venerdì 3 aprile 2026

ALL COASTED: RABBIA A VOLUME MASSIMO NEL NUOVO SINGOLO “GET OFF OF ME”


C’è un momento preciso in cui la fiducia si spezza come una corda troppo tirata. Gli All Coasted lo catturano senza filtri in “Get Off Of Me”, il nuovo singolo in uscita il 3 aprile, primo assaggio del prossimo LP Time For Disruption, atteso l’8 maggio e pubblicato in pieno spirito DIY tramite Punk Explosion Collective.

Il brano è una scarica elettrica senza compromessi: chitarre abrasive, ritmiche serrate e un’attitudine che pesca a piene mani dal punk rock californiano più ruvido.

Get Off Of Me” nasce da un periodo personale segnato da rabbia, tradimento e disorientamento, trasformando il caos emotivo in un attacco frontale. Non c’è spazio per mezze misure: qui si respira distanza, disillusione e quella lucidità tagliente che arriva solo dopo il crollo.

Il singolo apre la strada a Time For Disruption, secondo album in studio della band vicentina, un lavoro che promette di amplificare tensioni personali e frustrazioni verso un sistema sempre più distante. Se questo primo estratto è l’indizio, il disco si preannuncia come un pugno nello stomaco, di quelli che però ti fanno sentire vivo.


Attivi dal 2015, gli All Coasted hanno costruito la loro identità chilometro dopo chilometro, superando i cento concerti tra Italia ed Europa e condividendo il palco con nomi pesanti della scena come NOFX, Sick Of It All, Teenage Bottlerocket, The Rumjacks e Talco. Una gavetta vera, fatta di sudore, furgoni e palchi incandescenti, che si riflette in un sound diretto e ad alta energia.

Il 2026 segna un nuovo capitolo importante: oltre all’uscita del disco, la band salirà sul main stage del leggendario Rebellion Festival di Blackpool, uno degli appuntamenti più iconici per il punk rock mondiale.

Get Off Of Me” non chiede il permesso: entra, spinge e lascia il segno. E se questo è solo l’inizio della disruption, conviene tenersi pronti.


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giovedì 2 aprile 2026

Baratro: il rumore come scelta, fuori “Pick a Side” e in arrivo il nuovo album No Comply


Non è un disco che ti viene incontro: è uno di quelli che ti prende per il colletto. I Baratro tornano così, senza introduzioni morbide, con “Pick a Side”, primo assaggio di No Comply, il nuovo album in uscita l’8 maggio per Supernatural Cat.

Il brano è una scossa secca: ritmiche tese, chitarre che graffiano e una struttura che sembra sempre sul punto di collassare, ma non lo fa mai. Rimane lì, sospesa, come una scelta rimandata troppo a lungo. E infatti il titolo parla chiaro: stare a guardare non basta più.

La vera svolta però sta nella nuova formazione. L’ingresso del violoncellista Matteo Bennici cambia le coordinate della band, aggiungendo una profondità che non addolcisce, ma anzi rende tutto più inquieto. Il suono si allarga e si incupisce, mantenendo quella matrice noise che resta il cuore pulsante del progetto.

No Comply nasce da un’urgenza reale, non da un esercizio stilistico. Il contesto in cui prende forma è quello di un presente attraversato da tensioni politiche e sociali sempre più evidenti, e la band non fa nulla per nasconderlo. Le tracce diventano così una risposta diretta, istintiva, a ciò che succede fuori dalla sala prove.

Anche il metodo di lavoro riflette questa attitudine: tutto è stato costruito insieme, senza schemi rigidi, lasciando spazio a un processo creativo libero e condiviso. Il risultato è un disco che non cerca la perfezione, ma l’impatto.

Dalle radici nello squat Cox18 fino a oggi, i Baratro continuano a muoversi in una zona dove la musica è prima di tutto espressione e presa di posizione. No Comply non prova a piacere: prova a dire qualcosa. E lo fa senza abbassare il volume.




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Moravagine: ritorno sul palco nel 2026


Ci sono band che non spariscono mai davvero: restano sottopelle, come un vecchio adesivo attaccato male su una chitarra scassata. I Moravagine sono una di queste. Nati nella provincia di Padova nel 1995, tornano nel 2026 con una nuova serie di concerti pronti a riaccendere quella scintilla ruvida e senza filtri che ha segnato una stagione intera del punk rock italiano.

Tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, i Moravagine hanno fatto parte della spina dorsale della scena underground, muovendosi con spirito DIY e un suono diretto, senza fronzoli. Palchi condivisi con nomi come Punkreas, Derozer, Peter Punk e Shandon, chilometri macinati e un’attitudine che non chiedeva permesso: solo volume e verità.
Nel loro percorso discografico, lavori come Per non crescere sono diventati piccoli cult per chi ha vissuto (o scoperto dopo) quell’epoca fatta di centri sociali, fanzine e pogo senza regole. Un disco che oggi suona come una fotografia sgranata ma vivissima di quegli anni.

Il ritorno live non è solo un’operazione nostalgia: è un’occasione concreta per rimettere in circolo quel repertorio, riportarlo dove è sempre appartenuto, sotto palco, tra sudore, cori urlati e birre rovesciate.

Ecco le date confermate per il 2026:
5 giugno – Rembambeer Fest, San Vittore Olona (MI) con Derozer
11 luglio – Hillside Fest, Montegridolfo (RN)
4 settembre – Punk Explosion, Vicenza
26 settembre – Balera Punk Fest, Cremona con Bad Frog

Per chi c’era, sarà come riaprire una porta lasciata socchiusa troppo a lungo. Per chi arriva adesso, invece, è il momento perfetto per capire da dove arriva certo punk italiano: diretto, imperfetto, vivo. Sempre vivo.




MOONGLASSES, “BOYS WE WERE”: QUATTRO TRACCE, ZERO FILTRI


Niente giri larghi: “boys we were”, primo EP dei Moonglasses (fuori dal 30 gennaio 2026), è uno di quei debutti che funzionano perché non cercano di sembrare più grandi di quello che sono. Quattro pezzi, quattro direzioni, un’identità ancora in movimento ma già riconoscibile.

