, segnando una direzione precisa per il futuro prossimo della band.

Nel frattempo, il messaggio è semplice: date il benvenuto a Cioni nella famiglia dei Latte+ e preparatevi a scoprire cosa nascerà da questa nuova formazione. 

Chi vuole seguirlo più da vicino può farlo sui social attraverso il suo profilo @cionilattepiu.

venerdì 13 marzo 2026

STILL NO ONE: è uscito il singolo “Worth Dying For”


Gli Still No One tornano con “Worth Dying For”, secondo estratto dei cinque brani che andranno a comporre il nuovo EP in arrivo. Il singolo è disponibile da venerdì 13 marzo su tutte le piattaforme digitali.

Worth Dying For” è un invito a fermarsi e riflettere, a mettere tutto in prospettiva. La canzone esplora come molte delle preoccupazioni quotidiane, spesso ingigantite dal rumore esterno, in realtà abbiano poco peso rispetto a ciò che conta davvero. Il brano trasmette un messaggio di indipendenza di pensiero, spingendo ad ascoltare sé stessi e a seguire una strada personale, lontana dalle influenze altrui.


Attraverso testi lucidi e consapevoli, gli Still No One celebrano la libertà di scelta e l’autenticità: vivere secondo i propri valori diventa un atto di coraggio e un percorso verso maggiore serenità.

giovedì 12 marzo 2026

Temple Factory: “Rebel” è il primo sguardo su A Matter of Feelings


I Temple Factory tornano con nuova musica e lo fanno scegliendo con cura il brano che apre la strada al loro prossimo capitolo discografico. Si intitola “Rebel” il singolo che anticipa A Matter of Feelings, il nuovo album della band bresciana, e rappresenta una dichiarazione d’intenti tanto sonora quanto emotiva.

Il pezzo procede compatto e diretto, costruito su distorsioni solide e un tiro costante che non perde mai slancio. Dentro questa spinta rock si muovono melodie e armonizzazioni capaci di aggiungere profondità, portando il brano oltre il semplice impatto energetico. Il risultato è un equilibrio tra tensione elettrica e intensità emotiva che racconta bene la direzione artistica del gruppo.

Rebel” nasce come un piccolo manifesto dedicato a chi rifiuta di lasciare che siano regole o convenzioni a decidere come vivere i propri sentimenti. In un mondo che spesso preferisce ciò che è prevedibile e rassicurante, la band rivendica il diritto di scegliere liberamente a chi offrire cuore e anima. Un gesto semplice, ma potentemente ribelle.

Il progetto Temple Factory prende forma a Brescia nel 2018 dall’idea del batterista Roberto Pedrotti insieme agli amici di sempre Andrea Zuelli, Renato Montini e Stefano Sina. La band muove i primi passi in una sala prove ricavata all’interno di una fabbrica meccanica, luogo simbolico dove nasce il primo album di inediti It’s Time, pubblicato nel 2021 dopo le registrazioni al La Buca Recording Club con la produzione di Simone Piccinelli. Da quel lavoro arrivano anche i singoli “No Other Lies” e “Come On”.

Negli anni la formazione evolve: dopo la prima fase con Diego Pardo alla voce, Andrea Zuelli assume definitivamente il ruolo di frontman mentre Mattia Gobbi entra come chitarrista e seconda voce. Con questa nuova line-up la band rafforza la propria identità e nel 2025 entra in studio per registrare A Matter of Feelings, un disco che mantiene il DNA indie rock del gruppo ma guarda anche a sonorità più contemporanee e atmosfere intime.

“Rebel” è dunque il primo tassello di questo percorso: una traccia che unisce energia e sensibilità, lasciando intuire un lavoro che promette di scavare ancora più a fondo nelle emozioni.

Guarda il video di “Rebel”:




I Temple Factory sono: Andrea Zuelli (voce), Roberto Pedrotti (batteria), Stefano Sina (basso), Renato Montini (chitarra) e Mattia Gobbi (chitarra).

Aendriu torna con “Santi o Bastardi”, un brano che celebra fragilità e autenticità


C’è una linea sottile tra ciò che la società si aspetta da noi e ciò che siamo davvero. Con il nuovo singolo “Santi o Bastardi”, Aendriu sceglie di camminare proprio su quel confine instabile, trasformando fragilità, imperfezione e conflitto interiore in materia viva per una canzone intensa e diretta.

