Ci sono band che si ascoltano. E poi ci sono band che si abitano. I Bright Eyes appartengono alla seconda specie: rifugio per giorni storti, specchio incrinato in cui guardarsi senza filtri, voce capace di pronunciare quello che resta bloccato in gola. Da oltre vent’anni il loro songwriting ci ricorda che la fragilità non è un difetto di fabbrica, ma un carburante potentissimo: può diventare rumore, sussurro, catarsi.
Da questa eredità emotiva prende forma un nuovo album tributo pubblicato da Waddafuzz Records: diciassette brani affidati ad artisti italiani e internazionali che hanno scelto di spogliarsi, prima ancora che reinterpretare. Qui le cover non indossano abiti eleganti. Camminano scalze. Sono riletture intime, registrazioni emotive spesso lo fi nello spirito, che trattano le canzoni dei Bright Eyes come pagine di diario da riscrivere nel cuore della notte, con la stanza illuminata solo da una lampadina stanca.
La compilation, curata da Carlo Pinchetti, riunisce un mosaico di sensibilità: Urali, Lowinsky, Andy Kaam, Gigi Giancursi, Right Profile, Dan on the Moon, Soviet Malpensa, Jim Mannez, Bleak Streak, Tum, Carlo Pinchetti, Ed, Jet Black Hair, Long White Clouds, swan•seas, Girless. Un elenco che sembra una costellazione indie, dove ogni nome brilla con una luce diversa ma partecipa alla stessa orbita emotiva.
C’è chi asciuga gli arrangiamenti fino a lasciarne solo l’ossatura, chi dilata i silenzi, chi sporca le melodie con una grana più ruvida. L’obiettivo non è replicare la forma originale, ma custodirne l’essenza. È un disco coeso nella sensibilità, ma vario nei linguaggi: folk che si fa confessione, indie rock che vibra sottopelle, ballate che respirano lente come polmoni dopo un pianto liberatorio.
Tra i brani già ascoltabili spiccano “Jejune Stars” nella versione di Lowinsky e “You Will” reinterpretata da Ed, due esempi di come queste canzoni possano cambiare pelle senza perdere anima. Non si tratta di nostalgia, ma di continuità emotiva: le canzoni dei Bright Eyes diventano materia viva, attraversano nuove mani, nuove stanze, nuove solitudini.
Artwork firmato da Giorgia Barbieri, perfettamente in linea con l’atmosfera raccolta e viscerale del progetto.
Un album da ascoltare in cuffia, quando il mondo fuori sembra troppo silenzioso o eccessivamente rumoroso. Un omaggio che non celebra soltanto una band, ma un modo di sentire, fragile e feroce insieme.