venerdì 20 febbraio 2026

“Tense Resistance” il nuovo singolo dei Good morning Cernobyl


Tense Resistance” è l’ultimo singolo dei Good Morning Cernobyl', e suona come un pugno di nervi scoperti nel petto. 

La canzone è un’esplosione nervosa di chitarre taglienti, batteria incalzante e voce che non conosce mezze misure: è un attacco frontale alla staticità, un richiamo alla resistenza individuale in un mondo che tenta di imbrigliarti. In pochi minuti i punk perugini condensano tutta la loro energia cruda e feroce in un mantra di ribellione sonora.

Il brano non cerca compromessi melodici ma vuole farsi sentire, scuotere e lasciare un segno – proprio come fa la scena DIY della band dal 2018, quando i GMC hanno iniziato a portare il loro punk diretto tra Perugia e Milano.


Tense Resistance” è un esempio di tensione e attitudine: nervi tesi, ritmo che non rallenta mai, e quella sensazione che qui non si cede nemmeno un centimetro. È un singolo che pulsa, vibra e punta dritto alle corde più sensibili di chi ama il punk senza fronzoli.




Already Buried – “Nice Shoes” Fuori il nuovo singolo che anticipa l'EP di debutto


Due minuti e ventuno secondi. Tanto basta agli Already Buried per trasformare l’aria in cemento armato e le casse in un campo di battaglia. “Nice Shoes”, secondo singolo della band milanese, è hardcore brutale come un pugno in faccia dato senza preavviso, con riff metal che ringhiano e breakdown pronti a far collidere le spalle sotto palco.

Il brano corre veloce, nervoso, costruito su groove pesanti e stacchi taglienti. I ritornelli sono ritmati, ossessivi, da urlare a squarciagola mentre il pavimento vibra sotto lo slam dancing. 

Nel testo si respira un immaginario urbano cupo e decadente, un paesaggio fatto di fantasmi digitali e fede ridotta a notifica push:
The streets are fucking full of ghosts
I breathe the last remains of God
you have to read his message on your phone

Ripetizione e martellamento amplificano il senso di disagio e disconnessione. “Nice Shoes” è uno statement chiaro: nessun compromesso, nessuna nostalgia patinata.
Solo avanzare, a testa bassa.


Nati a Milano nell’aprile 2024 dopo un lungo periodo di inattività, gli Already Buried riuniscono membri già coinvolti in realtà influenti della scena hardcore italiana come Abel Is Dying e To The Embers. Il loro obiettivo è stato fin dall’inizio quello di lasciarsi alle spalle il passato musicale per costruire qualcosa di nuovo, ispirato all’hardcore anni ’90 e 2000 ma contaminato da groove metal e da un approccio moderno, dinamico, progressivo
.
Il risultato prende forma in sei tracce registrate in modalità DIY durante il 2025, poi mixate e masterizzate presso SPVN Studio. Un suono pesante, diretto, che fonde l’aggressività cruda dei primi Duemila con riff metallici più massicci e breakdown pronti a esplodere live. Una rivisitazione contemporanea dell’intensità old school, alimentata dall’energia delle nuove generazioni hardcore.

Nice Shoes” anticipa l’EP di debutto previsto per questa primavera e sarà disponibile dal 20 febbraio su tutte le piattaforme di streaming e su Bandcamp. Contenuti visual su YouTube e Instagram seguiranno il lancio.

Se questo è solo il secondo colpo, l’EP promette di essere una detonazione controllata nel cuore della scena



giovedì 19 febbraio 2026

Spaventapassere – “Enoclitech”: dodici dosi di punk rock terapeutico dalla Valle del Rubicone


C’è chi va in terapia. C’è chi corre. E poi ci sono gli Spaventapassere, che dal 2010 trasformano la quotidianità in chitarre sparate e ritornelli da urlare sotto palco. Il 18 febbraio 2026 segna il ritorno della band romagnola con “Enoclitech”, quarto album in studio, fuori per Arrosti Records, Flamingo Records, Rumori in Cantina Records e Decibel Records.