La title track gioca sul lato più accessibile del progetto: linea melodica pulita, atmosfera che resta in testa senza bisogno di strafare. Subito dopo, last one cambia passo e allunga i tempi, lasciando spazio a una tensione più rarefatta, quasi sospesa. bla bla invece insiste, ripete, martella: è il brano più ostinato del lotto, costruito su una struttura che punta tutto sulla reiterazione. Chiude fuck (no money faith), che spinge sull’acceleratore con riff più diretti e un’energia decisamente più frontale.

Le versioni “radio edit” di due brani (boys we were e fuck (no money faith)) non sono un dettaglio secondario: dal vivo si sviluppano oltre, segno che la band ragiona già in una dimensione più ampia rispetto a quella fissata su disco.

Dietro l’EP ci sono anche piccoli indizi di un percorso in costruzione: un quinto pezzo lasciato fuori per ora, e registrazioni realizzate quando la formazione era ancora a quattro elementi. Il tutto registrato al Black Light Project, con produzione, mix e master affidati ad Alessandro Saltarelli.
boys we were non prova a essere definitivo, e fa bene così. È un primo passo concreto, con qualche spigolo e diverse idee che meritano di essere spinte più a fondo. Un esordio che non chiede attenzione: se la prende.

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mercoledì 1 aprile 2026

GOOD MORNING CERNOBYL’ “TENSE/RESISTANCE” Quando la resistenza non esplode, ma consuma


C’è una guerra che non fa rumore di bombe, ma scricchiola dentro le ossa. I Good Morning Chernobyl’ tornano con “Tense/Resistance”, e lo fanno senza cercare vie di fuga facili: il loro è un viaggio in apnea dentro quella zona grigia dove l’individuo combatte contro un sistema che non si vede, ma si sente addosso come un peso costante.

Il brano si muove su una linea sottile, quasi elettrificata: non è rivoluzione, non è resa. È resistenza pura, di quella che non libera ma logora, giorno dopo giorno, pensiero dopo pensiero. Una tensione continua che si infiltra sotto pelle fino a diventare qualcosa di personale, intimo, impossibile da ignorare.

Il ritornello è il vero epicentro emotivo del pezzo: ossessivo, circolare, quasi rituale. Più che essere cantato, sembra evocato. Una litania moderna che cresce su sé stessa e trascina l’ascoltatore in una spirale dove ansia e paranoia si rincorrono senza tregua. E quando si arriva al punto di rottura, la confessione è nuda, spietata: nella pressione del conflitto, l’identità rischia di implodere.

Sul fronte sonoro, la band resta fedele al proprio DNA: punk diretto, nervoso, senza filtri. Le chitarre graffiano, il ritmo incalza, e tutto contribuisce a costruire un’esperienza fisica prima ancora che musicale. “Tense/Resistance” non si ascolta soltanto, si assorbe come una scarica nei muscoli, come se il corpo stesso fosse parte dello scontro.

Con questo singolo, i Good Morning Chernobyl’ continuano a scolpire la loro identità: trasformare il disagio contemporaneo in suono crudo, viscerale, necessario. Nessuna via di fuga, nessuna consolazione. Solo tensione. E resistenza.

ASCOLTA "TENSE/RESISTANCE”!






“Tik Tok”: il pop punk dei Talia Cavasu contro la dipendenza da social


C’è una linea sottile tra il dito che scorre e la testa che si spegne. I Talia Cavasu la percorrono tutta, senza casco, nel nuovo singolo “Tik Tok”, un brano che suona come una festa pop punk ma lascia addosso il retrogusto di una notifica che non smette mai di vibrare.

Dietro l’apparente leggerezza di una cotta per una “diva da TikTok”, la band costruisce una piccola trappola narrativa: entri per il sorriso, resti per il dubbio. Il protagonista si muove in un mondo fatto di filtri, loop e approvazione istantanea, finché qualcosa si incrina. La consapevolezza arriva, ma è come cercare di spegnere uno schermo già incollato agli occhi. Il risultato è un ritratto ironico e amaro di una generazione che vive con il telefono in mano e il cervello in buffering.

Musicalmente, “Tik Tok” è un’esplosione controllata. Chitarre veloci, ritornello che si stampa in testa al primo ascolto e una base ritmica che strizza l’occhio alla dance e all’elettronica, senza mai perdere il DNA punk. È il classico pezzo che potresti urlare sotto palco mentre salti, salvo poi accorgerti che ti sta raccontando qualcosa di fin troppo reale.

Nati in una cantina a Villa Cortese, i Talia Cavasu portano avanti un’idea di punk-rock contaminato, dove l’energia grezza incontra la voglia di far muovere le gambe. La formazione, composta da Davide Montanari (voce e chitarra), Gabriele Benevento (basso e cori), Danilo Travaini (batteria e cori) e Paolo Bassi (tastiere e cori), costruisce un sound che funziona tanto in cuffia quanto dal vivo, dove la componente fisica diventa parte integrante dell’esperienza.

Tik Tok” è uno di quei brani che ti fanno ballare mentre ti guardi allo specchio con un filo di disagio. E forse è proprio lì che colpisce meglio: quando capisci che, in fondo, quella dipendenza raccontata con ironia non è poi così lontana.

ASCOLTA "TIK TOK”!










martedì 31 marzo 2026

couchgagzzz: “Mighty Dog” è il singolo che ringhia contro il sistema (e ti morde le caviglie)


C’è qualcosa di profondamente sbagliato in “Mighty Dog”. Ed è proprio per questo che funziona così bene. Il nuovo singolo dei couchgagzzz, uscito il 27 marzo 2026 per Sour Grapes Records, Ciqala Records e MiaCameretta Records, è una scarica di rock’n’roll nervoso e deformato che sembra uscito da un laboratorio clandestino… e forse non è solo una metafora.

Secondo estratto dal prossimo EP “Primitive Men” (in arrivo il 18 aprile), il brano si muove su un concept tanto surreale quanto inquietantemente plausibile: una droga sintetizzata per errore capace di trasformare gli esseri umani in cani rabbiosi iper-potenti. Nessun effetto collaterale, nessun prezzo da pagare. Solo pura furia. Troppo perfetta per essere reale, quindi perfetta per essere nascosta. E infatti, nel mondo raccontato dalla band, le multinazionali fanno di tutto per soffocare la scoperta e mantenere intatto lo status quo.

Dentro questo scenario distopico, “Mighty Dog” corre a briglie sciolte: chitarre taglienti, ritmi serrati e un’attitudine sfrontata che pesca a piene mani dal garage punk australiano più storto e adrenalinico. È musica che non chiede permesso, entra, spacca e scappa lasciando la porta aperta.