Il brano mette al centro il peso del giudizio in una realtà sempre più competitiva e cinica. È la storia di chi rimane nell’ombra per paura di mostrarsi per ciò che è davvero, temendo uno sguardo collettivo spesso spietato. In questo scenario, vivere dentro schemi imposti rischia di diventare una gabbia: giorno dopo giorno si perdono pezzi di sé, fino a trasformare l’esistenza in qualcosa che schiaccia invece di liberare.

Santi o Bastardi” rifiuta la facile divisione morale tra buoni e cattivi. Il messaggio è chiaro: la realtà è più complessa delle etichette e l’imperfezione non è una colpa. Nel ritornello emerge con forza l’idea che non ci sia nulla di immorale nel non aderire a virtù costruite dall’esterno, né nulla di più naturale che restare fedeli alla propria identità.

Il risultato è un brano che suona come un invito ad accettare le proprie fragilità, riconoscendole come parte fondamentale di ciò che siamo. Perché ogni persona è fatta di contraddizioni, ferite e possibilità, e proprio in quella miscela nasce qualcosa di autentico.


Dietro Aendriu c’è Andrea Botti, musicista con una lunga storia nella scena alternativa italiana. Dagli esordi nell’underground milanese degli anni ’90 alle collaborazioni con i Norelax, fino all’ingresso nei Punkreas nel 2014. Parallelamente ha costruito una carriera importante anche dietro le quinte dell’industria musicale, lavorando come fonico, tour manager e direttore di produzione con artisti come Subsonica, Niccolò Fabi e Baustelle, oltre ad aver fondato Rollover Production, realtà che ha prodotto tour per band come Punkreas e Africa Unite.

Dopo l’album La Rabbia che ho Dentro e i singoli Vuoto e Aria, questo nuovo capitolo conferma la capacità di Aendriu di trasformare introspezione e osservazione sociale in musica urgente, capace di parlare a chi non ha mai trovato posto nelle categorie semplici.

Ascolta “Santi o Bastardi”



mercoledì 11 marzo 2026

NoDRIP: vent’anni di resistenza diventano un manifesto nel nuovo singolo della band


Certe canzoni non nascono davvero in un giorno preciso. Crescono lentamente, sedimentano tra prove infinite, chilometri macinati in furgone e notti che lasciano addosso più domande che risposte. “NoDRIP”, il nuovo singolo dei NoDrip uscito il 10 marzo 2026, sembra proprio una di quelle: un brano che non arriva per caso, ma come la sintesi naturale di un percorso lungo vent’anni.

Il pezzo è una dichiarazione d’identità più che un semplice singolo. Una presa di posizione netta che raccoglie la tensione, l’ostinazione e il senso di appartenenza che hanno accompagnato la band nel tempo. Non c’è nostalgia né autocelebrazione, ma piuttosto il riconoscimento di ciò che è stato necessario attraversare per restare qui, senza scorciatoie e senza compromessi.

Musicalmente, “NoDRIP” ribadisce la cifra stilistica del quartetto: punk rock contaminato da influenze urban, suonato con un’attitudine ruvida e diretta. I testi si muovono tra sarcasmo, rabbia e autoironia, raccontando le contraddizioni della vita contemporanea e la fatica di stare dentro un sistema senza volerci assomigliare troppo.

Il singolo arriva dopo un anno particolarmente attivo per la band, che nel 2025 ha pubblicato l’EP Bonus Tracks, il singolo “Quelli Che Malpensano” e “Zeta Reticoli”, tappe che hanno contribuito a consolidare un percorso coerente e in continua evoluzione.

Più che un punto d’arrivo, “NoDRIP” rappresenta un momento di consapevolezza. Uno sguardo al passato che non cerca di mitizzarlo, ma che riconosce il valore di tutto ciò che è servito per arrivare fin qui.

Il brano anticipa il nuovo EP “BONUS TRACKS II”, previsto per la primavera 2026, che promette di aprire un nuovo capitolo creativo per la band.

Nel frattempo, i NoDrip porteranno questa nuova fase anche dal vivo: il 20 marzo saranno in apertura ai Punkreas al Live Club, all’interno del loro DIY Tour, in uno degli appuntamenti più significativi per la scena punk italiana.







I NoDrip sono una band italiana che mescola punk rock e urban con un’attitudine sincera e senza compromessi. La formazione attuale vede Gianluca Veronal alla voce e chitarra, Angelo Merico alla voce e al basso, Charlie Amendola alla batteria e Niccolò Fabbian alla voce e chitarra.


