venerdì 27 marzo 2026

RETRY: “Mirella” è il punto in cui le parole si fermano e resta tutto il resto



Ci sono canzoni che parlano. E poi ci sono canzoni che si siedono accanto al silenzio e lo lasciano fare. “Mirella”, il nuovo singolo dei RETRY in uscita il 27 marzo 2026 per Lunaz Records, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Dopo aver acceso la miccia con “Senza Fretta”, il power trio vicentino torna con un brano che scava nelle crepe delle relazioni, quelle dove le parole non arrivano mai in tempo o si perdono strada facendo.

Mirella” non racconta solo una storia: racconta quel momento preciso in cui smetti di cercare le frasi giuste e ti ritrovi a fare i conti con ciò che resta.

Il pezzo si muove su un equilibrio sottile tra memoria e rimozione. Due voci si osservano da lontano, come se fossero ferme su rive opposte: da una parte il bisogno di restare aggrappati a qualcosa di familiare, dall’altra l’impulso a lasciarsi andare, anche a costo di affondare. Nessun melodramma, nessuna esplosione plateale. Solo una lucidità quasi spietata, che rende tutto più vero.

Mirella” diventa così anche un simbolo. Un nome che si inserisce in quella lunga tradizione musicale di figure femminili che incarnano relazioni irrisolte, ricordi che non smettono di bussare, presenze che restano+ anche quando non ci sono più. Non è solo un personaggio: è un’eco.


Dal punto di vista sonoro, i RETRY restano fedeli alla loro cifra: un post punk in italiano asciutto e diretto, costruito su chitarre taglienti, un basso pulsante e una batteria precisa come un battito nervoso. L’arrangiamento non invade mai lo spazio emotivo del brano, ma lo accompagna con intelligenza, lasciando respirare pause e immagini.

Ed è proprio lì che “Mirella” colpisce più forte: nella sottrazione. Dove molti riempiono, i RETRY tolgono. Dove ci si aspetterebbe uno scontro, arriva una resa consapevole. Non una fine, ma una presa d’atto.

Nati a Vicenza e formati da Mauro (voce e chitarra), Teo (basso e cori) e Greg (batteria), con membri provenienti da realtà come i Derozer e i Melt, i RETRY portano avanti un progetto che tiene insieme urgenza punk e uno sguardo più adulto, capace di stare dentro le sfumature.

Il loro nome è già una d?ichiarazione d’intenti: riprovarci. Non per nostalgia, ma perché certe cose chiedono ancora di essere dette, anche quando è difficile trovare le parole giuste.

Con “Mirella”, i RETRY aggiungono un nuovo capitolo a questo percorso: una canzone che non cerca di risolvere, ma di restare. E in quel restare, dice molto più di quanto sembri.

Devasta: fuori il nuovo singolo “Non sento niente”


A volte il silenzio più assordante non è quello che ti circonda, ma quello che ti cresce dentro. I Devasta lo trasformano in benzina con il loro nuovo singolo “Non sento niente”, fuori il 27 marzo 2026 insieme al videoclip ufficiale.

Secondo estratto dal prossimo album in uscita a ottobre per Poison Hearts, il brano è una corsa a perdifiato dentro quel vuoto emotivo che spesso si nasconde dietro la frenesia quotidiana. 

Ma attenzione: non è nichilismo da cameretta chiusa a chiave. Qui si canta insieme, si suda insieme, si trasforma l’apatia in un coro da urlare sotto palco.
Una catarsi collettiva, sporca e bellissima.

I Devasta, nati nel 2023, hanno sempre avuto le idee chiare: velocità, impatto e melodie che ti si attaccano addosso come toppe cucite male su un giubbotto. Il loro suono si muove tra punk rock, street punk e derive hardcore, ma senza mai perdere quella vena “sing-along” che rende ogni pezzo una miccia pronta a esplodere live.

Dopo l’EP d’esordio “Resisti”, che li ha catapultati subito sui palchi più caldi della scena, e il primo album “Esco a fare errori” del 2024, la band continua a costruire il proprio percorso con coerenza e una buona dose di autoironia. Non si prendono troppo sul serio, ma fanno le cose seriamente. E si sente.

Il nuovo disco, anticipato anche dal singolo “Campari”, è stato registrato tra il Kutso Noise Home con Matteo Gabbianelli e il VDSS Studio con Filippo Passamonti, promettendo di alzare ulteriormente l’asticella. 

Se “Non sento niente” è l’indizio, possiamo aspettarci un album che non farà sconti: diretto, emotivo e pronto a lasciare il segno.

Nel frattempo, alza il volume. Anche quando sembra che non si senta più niente. In fondo, è proprio lì che il punk trova la sua voce migliore.

giovedì 26 marzo 2026

Dove nasce il punk quando non c’è niente intorno? Gli SCRUMBLERS rispondono così


Come ci si arriva davvero al punk quando cresci in un villaggio, lontano da tutto? Niente locali leggendari, niente scene affollate, niente Londra dietro l’angolo. Solo tempo, amicizie e quella fame sonora che non ti molla mai. È proprio da questo terreno apparentemente sterile che germoglia “THE CLASH wären stolz”, il nuovo brano degli SCRUMBLERS, quartetto punk rock di Augusta, Germania.
Il pezzo è una macchina del tempo che riporta dritti agli anni dell’adolescenza, quando internet era poco più di un miraggio e la scoperta musicale passava attraverso cassette consumate, CD graffiati e vinili passati di mano in mano come reliquie. Le canzoni si trovavano nei libretti, nelle compilation fatte in casa, nei nastri registrati con cura maniacale. Era un rito, non uno scroll.


Gli SCRUMBLERS raccontano quel mondo con un’energia ruvida e sincera, senza nostalgia patinata ma con la consapevolezza che proprio lì, tra quattro mura e un centro giovanile come il Don, si costruiva qualcosa di reale. Nessun punto di riferimento esterno, solo il bisogno di esprimersi e una manciata di amici pronti a fare rumore insieme. Tutti diversi, tutti uguali: il paradosso perfetto del punk.
“THE CLASH wären stolz” non è solo un titolo evocativo, ma una dichiarazione d’intenti: prendere quello spirito e riportarlo qui, oggi, senza filtri. Il risultato è un brano diretto, immediato, che vive di contrasti emotivi e identità in formazione. Perché crescere significa anche questo: essere contro tutto… e allo stesso tempo innamorarsi perdutamente.