Nati in uno scantinato di Bari nel 2021, i couchgagzzz sono JJ (batteria, voce), BB (basso, voce), Garko (chitarra, voce) e Snafu (synth, chitarra). Un quartetto che sembra assemblato con pezzi di varie sottoculture pugliesi, ma che ha trovato una propria identità precisa e riconoscibile: veloce, sporca, immediata.

Dopo l’esordio con “Gosports!!!” nel 2023, finito nelle classifiche di fine anno di Rockit e Blow Up e persino in rotazione sulla BBC, la band ha continuato a macinare chilometri e attenzioni. Dalla live session negli studi britannici fino all’invito di Skin ad aprire le date italiane degli Skunk Anansie, passando per il palco dell’Egg Fest di Manchester: un percorso che racconta una crescita costante, senza perdere quell’aria da cantina sudata che resta il loro habitat naturale.

“Mighty Dog” è quindi più di un singolo: è un manifesto animalesco, un morso sonoro contro controllo, censura e normalizzazione. E se davvero esistesse quella droga? Beh, a giudicare da questo pezzo, qualcuno l’ha già presa. 

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Dopo 25 anni i Climax tornano con “Regina di ogni vizio”


Dimentica le reunion impolverate buone solo per le foto ricordo. I Climax rientrano in scena dopo 25 anni con un EP che non chiede permesso e non guarda indietro: “Regina di ogni vizio” è un pugno secco sul tavolo, di quelli che fanno saltare i bicchieri.


Nati a Lecce, nel cuore caldo del Salento, i Climax sono stati tra i primi a dare forma alla scena punk hardcore locale negli anni ’90. Veloci, ruvidi, senza compromessi. Un DNA che mescola l’irruenza del punk californiano con una rabbia profondamente italiana, di strada, di quartiere. Oggi quel DNA non è stato addomesticato: è stato aggiornato, reso più tagliente, più consapevole.

La scelta di scrivere in italiano è una lama affilata: i testi arrivano dritti, senza filtro, tra sarcasmo e verità scomode. Non c’è estetica da cartolina, ma storie quotidiane che puzzano di realtà. “Regina di ogni vizio” vive di contrasti: istinto e lucidità, attrazione e repulsione, identità e disillusione. È un disco che non cerca equilibrio, lo sabota.

I brani sono schegge che colpiscono da angolazioni diverse. “La Mia Ragazza” mette a nudo relazioni storte, senza romanticismi di plastica. “La Muscia di Quartiere” è un ritratto feroce e ironico, quasi un animale urbano che si muove tra desiderio e caos. “Standing Ovation” suona come un manifesto corrosivo, una presa in giro di una società che applaude anche il vuoto. Poi c’è “Lec-cheers”, un coro da urlare sotto palco, identitario e sfrontato, mentre “Social Arcade” trasforma i social in un videogioco collettivo al limite del glitch emotivo. Chiude il cerchio “Operazione Garuda”, il lato più duro e militante della band, tra tensione narrativa e attitudine combattiva.

Ma è dal vivo che i Climax diventano una forza naturale. Niente pause, niente tregua: un set da oltre 90 minuti e più di 15 brani che trasformano ogni concerto in un rito sudato e collettivo. Non è intrattenimento, è impatto.

Accanto ai pezzi dell’EP, la band porta già in giro nuove tracce inedite che anticipano un futuro album. Segno che questo ritorno non è un episodio isolato, ma l’inizio di un nuovo capitolo scritto con la stessa urgenza di allora, forse anche di più.
“Regina di ogni vizio” non celebra il passato: lo prende, lo scuote e lo rilancia nel presente con tutta la sua carica elettrica. I Climax sono tornati. E non hanno nessuna intenzione di abbassare il volume.


lunedì 30 marzo 2026

“Fuori dal club”: Rino Castel racconta la vita dopo il mito dei ventisette


Cresci con certe storie addosso, quelle che ti insegnano che per lasciare il segno devi bruciare in fretta, consumarti, diventare leggenda prima ancora di capire chi sei. Poi arrivi dall’altra parte, ancora intero, e scopri che il vero problema è proprio quello: restare. Con Fuori dal club, il suo nuovo album uscito il 27 marzo per Key Team, Rino Castel parte da qui e costruisce un disco che non cerca scorciatoie, ma si infila dritto nelle crepe della realtà quotidiana.

Niente luci strobo, niente romanticismo da autodistruzione: qui si parla di cosa succede dopo, quando hai superato indenne il famigerato “club dei 27” e ti ritrovi a fare i conti con tutto il resto.
Il cantautore anconetano costruisce un racconto che è insieme personale e generazionale, partendo da quella terra di mezzo fatta di identità sospese, lavori che non ti appartengono e città che ti inghiottono senza chiedere il permesso. Fuori dal club attraversa proprio questo paesaggio emotivo: la maschera adulta, l’alienazione quotidiana, il senso di inautenticità che pulsa sotto la superficie metropolitana.

Ma attenzione: non c’è alcuna fuga romantica. Castel smonta pezzo per pezzo l’illusione che basti scappare per salvarsi. Il disco non offre vie d’uscita facili, semmai propone una resistenza sottile, quasi invisibile. Come racconta lui stesso, non è un album sulla guarigione, ma sulla sopravvivenza consapevole. Tradotto: niente redenzione, solo la scelta ostinata di restare.

Le tracce si muovono come capitoli di un diario lasciato aperto sul tavolo. Da camera con vista a ventisette, passando per stupido e non me ne frega un cazzo, emerge una narrazione che rifiuta il climax spettacolare per abbracciare qualcosa di più difficile da raccontare: la continuità. Vivere senza più alibi, senza il fascino tragico dell’autodistruzione, senza la promessa di diventare leggenda.


Musicalmente, Rino Castel resta ancorato a quell’immaginario pop punk primi Duemila che lo ha formato, ma lo svuota della sua componente adolescenziale per riempirlo di crepe adulte. Le influenze si sentono, ma non pesano: sono il telaio su cui costruire un suono più consapevole, meno urlato e più inciso.