Dodici tracce, dodici fendenti melodici, dodici storie che raccontano la vita di provincia con ironia affilata e zero filtri. Il loro marchio di fabbrica resta intatto: punk rock melodico, testi in italiano, attitudine DIY cucita addosso come una toppa sulla giacca di jeans.
Punk rock terapeutico, ma senza ricetta medica
Gli Spaventapassere lo chiamano “punk rock terapeutico”. Non è uno slogan, è un metodo di sopravvivenza. Dentro Enoclitech convivono sarcasmo, frustrazione, leggerezza e quella capacità tutta romagnola di sdrammatizzare anche quando la realtà prova a farti lo sgambetto.

L’album era stato anticipato dai singoli “Romualdo” (2025) e “Maremmano” (2026), entrambi accompagnati da videoclip, che avevano già acceso la miccia tra fan storici e nuovi curiosi. Brani diretti, ritmiche serrate e cori che sembrano nati per essere cantati con una birra in mano e la voce un filo troppo alta.
Nel disco trova spazio anche un featuring che allarga il respiro sonoro: nella traccia 11, La burdela de bosch, entra la sezione fiati di Iesse, aggiungendo una sfumatura skacore che fa vibrare il pezzo come una festa di paese finita bene.


Nati a Cesena nel 2010, gli Spaventapassere hanno costruito il loro percorso passo dopo passo, palco dopo palco. Dal primo demotape del 2013 fino a dischi come L’Importante è sborrare, Addosso o Contro e Coppe da Bancomat, la band ha macinato oltre 150 concerti in tutta Italia, isole comprese, consolidando una presenza solida nella scena indipendente.

Autoproduzione, supporto di etichette underground, split, compilation, aperture importanti: il loro cammino è quello tipico delle realtà che crescono dal basso, senza scorciatoie, ma con convinzione.
Release party e nuove date
Enoclitech” è disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato CD. 

La presentazione ufficiale dal vivo è fissata per il 27 febbraio al Resina Drink Lab di Longiano (FC), data che darà il via ai concerti promozionali.
La line up resta quella che negli anni ha cementato il suono della band:
Gianpi – voce, chitarra
Sarti – chitarra, voce
Jek – basso, voce
Tava (Mr X) – batteria, cori

Con Enoclitech, gli Spaventapassere non reinventano il punk rock. Lo abitano, lo lucidano, lo riempiono di storie vere e lo restituiscono con la stessa energia di sempre. È un disco che non pretende di salvarti la vita, ma può sicuramente migliorarti la serata. E a volte basta quello. 






mercoledì 18 febbraio 2026

Récord Mundial: il nuovo disco ora vive anche in CD e cassetta


Ci sono dischi che nascono per lo streaming. E poi ci sono dischi che pretendono di pesare tra le mani, di graffiare le dita con il cartoncino del digipack, di frusciare dentro un mangianastri come un animale notturno. 

I Récord Mundial hanno deciso di stare dalla parte della materia. Dopo mesi di lavoro sul lancio digitale, la band annuncia l’uscita fisica del loro ultimo lavoro, disponibile ora in CD e in una tiratura limitatissima su cassetta, con distribuzione completamente indipendente.
Un gesto che è quasi una dichiarazione politica: la musica non è solo un file, ma un oggetto da custodire, scambiare, spedire, infilare nello zaino prima di un concerto. 


Full Length in CD Digipack
Il disco esce in formato CD digipack, coeditato da:
Chivani Records
Zaragoza Desorden
Tasty Records
La produzione è stata curata da Factoría del Ruiu, a garanzia di un’edizione pensata nei dettagli, non come semplice supporto ma come estensione visiva e tattile delle canzoni.

Singles in cassetta – edizione molto limitata

Per chi ama il romanticismo magnetico del nastro, arrivano anche i singoli in cassetta, coeditati da:
Chivani Records
Tasty Records

Le cassette sono state realizzate da Cintas Nómadas e saranno disponibili in quantità ridottissime. Oggetti per collezionisti, ma anche per chi considera il “click” del tasto play un piccolo rito personale.
Dove trovarlo
Il disco è acquistabile tramite lo shop online di Tasty Records, con spedizioni in tutta la Spagna. Per invii o scambi internazionali è possibile contattare direttamente l’etichetta.
In un’epoca che consuma tutto con uno swipe, i Récord Mundial scelgono la lentezza, il dettaglio, il peso specifico delle cose. E ricordano che il punk, prima di essere playlist, è sempre stato carta stampata, mani sporche di colla, pacchi spediti con amore e ostinazione.