Spotify: 





×hellsanti× – “Disagio Sociale”: cinque pugni pop punk contro il rumore del mondo


C’è un momento preciso, sotto palco, in cui tutto smette di essere complicato: le luci sparano, le chitarre partono e il cervello si arrende al pogo. “Disagio Sociale”, primo EP di ×hellsanti×, sembra nato esattamente per quel momento lì.

Fuori dal 20 marzo 2026 e completamente autoprodotto, il debutto dell’artista classe ’91 è un concentrato di pop punk diretto, nervoso e senza trucco. Cinque tracce veloci come un treno in ritardo, ma con dentro più sostanza di quanto la velocità lasci intendere. Qui non si tratta solo di saltare e urlare, ma di mettere in fila piccole crepe quotidiane e trasformarle in cori da cantare a squarciagola.

Registrato all’Hypeless Studio di Sansepolcro e prodotto da Andrea Barone, l’EP mantiene intatta quell’estetica DIY che profuma di sincerità: suona sporco il giusto, vivo al punto giusto. Nessuna plastica, solo nervi scoperti.

Dentro le tracce:

Milano Chiama” apre come una telefonata che non sai se vuoi davvero ricevere. È il classico miraggio urbano: promette tutto, ma intanto ti consuma. Sogni e insonnia nella stessa stanza, con le valigie sempre mezze piene.

Alla Fine” rallenta leggermente il battito per guardarsi dentro. Routine, pensieri che si incastrano, amori impossibili che diventano rifugio mentale. Una specie di loop emotivo che conosci fin troppo bene.

30 Denari” cambia tono e tira fuori i denti: amicizie a scadenza, rapporti che si sgretolano senza fare rumore. È una canzone che non urla vendetta, ma lascia un retrogusto amaro difficile da mandare giù.

Mai Come Voi” è il momento più politico e incendiario del lotto. Rabbia generazionale pura, ispirata alle proteste per la pace in Palestina, che si trasforma in un attacco frontale a un sistema che appiattisce tutto. Qui il pogo diventa quasi un gesto di resistenza.

La title track “Disagio Sociale” chiude il cerchio come un manifesto scritto con il pennarello sul muro. È dedicata a chi resta ai margini, a chi non rientra nei canoni, a chi si sente fuori posto ma continua comunque a spingere. Ed è proprio lì che l’EP colpisce più forte: nella capacità di trasformare l’esclusione in identità.


×hellsanti× non reinventa il pop punk, ma lo usa come un megafono personale, senza filtri. E in un panorama spesso troppo levigato, questa ruvidità è una boccata d’aria.

Disagio Sociale” è breve, diretto e necessario. Non ti cambia la vita, ma per venti minuti ti fa sentire meno solo nel caos. E a volte basta esattamente questo.

mercoledì 25 marzo 2026

TORPEDO MAYER: birra a colazione e spirito punk nel nuovo singolo


C’è qualcosa di profondamente romantico nel bere una birra al mattino, soprattutto se sei dentro una storia che profuma di porto, incontri casuali e punk rock vissuto fino all’ultimo sorso. I TORPEDO MAYER lo sanno bene, e con il nuovo singolo “Breakfast beer, good idea” trasformano un aneddoto reale in un piccolo inno da pub.

Il brano, disponibile dal 13 marzo 2026 su piattaforme come Bandcamp e Spotify, oltre che accompagnato da un video su YouTube, rappresenta il secondo e ultimo assaggio prima dell’uscita del loro attesissimo debut album “Die Schönheit des Scheiterns”, prevista per il 18 aprile via Pauli Punker Records.

Dietro il titolo che strappa un sorriso si nasconde una storia vera: l’incontro casuale con la leggenda del punk londinese Johnny Moped in un pub del porto di Cuxhaven. Un episodio che diventa scintilla creativa e si traduce in un brano che mescola pub rock e vibrazioni ’77 con naturalezza, costruendo un ritornello che sembra nato per essere urlato in coro con il bicchiere alzato. E come in ogni racconto punk che si rispetti, c’è anche il sigillo dell’originale: lo stesso Johnny Moped rende omaggio al pezzo, dandogli quell’aura da potenziale classico underground.


Nati nel 2023, i TORPEDO MAYER si sono rapidamente fatti notare nella scena punk rock di lingua tedesca. Dopo tre singoli pubblicati online e uno split 7” con gli argentini Zona 84, il quartetto arriva al primo album con una proposta solida e diretta. “Die Schönheit des Scheiterns” raccoglie dodici tracce che si muovono tra punk ’77, garage e power pop, con un approccio che guarda ai grandi nomi del genere senza mai risultare derivativo.

Le coordinate sonore sono chiare: chitarre taglienti, ritmo serrato e una scrittura che richiama lo spirito di Buzzcocks, Undertones e Ramones. Nessun trucco, nessuna sovrastruttura. Solo canzoni che vanno dritte al punto, come pugni sul bancone di un bar alle tre del pomeriggio.
Ad aprile 2026 la band porterà il nuovo materiale sui palchi di club e festival selezionati, pronta a trasformare ogni live in una festa rumorosa e senza freni.

Nel frattempo, “Breakfast beer, good idea” è già lì che aspetta: fresca, spontanea e perfetta per ricordarti che a volte le idee migliori nascono proprio quando meno te lo aspetti. Magari davanti a una birra, anche troppo presto.







“Gocce nel mare di caos”: il nuovo disco dei Trauma


I Trauma, hardcore punk da Pavia attivi dal 2022 e cresciuti nel solco della scena italiana anni ’90 alla Skruigners e Sottopressione, pubblicano il loro secondo full length “Gocce nel mare di caos” per Total 13 Records e Wrong Disk Records.

Otto tracce in italiano nate dall’attrito con la realtà quotidiana: disagio, nostalgia e tensione si intrecciano in un lavoro che resta fedele all’hardcore, ma ne allarga i confini. 

Rispetto all’esordio “Tenere lontano dalla portata dei bambini” (2023), la band spinge di più sull’acceleratore, inserendo break, variazioni e momenti che sfiorano il grind, con blast beat che rendono il suono più dinamico e meno prevedibile.

Gocce nel mare di caos” scorre compatto ma irrequieto, alternando urgenza e aperture più ragionate. 

Dalla title track iniziale fino a “Tutto avanza”, i Trauma costruiscono un percorso teso e diretto, senza deviazioni inutili.
Niente spiegazioni superflue: è un disco che parla da solo. Se l’hardcore per te è ancora un linguaggio vivo, qui trovi qualcosa che pulsa.