Rino Castel racconta lo stallo dei vent’anni nel nuovo singolo “Stupido”, anticipo dell’album Fuori dal club


Il pop punk torna a scavare nelle crepe dell’età adulta con Stupido, il nuovo singolo di Rino Castel, disponibile dal 6 marzo 2026. Il brano anticipa Fuori dal club, il terzo album del cantautore anconetano in uscita il 27 marzo per Key Team, e apre una riflessione lucida e amara sulla fine dei vent’anni, tra aspettative infrante e una sensazione di immobilità che si traveste da movimento.

In Stupido la relazione sentimentale non è un rifugio, ma una gabbia emotiva. Il brano racconta una condizione di stallo affettivo in cui si continua ad andare avanti quasi per inerzia, come dentro un loop da cui sembra impossibile uscire. «Il titolo rappresenta la consapevolezza del loop e al contempo l’incapacità di uscirne», spiega l’artista, sottolineando come questa paralisi attraversi sia la sfera personale sia quella sociale.

Musicalmente il pezzo si muove nel solco del pop punk di inizio Duemila, con chitarre dirette e un approccio emotivo che guarda alla tradizione del genere ma mantiene uno sguardo profondamente contemporaneo. Un linguaggio sonoro che diventa il veicolo perfetto per raccontare l’alienazione urbana, la pressione delle aspettative e il mito tossico dei ventisette anni, temi che attraverseranno anche Fuori dal club.

Con questo nuovo lavoro Rino Castel continua a costruire un racconto generazionale fatto di inquietudini, identità in trasformazione e maschere sociali sempre più strette. Il disco promette di esplorare proprio quel momento sospeso in cui si smette di sentirsi ragazzi senza riuscire davvero a diventare adulti.


Nome d’arte di Rino Castellano, classe 1998 e originario di Ancona, Rino Castel muove i primi passi nella band pop rock As Clouds, con cui suona per anni tra Marche e dintorni prima di intraprendere la carriera solista. Dopo le prime pubblicazioni indipendenti e l’ingresso nel collettivo Key Team, nel 2023 pubblica l’album Haus Panorama. Nel 2026 torna con Fuori dal club, anticipato proprio da Stupido.

Nel frattempo il cantautore porterà il nuovo materiale anche dal vivo con alcune date già annunciate:

Prossime date
28 marzo – La Cattedrale, Cusano Milanino
11 aprile – Milano (TBA)

Con Stupido, Rino Castel mette a fuoco quel momento in cui ci si accorge che correre non significa necessariamente andare da qualche parte. E nel pop punk, a volte, la verità suona più forte proprio quando brucia un po’.

martedì 10 marzo 2026

IVENOP: “Non Ho Voglia” è il nuovo EP che racconta la generazione sempre connessa


Lo scorso venerdì 6 marzo 2026, gli IVENOP hanno pubblicato “Non Ho Voglia”, un EP che osserva con ironia e lucidità la vita contemporanea, raccontando il senso di disorientamento di chi cerca di stare al passo con un mondo sempre più veloce, connesso e pieno di stimoli.

Viviamo in un’epoca in cui tutto cambia rapidamente, dove smartphone, notifiche, social network e messaggi continui hanno trasformato il nostro rapporto con il tempo. Essere sempre raggiungibili è diventato la norma, e spesso ci lascia esausti più che connessi.

L’EP nasce proprio da questa sensazione diffusa: quella di essere stimolati costantemente e, allo stesso tempo, sempre più stanchi. Una condizione che molti percepiscono con forza superata la soglia dei trent’anni, quando la pressione sociale sembra suggerire di fare sempre qualcosa, senza concedersi il diritto di fermarsi.

Il brano “Scusa”, scelto come rappresentativo del progetto, affronta con tono diretto il tema della reperibilità continua nella società digitale. Se un tempo uscire di casa significava diventare temporaneamente irraggiungibili, oggi siamo connessi ventiquattro ore su ventiquattro. “Scusa” racconta il peso di questa aspettativa costante e il desiderio semplice ma sempre più raro: essere lasciati in pace almeno ogni tanto.
Con testi sinceri e uno stile diretto, gli IVENOP trasformano queste sensazioni quotidiane in un racconto generazionale che alterna ironia e consapevolezza. “Non Ho Voglia” non è solo un titolo provocatorio, ma un piccolo manifesto: normalizzare il bisogno di fermarsi, senza sensi di colpa, dopo settimane piene di impegni.