In questo vuoto, l’unica forma di resistenza possibile è fragile e concreta: scegliere qualcuno, scegliere di restare, scegliere il giorno dopo. Non è una morale, è una presa d’atto.

venerdì 27 marzo 2026

RETRY: “Mirella” è il punto in cui le parole si fermano e resta tutto il resto



Ci sono canzoni che parlano. E poi ci sono canzoni che si siedono accanto al silenzio e lo lasciano fare. “Mirella”, il nuovo singolo dei RETRY in uscita il 27 marzo 2026 per Lunaz Records, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Dopo aver acceso la miccia con “Senza Fretta”, il power trio vicentino torna con un brano che scava nelle crepe delle relazioni, quelle dove le parole non arrivano mai in tempo o si perdono strada facendo.

Mirella” non racconta solo una storia: racconta quel momento preciso in cui smetti di cercare le frasi giuste e ti ritrovi a fare i conti con ciò che resta.

Il pezzo si muove su un equilibrio sottile tra memoria e rimozione. Due voci si osservano da lontano, come se fossero ferme su rive opposte: da una parte il bisogno di restare aggrappati a qualcosa di familiare, dall’altra l’impulso a lasciarsi andare, anche a costo di affondare. Nessun melodramma, nessuna esplosione plateale. Solo una lucidità quasi spietata, che rende tutto più vero.

Mirella” diventa così anche un simbolo. Un nome che si inserisce in quella lunga tradizione musicale di figure femminili che incarnano relazioni irrisolte, ricordi che non smettono di bussare, presenze che restano+ anche quando non ci sono più. Non è solo un personaggio: è un’eco.


Dal punto di vista sonoro, i RETRY restano fedeli alla loro cifra: un post punk in italiano asciutto e diretto, costruito su chitarre taglienti, un basso pulsante e una batteria precisa come un battito nervoso. L’arrangiamento non invade mai lo spazio emotivo del brano, ma lo accompagna con intelligenza, lasciando respirare pause e immagini.

Ed è proprio lì che “Mirella” colpisce più forte: nella sottrazione. Dove molti riempiono, i RETRY tolgono. Dove ci si aspetterebbe uno scontro, arriva una resa consapevole. Non una fine, ma una presa d’atto.

Nati a Vicenza e formati da Mauro (voce e chitarra), Teo (basso e cori) e Greg (batteria), con membri provenienti da realtà come i Derozer e i Melt, i RETRY portano avanti un progetto che tiene insieme urgenza punk e uno sguardo più adulto, capace di stare dentro le sfumature.

Il loro nome è già una d?ichiarazione d’intenti: riprovarci. Non per nostalgia, ma perché certe cose chiedono ancora di essere dette, anche quando è difficile trovare le parole giuste.

Con “Mirella”, i RETRY aggiungono un nuovo capitolo a questo percorso: una canzone che non cerca di risolvere, ma di restare. E in quel restare, dice molto più di quanto sembri.

Devasta: fuori il nuovo singolo “Non sento niente”


A volte il silenzio più assordante non è quello che ti circonda, ma quello che ti cresce dentro. I Devasta lo trasformano in benzina con il loro nuovo singolo “Non sento niente”, fuori il 27 marzo 2026 insieme al videoclip ufficiale.

Secondo estratto dal prossimo album in uscita a ottobre per Poison Hearts, il brano è una corsa a perdifiato dentro quel vuoto emotivo che spesso si nasconde dietro la frenesia quotidiana. 

Ma attenzione: non è nichilismo da cameretta chiusa a chiave. Qui si canta insieme, si suda insieme, si trasforma l’apatia in un coro da urlare sotto palco.
Una catarsi collettiva, sporca e bellissima.

I Devasta, nati nel 2023, hanno sempre avuto le idee chiare: velocità, impatto e melodie che ti si attaccano addosso come toppe cucite male su un giubbotto. Il loro suono si muove tra punk rock, street punk e derive hardcore, ma senza mai perdere quella vena “sing-along” che rende ogni pezzo una miccia pronta a esplodere live.

Dopo l’EP d’esordio “Resisti”, che li ha catapultati subito sui palchi più caldi della scena, e il primo album “Esco a fare errori” del 2024, la band continua a costruire il proprio percorso con coerenza e una buona dose di autoironia. Non si prendono troppo sul serio, ma fanno le cose seriamente. E si sente.

Il nuovo disco, anticipato anche dal singolo “Campari”, è stato registrato tra il Kutso Noise Home con Matteo Gabbianelli e il VDSS Studio con Filippo Passamonti, promettendo di alzare ulteriormente l’asticella. 

Se “Non sento niente” è l’indizio, possiamo aspettarci un album che non farà sconti: diretto, emotivo e pronto a lasciare il segno.

Nel frattempo, alza il volume. Anche quando sembra che non si senta più niente. In fondo, è proprio lì che il punk trova la sua voce migliore.

giovedì 26 marzo 2026

Dove nasce il punk quando non c’è niente intorno? Gli SCRUMBLERS rispondono così


Come ci si arriva davvero al punk quando cresci in un villaggio, lontano da tutto? Niente locali leggendari, niente scene affollate, niente Londra dietro l’angolo. Solo tempo, amicizie e quella fame sonora che non ti molla mai. È proprio da questo terreno apparentemente sterile che germoglia “THE CLASH wären stolz”, il nuovo brano degli SCRUMBLERS, quartetto punk rock di Augusta, Germania.
Il pezzo è una macchina del tempo che riporta dritti agli anni dell’adolescenza, quando internet era poco più di un miraggio e la scoperta musicale passava attraverso cassette consumate, CD graffiati e vinili passati di mano in mano come reliquie. Le canzoni si trovavano nei libretti, nelle compilation fatte in casa, nei nastri registrati con cura maniacale. Era un rito, non uno scroll.


Gli SCRUMBLERS raccontano quel mondo con un’energia ruvida e sincera, senza nostalgia patinata ma con la consapevolezza che proprio lì, tra quattro mura e un centro giovanile come il Don, si costruiva qualcosa di reale. Nessun punto di riferimento esterno, solo il bisogno di esprimersi e una manciata di amici pronti a fare rumore insieme. Tutti diversi, tutti uguali: il paradosso perfetto del punk.
“THE CLASH wären stolz” non è solo un titolo evocativo, ma una dichiarazione d’intenti: prendere quello spirito e riportarlo qui, oggi, senza filtri. Il risultato è un brano diretto, immediato, che vive di contrasti emotivi e identità in formazione. Perché crescere significa anche questo: essere contro tutto… e allo stesso tempo innamorarsi perdutamente.