Tracklist:
Gocce nel mare di caos
Tormento
Dentro il mio rumore
Povero illuso
Via
19 Marzo
Basta
Tutto avanza


martedì 24 marzo 2026

Jim Mannez pubblica il nuovo album "Folk Caverna"


A tre anni dal debutto solista, Jim Mannez torna con Folk Caverna, un disco che sembra più un rifugio scavato a mani nude che una semplice raccolta di canzoni. Pubblicato da Gasterecords, il lavoro si muove lungo coordinate folk statunitensi, ma filtrate da uno sguardo cresciuto tra l’urgenza del punk e la profondità del cantautorato italiano.

Dieci brani che non cercano pose eroiche, ma si siedono sul bordo delle cose reali: la casa da sistemare, il lavoro che pesa, le relazioni che cambiano forma, e quella malinconia sottile per un passato che forse non esiste più, o che abbiamo solo imparato a raccontarci meglio. Jim Mannez scrive come chi ha attraversato abbastanza vita da sapere che le crepe sono parte della struttura, non un difetto.

Dal punto di vista sonoro, Folk Caverna resta essenziale ma mai povero. Il merito è anche della collaborazione con Marco Parimbelli (già Verbal e Open Orchestra) e Roberto Frassini Moneta, che arricchiscono il tessuto musicale con sensibilità e misura, senza mai snaturare l’anima del progetto. Il risultato è un equilibrio delicato: arrangiamenti che respirano, lasciando spazio alle parole e alle atmosfere.
Fondamentale anche il lavoro in studio: Andrea Piccoli in fase di registrazione e Gregorio Manenti a mix e master contribuiscono a costruire un suono diretto, sincero, quasi tattile. Non c’è patina, non c’è distanza: tutto è vicino, come se fosse registrato nella stanza accanto.

Folk Caverna è un disco che non urla, ma resta. Si infila sotto pelle con discrezione, come certe verità che arrivano tardi ma non se ne vanno più.


Nothing Off Mirror: il fuoco prende forma nel nuovo singolo “The Fire I’ve Become”




C’è un momento preciso in cui la pressione interna smette di comprimere e inizia a bruciare. È lì che si accende “The Fire I’ve Become”, il nuovo singolo dei Nothing Off Mirror, fuori dal 20 marzo su tutte le piattaforme digitali insieme al videoclip ufficiale.

Dopo aver rotto il ghiaccio con Digital Chains, la band ferrarese torna con un brano che alza immediatamente la temperatura emotiva. “The Fire I’ve Become” è il secondo tassello di Blackout Therapy, EP di debutto in arrivo il 15 maggio, e rappresenta una vera dichiarazione d’intenti: niente compromessi, solo tensione, catarsi e identità.

A rendere il tutto ancora più incendiario ci pensa la partecipazione di Paul dei Pride Of Haka, che presta la sua voce a una traccia già carica di peso specifico. Il risultato è un impatto sonoro che oscilla tra metalcore e post-hardcore di scuola primi anni 2000, riletto con una sensibilità moderna e quasi cinematografica.

Nati a Ferrara nel dicembre 2024, i Nothing Off Mirror mettono insieme esperienze e visioni diverse, ma con un obiettivo comune: riportare al centro l’urgenza emotiva del genere. E qui si sente tutta. Tra breakdown chirurgici, riff affilati e aperture melodiche che sembrano fenditure nella nebbia, il brano racconta un conflitto interiore che si trasforma in carburante.

Il testo è una chiamata alla resistenza, un dialogo serrato con le proprie paure. Non c’è fuga, solo trasformazione: dalle macerie prende vita una nuova versione di sé, più consapevole, più feroce. Il “fuoco” del titolo non distrugge, forgia.

La produzione spinge forte sull’identità della band: ritmiche martellanti, scream abrasivi alternati a linee vocali più ariose, il tutto arricchito da elementi elettronici e orchestrali che amplificano la portata emotiva del pezzo. Un equilibrio che non cerca la perfezione, ma l’impatto.

“The Fire I’ve Become” è quindi un altro passo deciso verso Blackout Therapy, progetto completamente autoprodotto che si svilupperà attraverso una serie di singoli accompagnati da videoclip, segno di una band che pensa alla musica anche come esperienza visiva e narrativa.

I Nothing Off Mirror stanno costruendo qualcosa di solido, con lo sguardo rivolto alle radici ma i piedi ben piantati nel presente. E questo fuoco, a giudicare da come arde, è solo all’inizio.





https://www.youtube.com/watch?v=aGl4IyUamkc

https://hypeddit.com/nothingoffmirro

lunedì 23 marzo 2026

Solo 1981 accende la notte con “Saturday Night (Tonight) / Crazy Man”


C’è un momento preciso, tra la fine di una settimana storta e l’inizio di una notte che promette redenzione, in cui serve solo una cosa: volume. Ed è esattamente lì che si piazza il nuovo singolo di Solo 1981, “Saturday Night (Tonight) / Crazy Man”, disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Estratto da V_WEIRD, album uscito il 20 febbraio 2026 per Karma Field Records, il doppio brano rappresenta il lato più istintivo e carnale del progetto. Niente filtri, niente compromessi: solo chitarre affilate, nervi scoperti e un’energia che scalpita per uscire dagli argini.

Saturday Night (Tonight)” è una valvola di sfogo in forma di canzone. Racconta quel bisogno quasi fisico di lasciarsi andare, di scrollarsi di dosso stress e pensieri accumulati e tornare a respirare davvero. È il suono di una fuga notturna, di luci intermittenti e libertà temporanea ma necessaria.

Sul lato opposto, “Crazy Man” cambia prospettiva ma non intensità: un invito diretto a non perdersi nel rumore inutile del rancore. Qui la solitudine non è un nemico, ma uno spazio fertile dove ritrovare equilibrio, magari abbracciando anche una certa dose di sana follia.

Ad accompagnare l’uscita c’è anche il videoclip ufficiale di “Saturday Night (Tonight)”, firmato da Stefano Giambastiani, che traduce in immagini l’urgenza e la tensione emotiva del brano, amplificandone l’impatto.




Dopo l’uscita di V_WEIRD, Solo 1981 continua a spingere sull’acceleratore anche fuori dai confini italiani. La promozione internazionale dell’album è stata curata da Wanikiya Records & Promotion, mentre il nuovo singolo approda anche sul mercato britannico grazie a Kick Down The Doors PR, agenzia che nel tempo ha lavorato con nomi fondamentali della scena punk e alternative come Buzzcocks e The Damned.
Dietro il progetto c’è Stefano Giambastiani, mente e motore creativo di Solo 1981, qui affiancato da Gianfranco Scarlino al basso e ai cori finali. Il disco è stato registrato da Matteo Teani presso il Tana del Lupo di Lucca, mentre mix e mastering portano la firma di Rosario Magazzino al Temple of Noise Studio.