Chi sono gli IVENOP


Gli IVENOP rappresentano una nuova voce nel pop punk italiano: energia, melodia e ribellione sonora che affondano le radici negli anni 2000, riletti con uno stile fresco e personale. Dopo alcuni singoli autoprodotti che hanno catturato l’attenzione della scena underground, la band è pronta a portare il proprio sound a un pubblico più ampio. Con riff potenti, ritornelli da cantare sotto il palco e testi sinceri, ogni brano diventa un grido collettivo, un rifugio per chi crede ancora che la musica possa scuotere anime e coscienze.

IVENOP non è solo una band: è un’attitudine. È tutto quello che hai urlato da solo, ma adesso lo urliamo insieme.

lunedì 9 marzo 2026

Picciony pubblica “Il Matto”: il nuovo singolo dell’ex Talco e Maleducazione Alcolica anticipa l’album Eudaimonia


Il progetto solista di Picciony torna a muoversi tra ironia, elettronica e cantautorato con “Il Matto”, nuovo singolo disponibile da venerdì 6 marzo su tutte le piattaforme digitali per Redgoldgreen Label. Un brano che funge da vera e propria anteprima del primo album Eudaimonia, atteso per il 24 aprile.
Dietro Picciony si nasconde Marco Piccioni, musicista, sassofonista e cantante con oltre quindici anni di attività live tra Italia ed estero. Dopo le esperienze con Talco e Maleducazione Alcolica, l’artista ha intrapreso un percorso personale capace di fondere scrittura cantautorale italiana, elettronica e uno sguardo ironico sulla realtà contemporanea.


Il cammino solista, avviato nel 2022 con un primo singolo e un EP, ha iniziato a costruire un terreno fertile in cui convivono rock alternativo, pop elettronico e testi dal taglio esistenziale. Con “Il Matto”, questo linguaggio sembra trovare una forma ancora più definita.

Il brano si muove infatti su un crocevia sonoro curioso e dinamico: indie rock ed elettronica si incontrano, mentre l’approccio analogico degli anni ’90 dialoga con la produzione digitale contemporanea. Le chitarre distorte si intrecciano con elementi dubstep, i beat electro sostengono un testo sarcastico e pungente, fino a sfociare in un ritornello che suona come un piccolo inno pop sacrilego.

Ma “Il Matto” non è soltanto un esercizio di stile. Picciony costruisce un brano dalla personalità marcata, capace di mantenere un equilibrio tra sperimentazione e immediatezza, con una produzione che guarda a un pubblico trasversale senza rinunciare alla propria identità.
Il singolo rappresenta quindi il primo vero biglietto da visita di Eudaimonia, album di debutto che promette di ampliare ulteriormente la direzione artistica del progetto, tra contaminazioni sonore e una scrittura lucida, a tratti tagliente, sulla contemporaneità.

Ascolta il brano:

Guarda il video:





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We Want Punk – 13 marzo all’Arci Cdc di Parma con Sal Rinella e le Pallottole, Weekend Cigarettes e Stray Dogs


Il collettivo We Want Punk torna a far vibrare le assi del palco con una nuova serata all’insegna del punk rock più diretto e senza fronzoli. L’appuntamento è fissato per giovedì 13 marzo dalle 21:00 all’Arci Cdc, con una line-up che mescola radici punk, spirito californiano e attitudine live pronta a scatenare il pogo.
Protagonista della serata sarà Sal Rinella, già chitarrista dei Rubber Room e dei Viboras, che continua il suo percorso solista sotto l’ala di Ammonia Records. Sul palco porterà i brani del suo EP uscito nell’ottobre 2025, “A Nessuno Frega un Ca**o di Sal Rinella e le Pallottole”, un lavoro che affonda senza esitazioni nelle radici più sincere e trasversali del punk rock.
Ad accompagnarlo ci saranno Le Pallottole, formazione compatta composta da Andrea “Pelle” Pellegrino alla batteria, Stefano “Steve” Sottosanti al basso e le Pallottoline, presenza vocale e scenica ormai imprescindibile, capace di dare ulteriore identità e impatto ai live del progetto.
A condividere il palco saranno i Weekend Cigarettes, band di Alessandria che negli ultimi anni ha macinato chilometri e palchi, passando anche da Sanremo Rock e dividendo il palco con i The Rumjacks. Porteranno dal vivo i brani del loro ultimo album “The Chosen One”, pubblicato da Rocketman Records: un concentrato di punk rock anni ’90 fatto di melodie accattivanti e riff travolgenti, nel solco di nomi di culto come No Use For A Name e Bad Religion.
Ad aprire la serata ci penseranno i parmigiani Stray Dogs, formazione hard rock/alternative composta da Davide Freddi alla voce, Leonardo Araldi e Filippo Barreca alle chitarre, Francesco Benaglia al basso ed Emanuele Alfieri alla batteria.