Spotify: 





×hellsanti× – “Disagio Sociale”: cinque pugni pop punk contro il rumore del mondo


C’è un momento preciso, sotto palco, in cui tutto smette di essere complicato: le luci sparano, le chitarre partono e il cervello si arrende al pogo. “Disagio Sociale”, primo EP di ×hellsanti×, sembra nato esattamente per quel momento lì.

Fuori dal 20 marzo 2026 e completamente autoprodotto, il debutto dell’artista classe ’91 è un concentrato di pop punk diretto, nervoso e senza trucco. Cinque tracce veloci come un treno in ritardo, ma con dentro più sostanza di quanto la velocità lasci intendere. Qui non si tratta solo di saltare e urlare, ma di mettere in fila piccole crepe quotidiane e trasformarle in cori da cantare a squarciagola.

Registrato all’Hypeless Studio di Sansepolcro e prodotto da Andrea Barone, l’EP mantiene intatta quell’estetica DIY che profuma di sincerità: suona sporco il giusto, vivo al punto giusto. Nessuna plastica, solo nervi scoperti.

Dentro le tracce:

Milano Chiama” apre come una telefonata che non sai se vuoi davvero ricevere. È il classico miraggio urbano: promette tutto, ma intanto ti consuma. Sogni e insonnia nella stessa stanza, con le valigie sempre mezze piene.

Alla Fine” rallenta leggermente il battito per guardarsi dentro. Routine, pensieri che si incastrano, amori impossibili che diventano rifugio mentale. Una specie di loop emotivo che conosci fin troppo bene.

30 Denari” cambia tono e tira fuori i denti: amicizie a scadenza, rapporti che si sgretolano senza fare rumore. È una canzone che non urla vendetta, ma lascia un retrogusto amaro difficile da mandare giù.

Mai Come Voi” è il momento più politico e incendiario del lotto. Rabbia generazionale pura, ispirata alle proteste per la pace in Palestina, che si trasforma in un attacco frontale a un sistema che appiattisce tutto. Qui il pogo diventa quasi un gesto di resistenza.

La title track “Disagio Sociale” chiude il cerchio come un manifesto scritto con il pennarello sul muro. È dedicata a chi resta ai margini, a chi non rientra nei canoni, a chi si sente fuori posto ma continua comunque a spingere. Ed è proprio lì che l’EP colpisce più forte: nella capacità di trasformare l’esclusione in identità.


×hellsanti× non reinventa il pop punk, ma lo usa come un megafono personale, senza filtri. E in un panorama spesso troppo levigato, questa ruvidità è una boccata d’aria.

Disagio Sociale” è breve, diretto e necessario. Non ti cambia la vita, ma per venti minuti ti fa sentire meno solo nel caos. E a volte basta esattamente questo.

mercoledì 25 marzo 2026

TORPEDO MAYER: birra a colazione e spirito punk nel nuovo singolo


C’è qualcosa di profondamente romantico nel bere una birra al mattino, soprattutto se sei dentro una storia che profuma di porto, incontri casuali e punk rock vissuto fino all’ultimo sorso. I TORPEDO MAYER lo sanno bene, e con il nuovo singolo “Breakfast beer, good idea” trasformano un aneddoto reale in un piccolo inno da pub.

Il brano, disponibile dal 13 marzo 2026 su piattaforme come Bandcamp e Spotify, oltre che accompagnato da un video su YouTube, rappresenta il secondo e ultimo assaggio prima dell’uscita del loro attesissimo debut album “Die Schönheit des Scheiterns”, prevista per il 18 aprile via Pauli Punker Records.

Dietro il titolo che strappa un sorriso si nasconde una storia vera: l’incontro casuale con la leggenda del punk londinese Johnny Moped in un pub del porto di Cuxhaven. Un episodio che diventa scintilla creativa e si traduce in un brano che mescola pub rock e vibrazioni ’77 con naturalezza, costruendo un ritornello che sembra nato per essere urlato in coro con il bicchiere alzato. E come in ogni racconto punk che si rispetti, c’è anche il sigillo dell’originale: lo stesso Johnny Moped rende omaggio al pezzo, dandogli quell’aura da potenziale classico underground.


Nati nel 2023, i TORPEDO MAYER si sono rapidamente fatti notare nella scena punk rock di lingua tedesca. Dopo tre singoli pubblicati online e uno split 7” con gli argentini Zona 84, il quartetto arriva al primo album con una proposta solida e diretta. “Die Schönheit des Scheiterns” raccoglie dodici tracce che si muovono tra punk ’77, garage e power pop, con un approccio che guarda ai grandi nomi del genere senza mai risultare derivativo.

Le coordinate sonore sono chiare: chitarre taglienti, ritmo serrato e una scrittura che richiama lo spirito di Buzzcocks, Undertones e Ramones. Nessun trucco, nessuna sovrastruttura. Solo canzoni che vanno dritte al punto, come pugni sul bancone di un bar alle tre del pomeriggio.
Ad aprile 2026 la band porterà il nuovo materiale sui palchi di club e festival selezionati, pronta a trasformare ogni live in una festa rumorosa e senza freni.

Nel frattempo, “Breakfast beer, good idea” è già lì che aspetta: fresca, spontanea e perfetta per ricordarti che a volte le idee migliori nascono proprio quando meno te lo aspetti. Magari davanti a una birra, anche troppo presto.







“Gocce nel mare di caos”: il nuovo disco dei Trauma


I Trauma, hardcore punk da Pavia attivi dal 2022 e cresciuti nel solco della scena italiana anni ’90 alla Skruigners e Sottopressione, pubblicano il loro secondo full length “Gocce nel mare di caos” per Total 13 Records e Wrong Disk Records.

Otto tracce in italiano nate dall’attrito con la realtà quotidiana: disagio, nostalgia e tensione si intrecciano in un lavoro che resta fedele all’hardcore, ma ne allarga i confini. 

Rispetto all’esordio “Tenere lontano dalla portata dei bambini” (2023), la band spinge di più sull’acceleratore, inserendo break, variazioni e momenti che sfiorano il grind, con blast beat che rendono il suono più dinamico e meno prevedibile.