“Saturday Night (Tonight) / Crazy Man” è un piccolo cortocircuito emotivo: due tracce che si muovono tra urgenza e consapevolezza, tra caos e ricerca di equilibrio. Rock contemporaneo che non chiede permesso.
Alzate il volume, il resto può aspettare.


Ascolta il singolo su Spotify

venerdì 20 marzo 2026

Rivelardes – Dolly Riff: punk rock a corto raggio, ma ad alto impatto




C’è un modo di fare punk rock che non ha bisogno di presentazioni lunghe, concetti arzigogolati o produzioni patinate. I Rivelardes lo praticano da anni, e con Dolly Rif tornano a spingere sull’acceleratore senza guardare lo specchietto.

L’EP è una corsa breve ma nervosa, di quelle che partono già in seconda e non scalano mai. Brani rapidi, strutture essenziali, ritornelli che entrano subito in circolo: il DNA è quello del punk rock più classico, con quell’energia che guarda agli anni ’90 ma senza sembrare una copia sbiadita. 

Le chitarre tagliano dritte, la sezione ritmica tiene tutto incollato con precisione quasi militare, mentre la voce resta ruvida, sporca il giusto, perfetta per un suono che non cerca mai di addolcirsi. Non c’è spazio per riempitivi: ogni pezzo fa il suo lavoro e lo fa in fretta.

Dentro Dolly Rif si respira quella sensazione familiare di garage sudato e amplificatori al limite, ma con una consapevolezza che arriva da anni di strada. I Rivelardes non stanno reinventando nulla, ed è proprio questo il punto: suonano quello che vogliono, come vogliono, senza compromessi.
Il risultato è un EP compatto, diretto, che funziona meglio quando lo lasci scorrere tutto d’un fiato, come una sigaretta accesa fuori dal locale dopo il concerto. Breve, intenso, necessario.

“SILENZIO”: il nuovo singolo dei BlackStars



C’è un momento preciso, quasi invisibile, in cui ti accorgi che tutto sta cambiando mentre tu stai ancora cercando le parole giuste per dirlo. I BlackStars lo hanno trasformato in suono, e quel suono si chiama “SILENZIO”, il nuovo singolo in uscita il 20 marzo per NEEDA Records, distribuito da Virgin Music Italia.

Il brano si muove su coordinate pop-punk ben definite, ma evita la comfort zone: chitarre affilate che si incastrano con precisione, batterie dritte come un treno in corsa e linee vocali che ti si appiccicano addosso già dal primo ascolto. Poi arrivano i cori, le gang vocals, e quel se-6jnso di collettività che sembra voler gridare più forte del tempo stesso. In mezzo, come glitch emotivi, spuntano inserti elettronici che aggiungono una patina contemporanea, quasi iperattiva, senza snaturare l’anima del pezzo.

Ma è nel contrasto che “SILENZIO” trova il suo vero peso specifico. Perché mentre la musica spinge in avanti, il testo tira il freno a mano dell’esistenza: racconta il disorientamento di quando tutto cambia forma senza chiedere permesso. La band lo descrive così:

“Con SILENZIO volevamo raccontare quella sensazione di disorientamento che si prova quando ci si rende conto che tutto cambia, anche le cose che pensavamo sarebbero rimaste sempre uguali. A volte senti il bisogno di fermarti per capire cosa sta succedendo intorno a te, ma il tempo continua ad andare avanti senza aspettarti.”
È una crepa emotiva che si allarga tra ciò che vorremmo trattenere e ciò che inevitabilmente scivola via. Ambienti, persone, certezze: niente resta fermo. E forse è proprio questo il punto più scomodo, ma anche più reale, che i BlackStars mettono sul tavolo senza filtri.
Giovane band di Bologna, i BlackStars stanno costruendo il loro percorso passo dopo passo, soprattutto dal vivo. Negli ultimi anni hanno calcato palchi come il FestivalPark e il Pontelungo Summer Festival, oltre a una lunga serie di club nel nord Italia. Hanno condiviso serate con nomi della scena alternative come SickTeens, Namida, WEL, JackOut e Klaus Noir, e nel 2025 sono stati ospiti della rassegna Morning Leaks a Casa Bontempi durante i giorni di Sanremo.
Con “SILENZIO”, la band alza ulteriormente l’asticella: un brano diretto, emotivo e generazionale, che non cerca risposte facili ma fotografa quel momento sospeso in cui tutto cambia, anche se non sei ancora pronto.
E mentre il mondo accelera, loro trovano il modo di farti fermare. Anche solo per tre minuti. 


giovedì 19 marzo 2026

"Arteries” è il primo LP degli Sludder: release show il 21 marzo


Certe volte i dischi non si ascoltano soltanto: scorrono. Come sangue caldo sotto pelle, come pensieri che non vogliono stare fermi. È esattamente quello che succede con Arteries, il primo LP degli Sludder, fuori da venerdì 13 marzo 2026.

Dopo quasi tre anni di gestazione, tra un EP (Sooner or Later) e un singolo stand-alone, la band di Brescia decide di togliersi la maschera dell’ironia e andare dritta al nervo scoperto. 

Arteries è un disco che non si nasconde: ogni traccia è un frammento emotivo, una crepa, una confessione condivisa. La scrittura collettiva diventa il vero motore del lavoro, trasformando l’album in una sorta di autoritratto corale, dove ogni membro lascia un’impronta riconoscibile.

Il titolo non è solo suggestione anatomica. Le “arterie” degli Sludder sono connessioni vive: tra persone, tra esperienze, tra quello che siamo e quello che ci succede intorno. Il risultato è un flusso continuo di emozioni che tiene insieme tensione e vulnerabilità, senza mai perdere slancio.

Sul piano sonoro, Arteries si muove in un territorio punk rock ampio e cangiante. Si passa dalle vibrazioni pop punk di Paranoid Clown a momenti più introspettivi come Selmont Sky e Squeaky Shoes, mentre tracce come Harvey’s Words e Valley profumano di skate punk californiano. Non mancano poi gli spigoli: The New Truth e Untold tirano fuori il lato più ruvido e diretto della band. È un viaggio che alterna melodia e graffi, senza mai perdere coerenza.

Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato da Carlo Maria Altobelli al Toxic Basement Studio di Carate Brianza, e uscirà per Tropical London Records anche in vinile, formato perfetto per un lavoro così fisico e pulsante.