Tre band, una sola missione: tenere alto il volume e ricordare che il punk rock vive soprattutto sotto il palco, tra sudore, cori e scarpe che saltano all’unisono.
Come da tradizione We Want Punk lancia l’invito più semplice e diretto possibile:
ci vediamo nel pogo.

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venerdì 6 marzo 2026

Give Vent – “Secret Letters to You”: il primo capitolo di un disco fatto di parole mai spedite

 
È uscito “Secret Letters to You”, il nuovo EP dei Give Vent, primo tassello di un progetto più ampio costruito come una raccolta di lettere rimaste per anni nel cassetto. Tre brani che aprono una storia destinata a svilupparsi in tre capitoli, ognuno legato a un diverso momento della vita.

L’idea alla base del disco è semplice ma carica di suggestione: parole scritte in momenti diversi e mai spedite, pensieri che rimangono sospesi nel tempo e che prima o poi tornano indietro a chi li ha scritti. In questa immaginaria corrispondenza, le lettere vengono custodite in una casa che resta immobile mentre tutto il resto cambia. Un luogo fermo nel tempo, attraversato da persone, ricordi e versioni diverse di sé.

Questo primo EP raccoglie tre tracce:
Tracklist
The Hidden Box
From the Courtyard
Leaving Room
“Secret Letters to You” rappresenta quindi l’inizio di un percorso narrativo più ampio. Le tre uscite previste formeranno un unico disco, con copertine collegate tra loro che mostrano la stessa casa divisa in tre parti, quasi come se ogni capitolo aprisse una stanza diversa della stessa memoria.

Dal punto di vista sonoro, i Give Vent continuano a muoversi nel territorio in cui folk-punk ed emo di scuola Midwest anni 2000 si incontrano: chitarre intime, melodie malinconiche e testi che funzionano più come dialoghi interiori che come vere e proprie storie. Non c’è la ricerca di una risposta definitiva, ma piuttosto il tentativo di mettere a fuoco emozioni e pensieri mentre accadono.

L’EP è stato registrato interamente nella vecchia sede di Ekidna, mixato da Marco degli Esposti all’Happenstance Studio e masterizzato da Mike Kalajian al Rogue Planet Mastering nel corso del 2025.


Il progetto Give Vent nasce nel 2013 come iniziativa solista di Marcello Donadelli, inizialmente in versione acustica. Con il tempo si è trasformato in una band vera e propria, mantenendo però al centro la scrittura personale e diretta che ha sempre caratterizzato il progetto. Negli anni il gruppo ha condiviso il palco con nomi importanti della scena internazionale come The Front Bottoms, Jeff Rosenstock, Awakebutstillinbed, Your Arms Are My Cocoon e Delta Sleep, oltre ad aver realizzato un mini tour acustico in Giappone con registrazione di un EP live a Tokyo.
Oggi la formazione è composta da:
Marcello Donadelli – chitarra e voce
Dave Moscova – basso
Simone Giari – batteria
Luca Righi – chitarra e voce
Con “Secret Letters to You” i Give Vent _aprono una nuova fase del loro percorso, trasformando la musica in un archivio emotivo dove ogni brano diventa una lsformando , prima o poi, trova il modo di tornare a casa.

giovedì 5 marzo 2026

DYSMORFIC – To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1: quando il grind implode e rinasce rumore


C’è un momento in cui il grindcore smette di correre a testa bassa e decide di guardarsi allo specchio. I DYSMORFIC quel momento lo hanno preso, smontato vite per vite e trasformato in detonazione controllata. To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1, uscito il 28 febbraio 2026 per Love Earth Records, non è un semplice nuovo capitolo: è una mutazione dichiarata.


Nati nel 1998 come trio grindcore, oggi duo composto dai fondatori Buccia alla batteria e Thomas al basso, i Dysmorfic hanno attraversato quasi tre decenni di traiettoria irrequieta. Dal rispetto dei dogmi del genere alla loro demolizione creativa, il passo è stato lungo ma inevitabile. La svolta era già emersa con Movements nel 2022 e si era consolidata con To Defy The Laws Of Grindcore nel 2024, ma qui la frattura diventa architettura.