Kauz Of Affliction, ritorno a quattro zampe con “I Just Wanna Hang With My Dog”


Ci sono giorni in cui il mondo sembra un open space pieno di notifiche, aspettative e conversazioni inutili. 

E poi c’è il cane, che ti guarda come se fossi l’unico essere umano degno di esistere. È da questo cortocircuito emotivo che nasce “I Just Wanna Hang With My Dog”, il nuovo singolo dei Kauz Of Affliction: una scheggia punk cruda e senza filtri, che preferisce l’odore del pelo bagnato al profumo stantio delle convenzioni sociali.

Il brano è corto, veloce, diretto. Nessun giro di parole, nessun compromesso. Chitarre serrate, voce aggressiva, sezione ritmica che corre come un levriero liberato dal guinzaglio. L’attitudine è quella di sempre, viscerale e onesta, ma con una vena sarcastica ancora più marcata. Il titolo suona quasi come una battuta, ma dentro c’è tutto: burnout, disconnessione, voglia di sparire dal radar collettivo e restare solo con chi ti è fedele senza chiedere spiegazioni.


I Just Wanna Hang With My Dog” è un dito medio alle aspettative sociali, ma anche una dichiarazione d’amore alla forma più semplice e pura di lealtà. In un’epoca che ti vuole sempre performante, social, presente, i Kauz Of Affliction scelgono la fuga domestica, il divano sfondato, la passeggiata al parco come atto politico.
Il singolo è stato mixato e masterizzato da Riccardo Daga presso i Titans Lab Recording Studio, garanzia di un suono potente e compatto, che colpisce duro senza perdere nitidezza. L’uscita è targata Too Loud Records, consolidando la sinergia tra band, etichetta e studio.




Ad accompagnare il brano arriva anche un video ufficiale che promette di tradurre in immagini la stessa energia ruvida e senza compromessi della traccia, trasformando il disagio quotidiano in narrazione visiva cruda e coerente con lo spirito del pezzo.
Con “I Just Wanna Hang With My Dog”, i Kauz Of Affliction ribadiscono la loro identità: niente maschere, niente filtri, solo punk rock onesto, suonato forte e chiaro. E se proprio dobbiamo scegliere con chi passare la serata, forse la risposta è già lì, scodinzolante, che aspetta alla porta.



martedì 17 febbraio 2026

17 artisti reinterpretano i Bright Eyes per Waddafuzz Records


Ci sono band che si ascoltano. E poi ci sono band che si abitano. I Bright Eyes appartengono alla seconda specie: rifugio per giorni storti, specchio incrinato in cui guardarsi senza filtri, voce capace di pronunciare quello che resta bloccato in gola. Da oltre vent’anni il loro songwriting ci ricorda che la fragilità non è un difetto di fabbrica, ma un carburante potentissimo: può diventare rumore, sussurro, catarsi.

Da questa eredità emotiva prende forma un nuovo album tributo pubblicato da Waddafuzz Records: diciassette brani affidati ad artisti italiani e internazionali che hanno scelto di spogliarsi, prima ancora che reinterpretare. Qui le cover non indossano abiti eleganti. Camminano scalze. Sono riletture intime, registrazioni emotive spesso lo fi nello spirito, che trattano le canzoni dei Bright Eyes come pagine di diario da riscrivere nel cuore della notte, con la stanza illuminata solo da una lampadina stanca.

La compilation, curata da Carlo Pinchetti, riunisce un mosaico di sensibilità: Urali, Lowinsky, Andy Kaam, Gigi Giancursi, Right Profile, Dan on the Moon, Soviet Malpensa, Jim Mannez, Bleak Streak, Tum, Carlo Pinchetti, Ed, Jet Black Hair, Long White Clouds, swan•seas, Girless. Un elenco che sembra una costellazione indie, dove ogni nome brilla con una luce diversa ma partecipa alla stessa orbita emotiva.