Per chi vuole vedere queste “arterie” vibrare dal vivo, l’appuntamento è fissato per il 21 marzo 2026 al Carmen Town di Brescia, insieme a The Enthused e Still No One.


Gli Sludder arrivano al debutto sulla lunga distanza con un disco che non cerca scorciatoie: Arteries è un flusso diretto, sincero, a tratti nervoso, ma sempre vivo. E quando parte, difficilmente smette di scorrere.





mercoledì 18 marzo 2026

Campa lancia “L’ultima volta”, terzo singolo dal primo album

 
Certe canzoni non bussano, sfondano la porta. L’ultima volta di Campa è una di quelle: un singolo che graffia, pulsa e torna a mordere proprio dove fa più male. È il primo capitolo del 2026 per l’artista veneto, ma soprattutto è il terzo tassello di un percorso che porterà al suo debut album nei prossimi mesi.

Dopo Storie da raccontare e Come nei film, Campa alza ulteriormente la posta con un brano che mette sotto la lente quella bugia che tutti, prima o poi, ci raccontiamo: “questa è l’ultima volta”. Che sia un vizio, una relazione tossica o un pensiero ricorrente, il risultato non cambia. Domani si ricomincia da capo.

Il pezzo si muove su coordinate pop punk solide e senza fronzoli: chitarre tirate, ritmo serrato e un ritornello che si stampa in testa come un mantra sbagliato. Ma sotto la superficie catchy c’è un nervo scoperto. I versi sono crudi, diretti, quasi confessionali, e raccontano una quotidianità che stringe come una stanza senza finestre, fatta di monotonia e ansia che si accumulano giorno dopo giorno.

Campa riesce a trasformare questa spirale in musica senza edulcorarla, lasciando emergere tutto il peso dei “rimedi temporanei” e delle fughe in avanti, quei castelli di carta che crollano puntualmente alla prima folata di realtà. Il risultato è un brano che corre veloce ma lascia addosso una scia lunga, come certi pensieri che non si spengono nemmeno quando la canzone finisce...


Dietro al progetto c’è Luca Campagnaro, classe 1996, cresciuto tra le band punk della provincia veneziana prima di intraprendere la strada solista nel 2021. Un percorso costruito passo dopo passo, tra autoproduzione e chilometri macinati, che lo ha portato a farsi notare nella scena pop punk italiana.

Dai primi singoli pubblicati insieme al batterista Charlie Amendola fino alla collaborazione con Ince dei WEL nel 2024, il progetto ha preso forma e identità, arrivando a condividere il palco con realtà come i Sick Tamburo e a pubblicare nel 2025 l’EP Loop.

L’ultima volta non è solo un nuovo singolo: è una crepa che si allarga, un cerchio che si chiude e si riapre nello stesso istante. E se questo è l’antipasto del disco d’esordio, c’è da aspettarsi un album che non farà sconti a nessuno, nemmeno a chi lo ascolta.


Mother guardano alle stelle: fuori il nuovo singolo “Star Rover”


C’è chi guarda il cielo per sognare e chi lo fa per sopravvivere. I Mother scelgono entrambe le strade e pubblicano “Star Rover”, nuovo singolo che anticipa il debut album The Stars Within, trasformando l’alienazione quotidiana in un piccolo atto di resistenza emotiva.

Il titolo, preso in prestito dal romanzo di The Star Rover di Jack London, diventa il punto di partenza per un viaggio dentro le crepe della vita lavorativa contemporanea. In “Star Rover” il lavoro si trasforma in una gabbia simbolica: il tempo si vende a ore, i sogni si accorciano fino a diventare respiri trattenuti. Ma non è solo una discesa. Nel finale, tra le macerie della routine, si accende una luce: le stelle non sono più fuga, ma direzione.

Dal punto di vista sonoro, il brano si muove come un organismo vivo. Le strofe respirano, controllate e sospese, mentre i ritornelli esplodono in un fuzz caldo e denso che strizza l’occhio all’alternative rock anni ’90. Poi arriva il cambio di pelle: un bridge che affonda le radici nel post-hardcore anni ’80, nervoso e pulsante. La voce segue ogni scossa, passando da sussurro introspettivo a grido teso, cucendo insieme le emozioni senza mai lasciarle cadere.
E quando pensi di aver capito la traiettoria, la coda ribalta tutto: progressioni più luminose e armonizzazioni vocali dal gusto britpop, con un’eco lontana dei The Beatles, aggiungono una nuova dimensione al racconto. È come uscire da un tunnel e ritrovarsi sotto un cielo inatteso.

Il singolo è stato registrato, co-prodotto, mixato e masterizzato da Matteo “Ciube” Tabacco al Raptor Studio, mentre il video – che accompagna l’uscita – è firmato da Saverio Cazzin. Un lavoro corale che riflette l’identità di una band in continua evoluzione.


Bio
Nati nel 2017 in provincia di Venezia, i Mother mescolano tensione emotiva e urgenza sonora, muovendosi tra suggestioni alternative e radici hardcore. Dopo l’EP Love Vision e diversi live condivisi con realtà della scena internazionale, il gruppo arriva oggi a un punto cruciale del proprio percorso.
Star Rover” non è solo un singolo: è una crepa nel cemento della routine, da cui filtra qualcosa di ostinatamente luminoso. Una canzone che non promette salvezza facile, ma indica una direzione. E a volte basta quello per rimettersi in moto. 




martedì 17 marzo 2026

Already Buried: hardcore metal senza compromessi nel debut EP Bad Things Happen and People Get Hurt di prossima uscita


Dalla scena underground milanese arriva un nuovo nome pronto a farsi sentire con parecchia forza. Gli Already Buried annunciano infatti l’uscita del loro EP di debutto , una scarica di hardcore metal che promette di lasciare il segno tra riff taglienti e breakdown devastanti.

Il lavoro conterrà sei tracce completamente inedite e si presenta come un concentrato di aggressività sonora: chitarre che graffiano, ritmiche serrate e quell’attitudine ruvida che appartiene alla tradizione più dura dell’hardcore contaminato dal metal. Un esordio diretto, senza fronzoli, pensato per chi ama sonorità pesanti e impatto immediato.

Gli Already Buried, formati a Milano nel 2024, nascono dall’esperienza di musicisti già attivi nella scena hardcore e metal italiana degli anni 2000. Tra i membri figurano infatti anche componenti dei ben noti Abel Is Dying, elemento che lascia intuire la direzione sonora della band e il bagaglio di esperienza alle spalle del progetto.