Gocce nel mare di caos” scorre compatto ma irrequieto, alternando urgenza e aperture più ragionate. 

Dalla title track iniziale fino a “Tutto avanza”, i Trauma costruiscono un percorso teso e diretto, senza deviazioni inutili.
Niente spiegazioni superflue: è un disco che parla da solo. Se l’hardcore per te è ancora un linguaggio vivo, qui trovi qualcosa che pulsa.

Tracklist:
Gocce nel mare di caos
Tormento
Dentro il mio rumore
Povero illuso
Via
19 Marzo
Basta
Tutto avanza


martedì 24 marzo 2026

Jim Mannez pubblica il nuovo album "Folk Caverna"


A tre anni dal debutto solista, Jim Mannez torna con Folk Caverna, un disco che sembra più un rifugio scavato a mani nude che una semplice raccolta di canzoni. Pubblicato da Gasterecords, il lavoro si muove lungo coordinate folk statunitensi, ma filtrate da uno sguardo cresciuto tra l’urgenza del punk e la profondità del cantautorato italiano.

Dieci brani che non cercano pose eroiche, ma si siedono sul bordo delle cose reali: la casa da sistemare, il lavoro che pesa, le relazioni che cambiano forma, e quella malinconia sottile per un passato che forse non esiste più, o che abbiamo solo imparato a raccontarci meglio. Jim Mannez scrive come chi ha attraversato abbastanza vita da sapere che le crepe sono parte della struttura, non un difetto.

Dal punto di vista sonoro, Folk Caverna resta essenziale ma mai povero. Il merito è anche della collaborazione con Marco Parimbelli (già Verbal e Open Orchestra) e Roberto Frassini Moneta, che arricchiscono il tessuto musicale con sensibilità e misura, senza mai snaturare l’anima del progetto. Il risultato è un equilibrio delicato: arrangiamenti che respirano, lasciando spazio alle parole e alle atmosfere.
Fondamentale anche il lavoro in studio: Andrea Piccoli in fase di registrazione e Gregorio Manenti a mix e master contribuiscono a costruire un suono diretto, sincero, quasi tattile. Non c’è patina, non c’è distanza: tutto è vicino, come se fosse registrato nella stanza accanto.

Folk Caverna è un disco che non urla, ma resta. Si infila sotto pelle con discrezione, come certe verità che arrivano tardi ma non se ne vanno più.


Nothing Off Mirror: il fuoco prende forma nel nuovo singolo “The Fire I’ve Become”




C’è un momento preciso in cui la pressione interna smette di comprimere e inizia a bruciare. È lì che si accende “The Fire I’ve Become”, il nuovo singolo dei Nothing Off Mirror, fuori dal 20 marzo su tutte le piattaforme digitali insieme al videoclip ufficiale.

Dopo aver rotto il ghiaccio con Digital Chains, la band ferrarese torna con un brano che alza immediatamente la temperatura emotiva. “The Fire I’ve Become” è il secondo tassello di Blackout Therapy, EP di debutto in arrivo il 15 maggio, e rappresenta una vera dichiarazione d’intenti: niente compromessi, solo tensione, catarsi e identità.

A rendere il tutto ancora più incendiario ci pensa la partecipazione di Paul dei Pride Of Haka, che presta la sua voce a una traccia già carica di peso specifico. Il risultato è un impatto sonoro che oscilla tra metalcore e post-hardcore di scuola primi anni 2000, riletto con una sensibilità moderna e quasi cinematografica.

Nati a Ferrara nel dicembre 2024, i Nothing Off Mirror mettono insieme esperienze e visioni diverse, ma con un obiettivo comune: riportare al centro l’urgenza emotiva del genere. E qui si sente tutta. Tra breakdown chirurgici, riff affilati e aperture melodiche che sembrano fenditure nella nebbia, il brano racconta un conflitto interiore che si trasforma in carburante.

Il testo è una chiamata alla resistenza, un dialogo serrato con le proprie paure. Non c’è fuga, solo trasformazione: dalle macerie prende vita una nuova versione di sé, più consapevole, più feroce. Il “fuoco” del titolo non distrugge, forgia.

La produzione spinge forte sull’identità della band: ritmiche martellanti, scream abrasivi alternati a linee vocali più ariose, il tutto arricchito da elementi elettronici e orchestrali che amplificano la portata emotiva del pezzo. Un equilibrio che non cerca la perfezione, ma l’impatto.

“The Fire I’ve Become” è quindi un altro passo deciso verso Blackout Therapy, progetto completamente autoprodotto che si svilupperà attraverso una serie di singoli accompagnati da videoclip, segno di una band che pensa alla musica anche come esperienza visiva e narrativa.

I Nothing Off Mirror stanno costruendo qualcosa di solido, con lo sguardo rivolto alle radici ma i piedi ben piantati nel presente. E questo fuoco, a giudicare da come arde, è solo all’inizio.





https://www.youtube.com/watch?v=aGl4IyUamkc

https://hypeddit.com/nothingoffmirro

lunedì 23 marzo 2026

Solo 1981 accende la notte con “Saturday Night (Tonight) / Crazy Man”


C’è un momento preciso, tra la fine di una settimana storta e l’inizio di una notte che promette redenzione, in cui serve solo una cosa: volume. Ed è esattamente lì che si piazza il nuovo singolo di Solo 1981, “Saturday Night (Tonight) / Crazy Man”, disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Estratto da V_WEIRD, album uscito il 20 febbraio 2026 per Karma Field Records, il doppio brano rappresenta il lato più istintivo e carnale del progetto. Niente filtri, niente compromessi: solo chitarre affilate, nervi scoperti e un’energia che scalpita per uscire dagli argini.

Saturday Night (Tonight)” è una valvola di sfogo in forma di canzone. Racconta quel bisogno quasi fisico di lasciarsi andare, di scrollarsi di dosso stress e pensieri accumulati e tornare a respirare davvero. È il suono di una fuga notturna, di luci intermittenti e libertà temporanea ma necessaria.

Sul lato opposto, “Crazy Man” cambia prospettiva ma non intensità: un invito diretto a non perdersi nel rumore inutile del rancore. Qui la solitudine non è un nemico, ma uno spazio fertile dove ritrovare equilibrio, magari abbracciando anche una certa dose di sana follia.