C’è chi asciuga gli arrangiamenti fino a lasciarne solo l’ossatura, chi dilata i silenzi, chi sporca le melodie con una grana più ruvida. L’obiettivo non è replicare la forma originale, ma custodirne l’essenza. È un disco coeso nella sensibilità, ma vario nei linguaggi: folk che si fa confessione, indie rock che vibra sottopelle, ballate che respirano lente come polmoni dopo un pianto liberatorio.

Tra i brani già ascoltabili spiccano “Jejune Stars” nella versione di Lowinsky e “You Will” reinterpretata da Ed, due esempi di come queste canzoni possano cambiare pelle senza perdere anima. Non si tratta di nostalgia, ma di continuità emotiva: le canzoni dei Bright Eyes diventano materia viva, attraversano nuove mani, nuove stanze, nuove solitudini.

Artwork firmato da Giorgia Barbieri, perfettamente in linea con l’atmosfera raccolta e viscerale del progetto.
Un album da ascoltare in cuffia, quando il mondo fuori sembra troppo silenzioso o eccessivamente rumoroso. Un omaggio che non celebra soltanto una band, ma un modo di sentire, fragile e feroce insieme.

PUNK IN VALLEY #4: Sabato 21 Febbraio l’underground piemontese infiamma la Val di Susa


In Val di Susa il punk non è solo un genere, è una scossa tellurica che risale i tornanti e fa vibrare i vetri. E sabato 21 febbraio quella scossa avrà un nome preciso: PUNK IN VALLEY #4.

FMS Fck MainStream e la Taverna Tortuga tornano a unire le forze per il quarto capitolo di un appuntamento che, stagione dopo stagione, si sta ritagliando uno spazio necessario per chi vive l’underground come linguaggio quotidiano. Dalle realtà emergenti alle firme che hanno scritto pagine importanti della scena piemontese e nazionale, l’attitudine resta la stessa: palco basso, volume alto, zero compromessi.

Direttamente da Torino, gli OH DiE! arrivano alla loro prima data ufficiale con la nuova formazione. E basta leggere i nomi per capire che non si tratta di un progetto qualsiasi: Paolo degli Arturo, Tino dei C.O.V. e Nitto dei Linea 77. Una sorta di supergruppo sabaudo che mette insieme esperienza, visione e una fame ancora intatta.
Il loro primo disco, “OH DiE! OR DiE!”, ha già messo in chiaro le coordinate: brani in larga parte strumentali, batteria e basso a guidare la carica, un tessuto elettronico a saldare rock pesante, new wave e pulsazioni techno. Una miscela densa, che non si limita a spingere ma stratifica.
Ora la band è al lavoro sul nuovo album, in uscita nel 2026, che vedrà Nitto alla voce in pianta stabile. L’ingombro sonoro si allarga, le linee vocali oscillano tra rap serrato ed esplosioni melodiche, e da quello che si è potuto ascoltare in anteprima il risultato promette di essere una detonazione controllata. Dal vivo, il rischio di crepe nei muri del Tortuga è tutt’altro che simbolico.

A condividere il palco ci saranno i THE SOFT SEERS, quattro ragazzi di Bra (CN), vincitori del contest al Torino Comix ideato dal Joey’s Garage. Post punk e alt rock che guardano a The Velvet Underground, Joy Division e The Cure senza trasformare le influenze in reliquie.
C’è tensione, c’è atmosfera, ma anche una freschezza che evita la nostalgia da museo. La loro presenza aggiunge un contrappunto interessante alla furia più contaminata degli OH DiE!, costruendo una line up che gioca su dinamiche diverse ma complementari.

Info utili

PUNK IN VALLEY #4
Sabato 21 febbraio
Taverna Tortuga – fraz. Vernetto 18q, Chianocco (Valle di Susa, Torino)

A pertura locale ore 18.30
Inizio live ore 22.00
Ingresso libero
Possibilità di prenotare cena
Prenotazioni cena (solo WhatsApp):
351 3993564 / 345 3758402
Info line: 377 3172575 (RENO)
Mail: punkreno@yahoo.it

In un’epoca in cui tutto tende a diventare algoritmo e playlist, serate come questa ricordano che il punk resta soprattutto una questione fisica. Sudore, casse che tremano, sguardi che si incrociano sotto il palco. In Valle, per una notte, l’underground torna a essere superficie viva.

sabato 14 febbraio 2026

Io e i Gomma Gommas: “Felicità” diventa pogo per i 25 anni di carriera


Osimo alza il volume e si infila le ginocchiere. Io e i Gomma Gommas celebrano 25 anni di attività con una scelta che è insieme dichiarazione d’amore e atto vandalico sonoro: la loro versione di Felicità, storico cavallo di battaglia di Al Bano e Romina Power, viene centrifugata in chiave punk e trasformata in un pogo contagioso.