Per i fan del formato fisico c’è anche una chicca: l’EP verrà pubblicato in vinile 12" in edizione limitata, stampato su un solo lato e realizzato in verde fluo trasparente, un oggetto che punta chiaramente anche ai collezionisti oltre che agli appassionati della scena.

Il preorder di Bad Things Happen and People Get Hurt è già disponibile online tramite lo store Rebuilding.

Un debutto che potrebbe rapidamente attirare l’attenzione degli amanti dell’hardcore più metallico. Se il biglietto da visita è questo, gli Already Buried sembrano pronti a farsi largo con la delicatezza di un martello pneumatico.

Preorder:

lunedì 16 marzo 2026

Polluzioni Spontanee: “20” è il nuovo singolo che apre la strada al prossimo album


Dopo tre anni dall’uscita dell’ultimo LP, i Polluzioni Spontanee tornano con “20”, il primo singolo che anticipa il nuovo album della band, attualmente ancora in fase di lavorazione e previsto per il prossimo anno.

Dal punto di vista della scrittura, “20” segna una leggera svolta rispetto al passato. Se nei lavori precedenti il gruppo aveva spesso giocato con l’ironia nei testi, questa volta il tono si fa più diretto e introspettivo. Il brano racconta quel momento della vita in cui le certezze iniziano a sgretolarsi e il futuro smette improvvisamente di sembrare una strada chiara. 
È lì che arrivano le notti insonni, fatte di ansie, paranoie e sensi di colpa, un vortice mentale che finisce per togliere energia e motivazione, rendendo difficile trovare la forza per cambiare le cose.

Sul piano musicale, la band resta fedele alla velocità e al tiro che da sempre caratterizzano il proprio sound. In “20” però si aggiunge una sfumatura più hardcore, scelta che amplifica l’impatto del pezzo e trasforma la canzone in una sorta di pugno dritto in faccia, perfettamente allineato con il peso emotivo del testo.

Questo lungo periodo lontano dalle nuove uscite è stato tutt’altro che fermo. I Polluzioni Spontanee hanno infatti dedicato molto tempo alla struttura dei brani, lavorando con attenzione su ogni dettaglio.

La band è convinta che quello in arrivo sarà il lavoro più maturo della propria carriera.

Nei prossimi mesi è già previsto un altro singolo, che promette di riportare anche quell’energia più irriverente e spensierata che ha sempre fatto parte dello stile dei Polluzioni Spontanee. Una cosa è certa: il nuovo capitolo della band è appena iniziato.


I Latte+ tornano in quattro: entra Cioni come secondo chitarrista e si lavora a nuovo materiale in italiano


Dopo oltre un ventennio di strada macinata tra dischi e palchi, per i Latte+ arriva una piccola ma significativa scossa nella formazione della band. Dopo tredici anni di progetto con tre membri e con cinque album alle spalle, il gruppo annuncia infatti un ritorno alla formula a quattro elementi, accogliendo ufficialmente Cioni come secondo chitarrista.

La notizia segna un nuovo capitolo per la band, che decide di rafforzare la propria identità sonora proprio mentre guarda avanti verso nuova musica. 

Empolese doc, Cioni porterà sul palco e in sala prove il suo contributo creativo, partecipando anche alla scrittura dei prossimi brani.

Il debutto ufficiale con la formazione rinnovata è fissato per il 4 aprile a Lugano, quando la band salirà sul palco del FOCE per la prima volta con il nuovo assetto. 

Un momento che fungerà da banco di prova dal vivo ma anche da punto di partenza per una nuova fase artistica.

Tra le novità più interessanti c’è anche una scelta linguistica: il nuovo materiale su cui il gruppo sta lavorando tornerà infatti a essere in italiano, segnando una direzione precisa per il futuro prossimo della band.

Nel frattempo, il messaggio è semplice: date il benvenuto a Cioni nella famiglia dei Latte+ e preparatevi a scoprire cosa nascerà da questa nuova formazione. 

Chi vuole seguirlo più da vicino può farlo sui social attraverso il suo profilo @cionilattepiu.

venerdì 13 marzo 2026

STILL NO ONE: è uscito il singolo “Worth Dying For”


Gli Still No One tornano con “Worth Dying For”, secondo estratto dei cinque brani che andranno a comporre il nuovo EP in arrivo. Il singolo è disponibile da venerdì 13 marzo su tutte le piattaforme digitali.

Worth Dying For” è un invito a fermarsi e riflettere, a mettere tutto in prospettiva. La canzone esplora come molte delle preoccupazioni quotidiane, spesso ingigantite dal rumore esterno, in realtà abbiano poco peso rispetto a ciò che conta davvero. Il brano trasmette un messaggio di indipendenza di pensiero, spingendo ad ascoltare sé stessi e a seguire una strada personale, lontana dalle influenze altrui.


Attraverso testi lucidi e consapevoli, gli Still No One celebrano la libertà di scelta e l’autenticità: vivere secondo i propri valori diventa un atto di coraggio e un percorso verso maggiore serenità.

giovedì 12 marzo 2026

Temple Factory: “Rebel” è il primo sguardo su A Matter of Feelings


I Temple Factory tornano con nuova musica e lo fanno scegliendo con cura il brano che apre la strada al loro prossimo capitolo discografico. Si intitola “Rebel” il singolo che anticipa A Matter of Feelings, il nuovo album della band bresciana, e rappresenta una dichiarazione d’intenti tanto sonora quanto emotiva.

Il pezzo procede compatto e diretto, costruito su distorsioni solide e un tiro costante che non perde mai slancio. Dentro questa spinta rock si muovono melodie e armonizzazioni capaci di aggiungere profondità, portando il brano oltre il semplice impatto energetico. Il risultato è un equilibrio tra tensione elettrica e intensità emotiva che racconta bene la direzione artistica del gruppo.

Rebel” nasce come un piccolo manifesto dedicato a chi rifiuta di lasciare che siano regole o convenzioni a decidere come vivere i propri sentimenti. In un mondo che spesso preferisce ciò che è prevedibile e rassicurante, la band rivendica il diritto di scegliere liberamente a chi offrire cuore e anima. Un gesto semplice, ma potentemente ribelle.

Il progetto Temple Factory prende forma a Brescia nel 2018 dall’idea del batterista Roberto Pedrotti insieme agli amici di sempre Andrea Zuelli, Renato Montini e Stefano Sina. La band muove i primi passi in una sala prove ricavata all’interno di una fabbrica meccanica, luogo simbolico dove nasce il primo album di inediti It’s Time, pubblicato nel 2021 dopo le registrazioni al La Buca Recording Club con la produzione di Simone Piccinelli. Da quel lavoro arrivano anche i singoli “No Other Lies” e “Come On”.