Il titolo è un manifesto. “To The Usual Atomic Rhetoric” suona come un atto d’accusa contro la ripetizione sterile, contro la retorica dell’estremo fine a sé stesso. L’album spinge l’“avant-grind” verso territori di ambient noise grazie alla collaborazione con +DOG+, artista sperimentale di Boston e mente dietro l’etichetta. Il risultato è un organismo sonoro che alterna implosioni fulminee a dilatazioni atmosferiche, scosse telluriche a corridoi di rumore bianco che sembrano sospesi nel vuoto cosmico.

L’influenza dei Man Is The Bastard è dichiarata ma mai imitativa. Qui l’eredità viene filtrata, frantumata e ricomposta in una lingua personale. Il grind diventa materia plasmabile, quasi jazzistica nell’approccio, progressiva nelle strutture, ma senza perdere l’urgenza primordiale.
Produzione fuori dal recinto estremo
Coerenti con la loro etica indipendente, i Dysmorfic scelgono ancora una volta di affidarsi a professionisti lontani dal circuito della musica estrema. Le registrazioni ai Dude Studios di Correggio sono state curate da Stefano Riccò, ingegnere del suono che ha lavorato con Elisa, Elio e le Storie Tese e Ligabue. Produzione, mix e mastering portano la firma di Cristiano Roversi, collaboratore tra gli altri di Vinicio Capossela, John Wetton e Anthony Phillips.
Una scelta che si traduce in un suono stratificato, chirurgico quando serve e volutamente abrasivo altrove. 

La batteria di Buccia è un motore a combustione nervosa, mentre il basso, sia fretless che fretted, diventa colonna vertebrale melodica e distorsione liquida. Il noise di +DOG+ non è ornamento ma sostanza, una nebbia radioattiva che avvolge e amplifica.

L’artwork firmato Fetusk completa un’esperienza che vuole essere totale. Non solo un disco, ma una dichiarazione di intenti. Dopo tour in Europa, USA, Messico e Canada e presenze a festival come Obscene Extreme e Giants Of Grind, i Dysmorfic dimostrano che l’indipendenza può essere un laboratorio, non un limite.
To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1 è un attacco alle convenzioni e una promessa.

Entro fine 2026 è previsto il Vol.2, segno che questa traiettoria non ha alcuna intenzione di atterrare.
Il grind, nelle loro mani, non è più solo esplosione. È linguaggio in evoluzione, un campo magnetico che attrae jazz, prog, rumore e li costringe a convivere nello stesso spazio instabile. E in quell’instabilità, i Dysmorfic trovano la loro forma più autentica

ASCOLTA L'ALBUM: https://dysmorfic.bandcamp.com/album/to-the-usual-atomic-rhetoric-vol-1

I Mother Giraffe tornano con “House of Bondage”: la sottomissione come rito di trasformazione


5 marzo i Mother Giraffe, band crank-wave da Catania, pubblicano il nuovo singolo “House of Bondage”, un brano che non cerca conforto ma frizione. Niente carezze, solo attrito.

House of Bondage” affronta il tema della sottomissione in senso ampio. Non soltanto quella fisica o sessuale, ma anche quella sociale, religiosa e culturale. È una stanza senza finestre dove il potere cambia forma di continuo: a volte è un dogma, a volte un’abitudine, a volte siamo noi stessi a chiuderci dentro.

Il dolore, nel brano, non è semplice sofferenza. È un dispositivo di trasformazione. La conoscenza passa attraverso il corpo, attraversa la carne, lascia un segno. Non c’è redenzione facile, ma un processo: si cade, si stringono i denti, si muta.

Sul piano sonoro, il pezzo prosegue coerentemente il percorso tracciato nel disco in uscita. Tensione costante, suoni ruvidi, strutture essenziali. L’approccio è diretto e ripetitivo, quasi rituale. Le chitarre lavorano per sottrazione, la sezione ritmica costruisce una pressione continua, come un battito che non concede tregua. È una spirale ipnotica che non esplode mai del tutto, ma continua a stringere.