Il risultato è una scarica elettrica che conserva l’innocenza melodica dell’originale ma la veste di chitarre serrate, batteria martellante e cori da urlare con il pugno alzato. Se l’originale era cartolina da villaggio turistico, qui siamo sotto il palco, birra in mano e sorriso largo.
Un disco di cover anni ’80 (con l’elastico tirato al massimo)

Felicità” è il primo singolo estratto da un album di dieci cover anni Ottanta in uscita in primavera. Un progetto nato e registrato nel Gommastudio, ritagliando tempo tra un concerto e l’altro del 2025, e poi rifinito al Dyne Engine Studio con il mix di Manuele Pesaresi.

Un lavoro che sa di sala prove, amicizia e chilometri macinati insieme, con quell’attitudine DIY che da sempre caratterizza la band marchigiana.

L’idea non è nostalgia, ma riappropriazione: prendere brani entrati nell’immaginario collettivo e farli esplodere in una nuova dimensione, più ruvida, più sudata, più Gommas.

Il videoclip: aerobica, fluo e autoironia
Ad accompagnare il singolo c’è un videoclip che è un tuffo senza salvagente negli anni ’80: colori fluo, look improbabili e una valanga di autoironia.

La band si diverte tra sessioni di aerobica e improbabili esercizi in palestra, trasformando la celebrazione dei 25 anni in un allenamento collettivo a ritmo di power chord.


Tra le comparse spuntano Miché, storico tuttofare del gruppo, e due ex bassisti delle precedenti formazioni, Verdo e Ricca. Un modo per dire che questo traguardo è una festa condivisa, una reunion permanente fatta di facce amiche e storie intrecciate.
Volevamo celebrare i nostri 25 anni con qualcosa di iconico e ironico: cantate con noi mentre torniamo in forma! Ahahah” raccontano Io e i Gomma Gommas.

E l’invito è chiaro: cantare, saltare, sudare. Perché se la felicità era un bicchiere di vino con un panino, oggi è un ritornello urlato sotto cassa dritta.






venerdì 13 febbraio 2026

Ændriu – “ARIA”: quando il potere stringe la gola e la musica diventa ossigeno



C’è un momento preciso in cui il rumore smette di essere sottofondo e diventa allarme. Con “ARIA”, il nuovo singolo di Ændriu, quel momento arriva senza bussare: è un pugno lucido, una presa di posizione che non cerca scorciatoie né metafore comode.

Il brano affronta frontalmente il tema della violenza e dell’abuso di potere, puntando il dito contro le derive autoritarie che, anche nei sistemi democratici più consolidati, si insinuano come crepe nell’asfalto. In questo scenario, la repressione diventa linguaggio istituzionale, la forza si traveste da ordine e il dissenso viene trattato come un’anomalia da correggere.

ARIA” racconta la perdita di libertà come una sottrazione progressiva di spazio vitale. Non è solo una questione politica, è una questione fisica: protestare, dissentire, non allinearsi può significare trovarsi davanti alla stessa risposta, sempre più brutale, fino a togliere ciò che è essenziale. Il respiro. L’aria. Una parola semplice che diventa simbolo primordiale, quasi biologico. Senza aria non si canta, non si urla, non si vive.

Il testo denuncia un modello sociale in cui gli interessi economici e privati sovrastano il bene collettivo, dove il potere si costruisce scudi legislativi su misura e usa la forza come deterrente. Ma il brano non si esaurisce nella rabbia. Dentro la tensione c’è una scintilla di resistenza: l’idea che il silenzio non sia l’unica opzione, che l’unione possa diventare vento contrario, che prima o poi ciò che opprime venga respinto.