Ad accompagnare l’uscita c’è anche il videoclip ufficiale di “Saturday Night (Tonight)”, firmato da Stefano Giambastiani, che traduce in immagini l’urgenza e la tensione emotiva del brano, amplificandone l’impatto.




Dopo l’uscita di V_WEIRD, Solo 1981 continua a spingere sull’acceleratore anche fuori dai confini italiani. La promozione internazionale dell’album è stata curata da Wanikiya Records & Promotion, mentre il nuovo singolo approda anche sul mercato britannico grazie a Kick Down The Doors PR, agenzia che nel tempo ha lavorato con nomi fondamentali della scena punk e alternative come Buzzcocks e The Damned.
Dietro il progetto c’è Stefano Giambastiani, mente e motore creativo di Solo 1981, qui affiancato da Gianfranco Scarlino al basso e ai cori finali. Il disco è stato registrato da Matteo Teani presso il Tana del Lupo di Lucca, mentre mix e mastering portano la firma di Rosario Magazzino al Temple of Noise Studio.

“Saturday Night (Tonight) / Crazy Man” è un piccolo cortocircuito emotivo: due tracce che si muovono tra urgenza e consapevolezza, tra caos e ricerca di equilibrio. Rock contemporaneo che non chiede permesso.
Alzate il volume, il resto può aspettare.


Ascolta il singolo su Spotify

venerdì 20 marzo 2026

Rivelardes – Dolly Riff: punk rock a corto raggio, ma ad alto impatto




C’è un modo di fare punk rock che non ha bisogno di presentazioni lunghe, concetti arzigogolati o produzioni patinate. I Rivelardes lo praticano da anni, e con Dolly Rif tornano a spingere sull’acceleratore senza guardare lo specchietto.

L’EP è una corsa breve ma nervosa, di quelle che partono già in seconda e non scalano mai. Brani rapidi, strutture essenziali, ritornelli che entrano subito in circolo: il DNA è quello del punk rock più classico, con quell’energia che guarda agli anni ’90 ma senza sembrare una copia sbiadita. 

Le chitarre tagliano dritte, la sezione ritmica tiene tutto incollato con precisione quasi militare, mentre la voce resta ruvida, sporca il giusto, perfetta per un suono che non cerca mai di addolcirsi. Non c’è spazio per riempitivi: ogni pezzo fa il suo lavoro e lo fa in fretta.

Dentro Dolly Rif si respira quella sensazione familiare di garage sudato e amplificatori al limite, ma con una consapevolezza che arriva da anni di strada. I Rivelardes non stanno reinventando nulla, ed è proprio questo il punto: suonano quello che vogliono, come vogliono, senza compromessi.
Il risultato è un EP compatto, diretto, che funziona meglio quando lo lasci scorrere tutto d’un fiato, come una sigaretta accesa fuori dal locale dopo il concerto. Breve, intenso, necessario.

“SILENZIO”: il nuovo singolo dei BlackStars



C’è un momento preciso, quasi invisibile, in cui ti accorgi che tutto sta cambiando mentre tu stai ancora cercando le parole giuste per dirlo. I BlackStars lo hanno trasformato in suono, e quel suono si chiama “SILENZIO”, il nuovo singolo in uscita il 20 marzo per NEEDA Records, distribuito da Virgin Music Italia.

Il brano si muove su coordinate pop-punk ben definite, ma evita la comfort zone: chitarre affilate che si incastrano con precisione, batterie dritte come un treno in corsa e linee vocali che ti si appiccicano addosso già dal primo ascolto. Poi arrivano i cori, le gang vocals, e quel se-6jnso di collettività che sembra voler gridare più forte del tempo stesso. In mezzo, come glitch emotivi, spuntano inserti elettronici che aggiungono una patina contemporanea, quasi iperattiva, senza snaturare l’anima del pezzo.

Ma è nel contrasto che “SILENZIO” trova il suo vero peso specifico. Perché mentre la musica spinge in avanti, il testo tira il freno a mano dell’esistenza: racconta il disorientamento di quando tutto cambia forma senza chiedere permesso. La band lo descrive così:

“Con SILENZIO volevamo raccontare quella sensazione di disorientamento che si prova quando ci si rende conto che tutto cambia, anche le cose che pensavamo sarebbero rimaste sempre uguali. A volte senti il bisogno di fermarti per capire cosa sta succedendo intorno a te, ma il tempo continua ad andare avanti senza aspettarti.”
È una crepa emotiva che si allarga tra ciò che vorremmo trattenere e ciò che inevitabilmente scivola via. Ambienti, persone, certezze: niente resta fermo. E forse è proprio questo il punto più scomodo, ma anche più reale, che i BlackStars mettono sul tavolo senza filtri.
Giovane band di Bologna, i BlackStars stanno costruendo il loro percorso passo dopo passo, soprattutto dal vivo. Negli ultimi anni hanno calcato palchi come il FestivalPark e il Pontelungo Summer Festival, oltre a una lunga serie di club nel nord Italia. Hanno condiviso serate con nomi della scena alternative come SickTeens, Namida, WEL, JackOut e Klaus Noir, e nel 2025 sono stati ospiti della rassegna Morning Leaks a Casa Bontempi durante i giorni di Sanremo.
Con “SILENZIO”, la band alza ulteriormente l’asticella: un brano diretto, emotivo e generazionale, che non cerca risposte facili ma fotografa quel momento sospeso in cui tutto cambia, anche se non sei ancora pronto.
E mentre il mondo accelera, loro trovano il modo di farti fermare. Anche solo per tre minuti. 


giovedì 19 marzo 2026

"Arteries” è il primo LP degli Sludder: release show il 21 marzo


Certe volte i dischi non si ascoltano soltanto: scorrono. Come sangue caldo sotto pelle, come pensieri che non vogliono stare fermi. È esattamente quello che succede con Arteries, il primo LP degli Sludder, fuori da venerdì 13 marzo 2026.

Dopo quasi tre anni di gestazione, tra un EP (Sooner or Later) e un singolo stand-alone, la band di Brescia decide di togliersi la maschera dell’ironia e andare dritta al nervo scoperto. 

Arteries è un disco che non si nasconde: ogni traccia è un frammento emotivo, una crepa, una confessione condivisa. La scrittura collettiva diventa il vero motore del lavoro, trasformando l’album in una sorta di autoritratto corale, dove ogni membro lascia un’impronta riconoscibile.