Il singolo anticipa “Food is a Necessity”, album composto da nove tracce che esplorano ossessione e alienazione nella vita moderna. Un disco crudo, a tratti psichedelico, dove il rumore diventa linguaggio e la ripetizione si fa mantra urbano. Il titolo sembra rassicurante, ma dentro si parla di fame diversa: di riconoscimento, di senso, di identità.


Con “House of Bondage”, i Mother Giraffe confermano una poetica che non fa sconti e un suono che preferisce graffiare piuttosto che sedurre. Un passo ulteriore in un percorso che mette al centro il disagio contemporaneo e lo trasforma in materia viva.

Il brano è disponibile dal 5 marzo su tutte le piattaforme digitali.

Ascolta "House of Bondage" 




mercoledì 4 marzo 2026

IESSE tornano con “The Way You Are”



Dal cuore romagnolo di Cesena, gli IESSE riaccendono i motori e lo fanno senza mezze misure. Il 28 febbraio è uscito “The Way You Are”, primo estratto dal nuovo EP Tell Your Mom We Are Still Alive. Un titolo che suona come un messaggio lasciato sul frigo prima di uscire a suonare: siamo ancora qui, più rumorosi di prima.

Per la band ska-core italiana è il primo materiale inedito dopo Dirty Dreams del 2018. Anni di silenzio discografico che non hanno spento la miccia, anzi. “The Way You Are” riparte da dove li avevamo lasciati: punk rock veloce, sezione fiati che taglia l’aria come una lama lucida, e quella miscela ska-punk che non chiede permesso ma prende spazio.
Il brano fonde la furia melodica del punk anni ’90 con l’energia solare e combattiva delle horn section tipiche dello ska-punk. Il risultato è un pezzo potente e immediatamente riconoscibile, radicato nella tradizione ma con lo sguardo ben piantato nel presente. Ritmi serrati, ritornelli che si stampano in testa e un equilibrio riuscito tra aggressività e sensibilità melodica.


Dal punto di vista lirico, “The Way You Are” è una dichiarazione netta. Parla di identità, accettazione e del coraggio di vivere senza maschere in un mondo che spesso preferisce etichette comode alla complessità delle persone. È la storia di chi smette di nascondersi, affronta discriminazioni e pregiudizi, e rivendica la propria libertà con schiena dritta e voce alta. Il messaggio è limpido: non c’è nulla di sbagliato nell’essere se stessi.

Il singolo anticipa l’EP di cinque tracce Tell Your Mom We Are Still Alive, prodotto al Seahorse Studio di Ravenna con Matteo Rossi dei Sunset Radio e masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà. Un lavoro che segna una naturale evoluzione nel percorso della band, aprendo un nuovo capitolo senza tradire lo spirito originario.
Dopo oltre vent’anni di attività, gli IESSE continuano a portare avanti la loro visione indipendente con coerenza e passione. Ska-core diretto, autentico, ancora capace di parlare al presente e di trasformare rabbia e orgoglio in energia condivisa sotto palco.

Voider è l’album d’esordio dei Newt., in uscita il 27 febbraio per Ostia Records.


Newt. nasce nel 2024 tra Bologna e Gradara da quattro musicisti con esperienze maturate in diverse realtà della scena italiana, tra cui Antares, ED e Marnero. Un incontro geografico e umano che diventa subito laboratorio sonoro, una stanza con gli amplificatori accesi e le finestre chiuse per non disperdere vibrazioni. Nessuna nostalgia da cartolina, nessuna operazione vintage di facciata, ma l’urgenza concreta di rimettere le mani nel fango elettrico di un certo modo di intendere il rock, quello che sporca e illumina allo stesso tempo.

Il progetto sviluppa un suono diretto e analogico, radicato nel rock alternativo e noise degli anni ’90, con riferimenti dichiarati a Pixies, Melvins, Tad, Mudhoney, Nirvana e Motorpsycho. Non si tratta di citazioni ornamentali, ma di coordinate emotive: dinamiche che si contraggono e si dilatano, distorsioni che respirano, silenzi che preparano lo strappo successivo.

Le chitarre alternano fendenti secchi e aperture oblique, costruendo trame che si muovono tra tensione e rilascio. La sezione ritmica non si limita a sostenere, ma spinge in avanti, graffia, strattona, tiene il pezzo per il colletto finché non dice quello che deve dire. La scrittura è essenziale, quasi chirurgica, taglia il superfluo e lascia nervi scoperti, ma sa accendersi all’improvviso in melodie che restano addosso come polvere magnetica, difficili da scrollare via.