Dal punto di vista sonoro, “ARIA” è coerente con la filosofia DIY che da sempre accompagna il progetto Ændriu: diretto, urgente, senza sovrastrutture decorative. Il singolo è stato registrato agli Attitude Studio di Milano da Gianluca Veronal e Alessandro Strada, mixato e masterizzato da Veronal e prodotto da Andrea Botti. Attorno a lui si muove una band solida: Marco Ruggiero alla batteria, Riccardo Ruggiero al basso e Luca Pupino alle chitarre.

Andrea Botti, mente e cuore del progetto, porta con sé un percorso che affonda le radici negli anni Novanta dell’underground milanese. Dalle collaborazioni con i Norelax ai tour europei, fino all’ingresso nei Punkreas nel 2014, la sua traiettoria è quella di chi ha attraversato palchi e retroscena con la stessa intensità.

Parallelamente, ha costruito una carriera dietro le quinte come fonico, tour manager e direttore di produzione, lavorando con artisti come Subsonica, Niccolò Fabi e Baustelle. Un doppio sguardo che rende la sua scrittura ancora più consapevole.
Dopo “Vuoto” del 2025, un’esplosione compatta di ferocia e melodia, “ARIA” conferma la capacità di Ændriu di trasformare osservazione sociale e inquietudine in materia sonora viva, pulsante. Non è un brano che cerca approvazione, ma ascolto attivo. Non chiede consenso, chiede presenza.
In un tempo in cui l’aria sembra rarefatta, Ændriu sceglie di alzare il volume. E ricordare che respirare, oggi, può essere già un atto politico.

ASCOLTA IL SINGOLO:




Trauma – “Dentro il mio rumore”: il conflitto che diventa detonazione sonora


Venerdì 13 febbraio 2026 non è solo una data sul calendario. È una crepa. Da quella fessura esce “Dentro il mio rumore”, il nuovo singolo dei Trauma, band punk hardcore nata tra Milano e Pavia che continua a trasformare l’inquietudine in materia viva.

Il brano è un viaggio a fari spenti dentro il conflitto interiore. Non quello elegante, da citazione sottolineata. Quello vero. Quello che ti sveglia alle tre di notte e ti lascia con il cuore in modalità overdrive. “Dentro il mio rumore” racconta la fatica di restare in equilibrio mentre la mente accelera, stratifica, implode. Pensieri e tensioni si accavallano fino a creare un frastuono costante, un ronzio che non concede tregua.

La città diventa cassa di risonanza. Luci artificiali, asfalto che riflette ombre, notti che sembrano non finire mai. È in questo scenario che prende forma l’immagine più potente del pezzo: due vite nello stesso respiro. Una che scalpita, rabbiosa, pronta a spaccare tutto pur di sentirsi viva. L’altra che vorrebbe dissolversi, spegnere il volume, sparire dal campo visivo del dolore. 

Dualismo puro, senza filtri.
Musicalmente i Trauma non fanno sconti. Le chitarre sono lame che fendono l’aria, la sezione ritmica corre come un treno senza stazioni intermedie, la voce non interpreta ma si espone, si graffia, si consuma. Nessuna ricerca di abbellimento, nessuna posa. Solo urgenza. Solo necessità. Il suono è nervoso, diretto, coerente con quell’attitudine DIY che accompagna la band fin dagli esordi.

Nati nel 2022 tra Milano e Pavia, i Trauma hanno iniziato registrando un demo in presa diretta, scegliendo fin da subito la via più autentica e meno comoda. I live intensi e un primo album li hanno fatti emergere nella scena underground del Nord Italia, grazie a un equilibrio tra radici old school e sensibilità contemporanea. Al centro, sempre, resistenza e verità.

Dentro il mio rumore” non offre soluzioni e non promette pace. Fa qualcosa di più importante: riconosce il caos. Lo mette al centro del palco, lo illumina e lo lascia urlare. In un’epoca che chiede di essere performanti anche nel dolore, i Trauma scelgono di restare vulnerabili e feroci allo stesso tempo.