Negli anni la formazione evolve: dopo la prima fase con Diego Pardo alla voce, Andrea Zuelli assume definitivamente il ruolo di frontman mentre Mattia Gobbi entra come chitarrista e seconda voce. Con questa nuova line-up la band rafforza la propria identità e nel 2025 entra in studio per registrare A Matter of Feelings, un disco che mantiene il DNA indie rock del gruppo ma guarda anche a sonorità più contemporanee e atmosfere intime.

“Rebel” è dunque il primo tassello di questo percorso: una traccia che unisce energia e sensibilità, lasciando intuire un lavoro che promette di scavare ancora più a fondo nelle emozioni.

Guarda il video di “Rebel”:




I Temple Factory sono: Andrea Zuelli (voce), Roberto Pedrotti (batteria), Stefano Sina (basso), Renato Montini (chitarra) e Mattia Gobbi (chitarra).

Aendriu torna con “Santi o Bastardi”, un brano che celebra fragilità e autenticità


C’è una linea sottile tra ciò che la società si aspetta da noi e ciò che siamo davvero. Con il nuovo singolo “Santi o Bastardi”, Aendriu sceglie di camminare proprio su quel confine instabile, trasformando fragilità, imperfezione e conflitto interiore in materia viva per una canzone intensa e diretta.

Il brano mette al centro il peso del giudizio in una realtà sempre più competitiva e cinica. È la storia di chi rimane nell’ombra per paura di mostrarsi per ciò che è davvero, temendo uno sguardo collettivo spesso spietato. In questo scenario, vivere dentro schemi imposti rischia di diventare una gabbia: giorno dopo giorno si perdono pezzi di sé, fino a trasformare l’esistenza in qualcosa che schiaccia invece di liberare.

Santi o Bastardi” rifiuta la facile divisione morale tra buoni e cattivi. Il messaggio è chiaro: la realtà è più complessa delle etichette e l’imperfezione non è una colpa. Nel ritornello emerge con forza l’idea che non ci sia nulla di immorale nel non aderire a virtù costruite dall’esterno, né nulla di più naturale che restare fedeli alla propria identità.

Il risultato è un brano che suona come un invito ad accettare le proprie fragilità, riconoscendole come parte fondamentale di ciò che siamo. Perché ogni persona è fatta di contraddizioni, ferite e possibilità, e proprio in quella miscela nasce qualcosa di autentico.


Dietro Aendriu c’è Andrea Botti, musicista con una lunga storia nella scena alternativa italiana. Dagli esordi nell’underground milanese degli anni ’90 alle collaborazioni con i Norelax, fino all’ingresso nei Punkreas nel 2014. Parallelamente ha costruito una carriera importante anche dietro le quinte dell’industria musicale, lavorando come fonico, tour manager e direttore di produzione con artisti come Subsonica, Niccolò Fabi e Baustelle, oltre ad aver fondato Rollover Production, realtà che ha prodotto tour per band come Punkreas e Africa Unite.

Dopo l’album La Rabbia che ho Dentro e i singoli Vuoto e Aria, questo nuovo capitolo conferma la capacità di Aendriu di trasformare introspezione e osservazione sociale in musica urgente, capace di parlare a chi non ha mai trovato posto nelle categorie semplici.

Ascolta “Santi o Bastardi”



mercoledì 11 marzo 2026

NoDRIP: vent’anni di resistenza diventano un manifesto nel nuovo singolo della band


Certe canzoni non nascono davvero in un giorno preciso. Crescono lentamente, sedimentano tra prove infinite, chilometri macinati in furgone e notti che lasciano addosso più domande che risposte. “NoDRIP”, il nuovo singolo dei NoDrip uscito il 10 marzo 2026, sembra proprio una di quelle: un brano che non arriva per caso, ma come la sintesi naturale di un percorso lungo vent’anni.

Il pezzo è una dichiarazione d’identità più che un semplice singolo. Una presa di posizione netta che raccoglie la tensione, l’ostinazione e il senso di appartenenza che hanno accompagnato la band nel tempo. Non c’è nostalgia né autocelebrazione, ma piuttosto il riconoscimento di ciò che è stato necessario attraversare per restare qui, senza scorciatoie e senza compromessi.

Musicalmente, “NoDRIP” ribadisce la cifra stilistica del quartetto: punk rock contaminato da influenze urban, suonato con un’attitudine ruvida e diretta. I testi si muovono tra sarcasmo, rabbia e autoironia, raccontando le contraddizioni della vita contemporanea e la fatica di stare dentro un sistema senza volerci assomigliare troppo.

Il singolo arriva dopo un anno particolarmente attivo per la band, che nel 2025 ha pubblicato l’EP Bonus Tracks, il singolo “Quelli Che Malpensano” e “Zeta Reticoli”, tappe che hanno contribuito a consolidare un percorso coerente e in continua evoluzione.

Più che un punto d’arrivo, “NoDRIP” rappresenta un momento di consapevolezza. Uno sguardo al passato che non cerca di mitizzarlo, ma che riconosce il valore di tutto ciò che è servito per arrivare fin qui.

Il brano anticipa il nuovo EP “BONUS TRACKS II”, previsto per la primavera 2026, che promette di aprire un nuovo capitolo creativo per la band.

Nel frattempo, i NoDrip porteranno questa nuova fase anche dal vivo: il 20 marzo saranno in apertura ai Punkreas al Live Club, all’interno del loro DIY Tour, in uno degli appuntamenti più significativi per la scena punk italiana.







I NoDrip sono una band italiana che mescola punk rock e urban con un’attitudine sincera e senza compromessi. La formazione attuale vede Gianluca Veronal alla voce e chitarra, Angelo Merico alla voce e al basso, Charlie Amendola alla batteria e Niccolò Fabbian alla voce e chitarra.


Rino Castel racconta lo stallo dei vent’anni nel nuovo singolo “Stupido”, anticipo dell’album Fuori dal club


Il pop punk torna a scavare nelle crepe dell’età adulta con Stupido, il nuovo singolo di Rino Castel, disponibile dal 6 marzo 2026. Il brano anticipa Fuori dal club, il terzo album del cantautore anconetano in uscita il 27 marzo per Key Team, e apre una riflessione lucida e amara sulla fine dei vent’anni, tra aspettative infrante e una sensazione di immobilità che si traveste da movimento.