Il titolo non è solo suggestione anatomica. Le “arterie” degli Sludder sono connessioni vive: tra persone, tra esperienze, tra quello che siamo e quello che ci succede intorno. Il risultato è un flusso continuo di emozioni che tiene insieme tensione e vulnerabilità, senza mai perdere slancio.

Sul piano sonoro, Arteries si muove in un territorio punk rock ampio e cangiante. Si passa dalle vibrazioni pop punk di Paranoid Clown a momenti più introspettivi come Selmont Sky e Squeaky Shoes, mentre tracce come Harvey’s Words e Valley profumano di skate punk californiano. Non mancano poi gli spigoli: The New Truth e Untold tirano fuori il lato più ruvido e diretto della band. È un viaggio che alterna melodia e graffi, senza mai perdere coerenza.

Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato da Carlo Maria Altobelli al Toxic Basement Studio di Carate Brianza, e uscirà per Tropical London Records anche in vinile, formato perfetto per un lavoro così fisico e pulsante.


Per chi vuole vedere queste “arterie” vibrare dal vivo, l’appuntamento è fissato per il 21 marzo 2026 al Carmen Town di Brescia, insieme a The Enthused e Still No One.


Gli Sludder arrivano al debutto sulla lunga distanza con un disco che non cerca scorciatoie: Arteries è un flusso diretto, sincero, a tratti nervoso, ma sempre vivo. E quando parte, difficilmente smette di scorrere.





mercoledì 18 marzo 2026

Campa lancia “L’ultima volta”, terzo singolo dal primo album

 
Certe canzoni non bussano, sfondano la porta. L’ultima volta di Campa è una di quelle: un singolo che graffia, pulsa e torna a mordere proprio dove fa più male. È il primo capitolo del 2026 per l’artista veneto, ma soprattutto è il terzo tassello di un percorso che porterà al suo debut album nei prossimi mesi.

Dopo Storie da raccontare e Come nei film, Campa alza ulteriormente la posta con un brano che mette sotto la lente quella bugia che tutti, prima o poi, ci raccontiamo: “questa è l’ultima volta”. Che sia un vizio, una relazione tossica o un pensiero ricorrente, il risultato non cambia. Domani si ricomincia da capo.

Il pezzo si muove su coordinate pop punk solide e senza fronzoli: chitarre tirate, ritmo serrato e un ritornello che si stampa in testa come un mantra sbagliato. Ma sotto la superficie catchy c’è un nervo scoperto. I versi sono crudi, diretti, quasi confessionali, e raccontano una quotidianità che stringe come una stanza senza finestre, fatta di monotonia e ansia che si accumulano giorno dopo giorno.

Campa riesce a trasformare questa spirale in musica senza edulcorarla, lasciando emergere tutto il peso dei “rimedi temporanei” e delle fughe in avanti, quei castelli di carta che crollano puntualmente alla prima folata di realtà. Il risultato è un brano che corre veloce ma lascia addosso una scia lunga, come certi pensieri che non si spengono nemmeno quando la canzone finisce...


Dietro al progetto c’è Luca Campagnaro, classe 1996, cresciuto tra le band punk della provincia veneziana prima di intraprendere la strada solista nel 2021. Un percorso costruito passo dopo passo, tra autoproduzione e chilometri macinati, che lo ha portato a farsi notare nella scena pop punk italiana.

Dai primi singoli pubblicati insieme al batterista Charlie Amendola fino alla collaborazione con Ince dei WEL nel 2024, il progetto ha preso forma e identità, arrivando a condividere il palco con realtà come i Sick Tamburo e a pubblicare nel 2025 l’EP Loop.

L’ultima volta non è solo un nuovo singolo: è una crepa che si allarga, un cerchio che si chiude e si riapre nello stesso istante. E se questo è l’antipasto del disco d’esordio, c’è da aspettarsi un album che non farà sconti a nessuno, nemmeno a chi lo ascolta.


Mother guardano alle stelle: fuori il nuovo singolo “Star Rover”


C’è chi guarda il cielo per sognare e chi lo fa per sopravvivere. I Mother scelgono entrambe le strade e pubblicano “Star Rover”, nuovo singolo che anticipa il debut album The Stars Within, trasformando l’alienazione quotidiana in un piccolo atto di resistenza emotiva.

Il titolo, preso in prestito dal romanzo di The Star Rover di Jack London, diventa il punto di partenza per un viaggio dentro le crepe della vita lavorativa contemporanea. In “Star Rover” il lavoro si trasforma in una gabbia simbolica: il tempo si vende a ore, i sogni si accorciano fino a diventare respiri trattenuti. Ma non è solo una discesa. Nel finale, tra le macerie della routine, si accende una luce: le stelle non sono più fuga, ma direzione.

Dal punto di vista sonoro, il brano si muove come un organismo vivo. Le strofe respirano, controllate e sospese, mentre i ritornelli esplodono in un fuzz caldo e denso che strizza l’occhio all’alternative rock anni ’90. Poi arriva il cambio di pelle: un bridge che affonda le radici nel post-hardcore anni ’80, nervoso e pulsante. La voce segue ogni scossa, passando da sussurro introspettivo a grido teso, cucendo insieme le emozioni senza mai lasciarle cadere.
E quando pensi di aver capito la traiettoria, la coda ribalta tutto: progressioni più luminose e armonizzazioni vocali dal gusto britpop, con un’eco lontana dei The Beatles, aggiungono una nuova dimensione al racconto. È come uscire da un tunnel e ritrovarsi sotto un cielo inatteso.

Il singolo è stato registrato, co-prodotto, mixato e masterizzato da Matteo “Ciube” Tabacco al Raptor Studio, mentre il video – che accompagna l’uscita – è firmato da Saverio Cazzin. Un lavoro corale che riflette l’identità di una band in continua evoluzione.


Bio
Nati nel 2017 in provincia di Venezia, i Mother mescolano tensione emotiva e urgenza sonora, muovendosi tra suggestioni alternative e radici hardcore. Dopo l’EP Love Vision e diversi live condivisi con realtà della scena internazionale, il gruppo arriva oggi a un punto cruciale del proprio percorso.
Star Rover” non è solo un singolo: è una crepa nel cemento della routine, da cui filtra qualcosa di ostinatamente luminoso. Una canzone che non promette salvezza facile, ma indica una direzione. E a volte basta quello per rimettersi in moto.