I Newt. rielaborano queste influenze in una forma personale e contemporanea, 
evitando l’effetto museo o la semplice riproduzione filologica. Il loro è un linguaggio che parla con accento novantiano ma respira nel presente, dove tensione e immediatezza convivono in equilibrio instabile, sempre a un passo dalla detonazione.






martedì 3 marzo 2026

Talco pubblicano il nuovo singolo e video “Banality DeathMatch”


Ci sono band che suonano, e poi ci sono band che accendono micce. I Talco appartengono alla seconda categoria.
Dopo aver aperto la narrazione con “Dalla Mia Parte Della Strada”, la formazione veneziana torna con un nuovo capitolo: “Banality DeathMatch”, singolo accompagnato da un videoclip ufficiale già online. Un brano che non si limita a colpire, ma punta dritto al bersaglio grosso.
Nel primo episodio avevamo incontrato un protagonista intrappolato in una gara di nuoto, costretto a rincorrere vasche su vasche mentre il sogno del mare aperto si allontanava. Ora l’inquadratura cambia prospettiva: chi organizza quella gara? Chi costruisce la piscina, impone le regole e decide quando applaudire o fischiare?

Con “Banality DeathMatch” la band sale su un ring surreale che richiama ironicamente certi immaginari televisivi anni Novanta, ma qui il combattimento è tra coscienze, tra esposizione e vigliaccheria, tra chi giudica e chi viene giudicato.

Il bersaglio non è soltanto l’odio digitale, facile e rumoroso. Il colpo è più ampio, più scomodo. È rivolto a un’umanità che si sente arbitro universale, pronta a emettere sentenze attraverso slogan accattivanti e retorica da tastiera, senza mai mettere davvero qualcosa in gioco. È il paradosso dell’apparire impegnati restando al sicuro, dell’indignazione senza rischio.

Musicalmente, il brano conserva l’inconfondibile marchio di fabbrica della band: quell’esplosiva miscela di punk rock, folk, ska e suggestioni latin, il loro celebre “punkchanka”, capace di unire energia e profondità.


Con oltre vent’anni di carriera e centinaia di concerti in tutta Europa, i Talco continuano a interrogare il presente con la loro musica. E la storia iniziata con “Dalla Mia Parte Della Strada” è solo all’inizio.

GUARDA IL VIDEO:




giovedì 26 febbraio 2026

Double Swindle: fuori oggi il video di “There Was a Time”, quando la comfort zone diventa una gabbia


C’è stato un tempo in cui tutto sembrava al suo posto. Ordinato. Stabile. Quasi perfetto. Ma a volte la perfezione è solo un salotto con le finestre chiuse.

I Double Swindle, band punk rock dalla provincia di Treviso, pubblicano oggi il video di “There Was a Time”, un brano che scava sotto la superficie di quella stabilità apparente per raccontare il momento esatto in cui la sicurezza si rivela per quello che è: una gabbia+ comoda, imbottita di abitudini e illusioni.

Il pezzo attraversa una fase della vita in cui pensi di avere tutto sotto controllo, di stringere il mondo tra le dita, mentre in realtà stai solo interpretando una versione di te che non respira davvero. È il classico equilibrio che non scricchiola… finché non ti accorgi che non sei tu a tenerlo in piedi, ma lui a tenere fermo te.

Musicalmente, i Double Swindle spingono sull’acceleratore emotivo: chitarre tese, batteria che pulsa come un pensiero fisso e una linea vocale che alterna consapevolezza e frattura. Il suono accompagna il risveglio raccontato nel testo, passando dalla patina nostalgica alla vertigine della confusione. Eccessi, errori, ricordi sfocati: la fase in cui rompi lo specchio e ti trovi davanti pezzi sparsi di identità.
Poi arriva la lucidità. Non è una fanfara trionfale, è un respiro lungo. È quel momento in cui smetti di idealizzare il passato e scegli il presente, con tutte le sue imperfezioni. “There Was a Time” non demonizza ciò che è stato, ma lo rimette al suo posto: non un paradiso perduto, ma una stanza da cui uscire.

Il video amplifica questo percorso interiore, trasformando il brano in un piccolo film di transizione, tra memoria e consapevolezza. Un nuovo capitolo per la band trevigiana, che continua a raccontare crepe emotive con l’energia diretta e senza filtri del punk rock.
Per chi è
 cresciuto credendo di avere tutto sotto controllo e poi ha dovuto imparare a ricominciare da sé.





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