In Stupido la relazione sentimentale non è un rifugio, ma una gabbia emotiva. Il brano racconta una condizione di stallo affettivo in cui si continua ad andare avanti quasi per inerzia, come dentro un loop da cui sembra impossibile uscire. «Il titolo rappresenta la consapevolezza del loop e al contempo l’incapacità di uscirne», spiega l’artista, sottolineando come questa paralisi attraversi sia la sfera personale sia quella sociale.

Musicalmente il pezzo si muove nel solco del pop punk di inizio Duemila, con chitarre dirette e un approccio emotivo che guarda alla tradizione del genere ma mantiene uno sguardo profondamente contemporaneo. Un linguaggio sonoro che diventa il veicolo perfetto per raccontare l’alienazione urbana, la pressione delle aspettative e il mito tossico dei ventisette anni, temi che attraverseranno anche Fuori dal club.

Con questo nuovo lavoro Rino Castel continua a costruire un racconto generazionale fatto di inquietudini, identità in trasformazione e maschere sociali sempre più strette. Il disco promette di esplorare proprio quel momento sospeso in cui si smette di sentirsi ragazzi senza riuscire davvero a diventare adulti.


Nome d’arte di Rino Castellano, classe 1998 e originario di Ancona, Rino Castel muove i primi passi nella band pop rock As Clouds, con cui suona per anni tra Marche e dintorni prima di intraprendere la carriera solista. Dopo le prime pubblicazioni indipendenti e l’ingresso nel collettivo Key Team, nel 2023 pubblica l’album Haus Panorama. Nel 2026 torna con Fuori dal club, anticipato proprio da Stupido.

Nel frattempo il cantautore porterà il nuovo materiale anche dal vivo con alcune date già annunciate:

Prossime date
28 marzo – La Cattedrale, Cusano Milanino
11 aprile – Milano (TBA)

Con Stupido, Rino Castel mette a fuoco quel momento in cui ci si accorge che correre non significa necessariamente andare da qualche parte. E nel pop punk, a volte, la verità suona più forte proprio quando brucia un po’.

martedì 10 marzo 2026

IVENOP: “Non Ho Voglia” è il nuovo EP che racconta la generazione sempre connessa


Lo scorso venerdì 6 marzo 2026, gli IVENOP hanno pubblicato “Non Ho Voglia”, un EP che osserva con ironia e lucidità la vita contemporanea, raccontando il senso di disorientamento di chi cerca di stare al passo con un mondo sempre più veloce, connesso e pieno di stimoli.

Viviamo in un’epoca in cui tutto cambia rapidamente, dove smartphone, notifiche, social network e messaggi continui hanno trasformato il nostro rapporto con il tempo. Essere sempre raggiungibili è diventato la norma, e spesso ci lascia esausti più che connessi.

L’EP nasce proprio da questa sensazione diffusa: quella di essere stimolati costantemente e, allo stesso tempo, sempre più stanchi. Una condizione che molti percepiscono con forza superata la soglia dei trent’anni, quando la pressione sociale sembra suggerire di fare sempre qualcosa, senza concedersi il diritto di fermarsi.

Il brano “Scusa”, scelto come rappresentativo del progetto, affronta con tono diretto il tema della reperibilità continua nella società digitale. Se un tempo uscire di casa significava diventare temporaneamente irraggiungibili, oggi siamo connessi ventiquattro ore su ventiquattro. “Scusa” racconta il peso di questa aspettativa costante e il desiderio semplice ma sempre più raro: essere lasciati in pace almeno ogni tanto.
Con testi sinceri e uno stile diretto, gli IVENOP trasformano queste sensazioni quotidiane in un racconto generazionale che alterna ironia e consapevolezza. “Non Ho Voglia” non è solo un titolo provocatorio, ma un piccolo manifesto: normalizzare il bisogno di fermarsi, senza sensi di colpa, dopo settimane piene di impegni.

Chi sono gli IVENOP


Gli IVENOP rappresentano una nuova voce nel pop punk italiano: energia, melodia e ribellione sonora che affondano le radici negli anni 2000, riletti con uno stile fresco e personale. Dopo alcuni singoli autoprodotti che hanno catturato l’attenzione della scena underground, la band è pronta a portare il proprio sound a un pubblico più ampio. Con riff potenti, ritornelli da cantare sotto il palco e testi sinceri, ogni brano diventa un grido collettivo, un rifugio per chi crede ancora che la musica possa scuotere anime e coscienze.

IVENOP non è solo una band: è un’attitudine. È tutto quello che hai urlato da solo, ma adesso lo urliamo insieme.

lunedì 9 marzo 2026

Picciony pubblica “Il Matto”: il nuovo singolo dell’ex Talco e Maleducazione Alcolica anticipa l’album Eudaimonia


Il progetto solista di Picciony torna a muoversi tra ironia, elettronica e cantautorato con “Il Matto”, nuovo singolo disponibile da venerdì 6 marzo su tutte le piattaforme digitali per Redgoldgreen Label. Un brano che funge da vera e propria anteprima del primo album Eudaimonia, atteso per il 24 aprile.
Dietro Picciony si nasconde Marco Piccioni, musicista, sassofonista e cantante con oltre quindici anni di attività live tra Italia ed estero. Dopo le esperienze con Talco e Maleducazione Alcolica, l’artista ha intrapreso un percorso personale capace di fondere scrittura cantautorale italiana, elettronica e uno sguardo ironico sulla realtà contemporanea.


Il cammino solista, avviato nel 2022 con un primo singolo e un EP, ha iniziato a costruire un terreno fertile in cui convivono rock alternativo, pop elettronico e testi dal taglio esistenziale. Con “Il Matto”, questo linguaggio sembra trovare una forma ancora più definita.

Il brano si muove infatti su un crocevia sonoro curioso e dinamico: indie rock ed elettronica si incontrano, mentre l’approccio analogico degli anni ’90 dialoga con la produzione digitale contemporanea. Le chitarre distorte si intrecciano con elementi dubstep, i beat electro sostengono un testo sarcastico e pungente, fino a sfociare in un ritornello che suona come un piccolo inno pop sacrilego.

Ma “Il Matto” non è soltanto un esercizio di stile. Picciony costruisce un brano dalla personalità marcata, capace di mantenere un equilibrio tra sperimentazione e immediatezza, con una produzione che guarda a un pubblico trasversale senza rinunciare alla propria identità.
Il singolo rappresenta quindi il primo vero biglietto da visita di Eudaimonia, album di debutto che promette di ampliare ulteriormente la direzione artistica del progetto, tra contaminazioni sonore e una scrittura lucida, a tratti tagliente, sulla contemporaneità.

Ascolta il brano:

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