Perché il rumore, a volte, non va silenziato. Va suonato fino in fondo.

giovedì 12 febbraio 2026

Plastic Lung: “DEMO1 (electric therapy)” è una scossa post punk che arriva da Campobasso


Certe demo non chiedono permesso. Entrano nella stanza, rovesciano le sedie e ti fissano negli occhi. “DEMO1 (electric therapy)”, primo lavoro dei Plastic Lung, appartiene a questa categoria: un biglietto da visita ruvido, nervoso, completamente autoprodotto e orgogliosamente DIY.


Nati a Campobasso nel 2025, i Plastic Lung sono un power trio formato da Piergiorgio ed Angelo, già nei Blind Ride, insieme a Domenico. Tre musicisti che scelgono di ripartire dall’essenziale: chitarra, basso, batteria e un’urgenza che pulsa sotto pelle. Il loro suono è un post punk veloce e frenetico, con innesti post hardcore che trasformano ogni brano in una corsa contro qualcosa. O forse contro qualcuno. Più probabilmente contro sé stessi.


DEMO1 (electric therapy)”, pubblicato lo scorso 9 gennaio su Bandcamp, YouTube e Soundcloud, è un lavoro asciutto ma tutt’altro che minimale. Le tracce alternano scatti quasi schizofrenici a momenti più cupi e drammatici, dove la tensione si fa densa e sembra respirare a fatica. Il titolo non è casuale: qui l’energia non è solo elettrica, è terapeutica nel senso più brutale del termine. Una terapia d’urto che non addolcisce nulla, ma ti costringe a sentire tutto.
Le chitarre graffiano con linee taglienti e nervose, la sezione ritmica è serrata, spesso incalzante, capace di creare un senso di costante instabilità. La voce si muove tra disperazione e rabbia trattenuta, senza mai scivolare nella posa. C’è una componente emotiva forte, quasi febbrile, che rende il progetto credibile e urgente.
Interessante anche la scelta distributiva: niente piattaforme mainstream, solo canali diretti e qualche copia CD stampata in totale autonomia. Una decisione coerente con l’attitudine della band, che sembra voler costruire il proprio percorso passo dopo passo, lontano da filtri e compromessi.

“DEMO1 (electric therapy)” non è un punto di arrivo, ma un detonatore. Un primo capitolo che mostra chiaramente le coordinate sonore dei Plastic Lung e lascia intravedere margini di evoluzione importanti. Se questo è l’inizio, Campobasso potrebbe aver appena acceso una nuova miccia nel sottobosco post punk italiano.
Per chi ama sonorità tese, nervose e senza anestesia, l’ascolto è consigliato. E possibilmente a volume alto.

Bandcamp:

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Multilink:

mercoledì 11 febbraio 2026

ZONA: il nuovo singolo “Deserto”


Ci sono brani che nascono da un dettaglio fisico e finiscono per raccontare qualcosa di molto più grande. Deserto, il nuovo singolo degli ZONA, parte da una condizione concreta e limitante e la trasforma in una metafora che scava a fondo, lasciando addosso una sensazione di arsura emotiva difficile da ignorare.

Il testo prende forma dall’impossibilità di respirare correttamente attraverso il naso, una situazione che porta con sé insonnia, perdita di olfatto e gusto, una sete costante e una percezione alterata del corpo. Da qui si apre uno spazio simbolico potente: un deserto interiore fatto di affaticamento, isolamento e disagio, dove anche un atto primordiale come respirare diventa una lotta quotidiana. Non c’è autocommiserazione, ma una lucidità cruda che rende il racconto universale e immediatamente riconoscibile.

Sul piano musicale, gli ZONA costruiscono Deserto come se fosse una colonna sonora distorta. Le suggestioni ampie e quasi cinematografiche, che richiamano certe atmosfere di Ennio Morricone, si intrecciano con un hardcore duro, compatto, senza fronzoli. Il contrasto tra spazi aperti e impatto frontale è netto e funziona proprio perché non cerca compromessi: da una parte l’immaginazione, dall’altra la realtà che colpisce allo stomaco.

Il risultato è un brano viscerale, che suona ruvido ma lascia respirare le immagini, muovendosi su territori che possono parlare agli ascoltatori di Refused, Biohazard ed Entombed, pur mantenendo un’identità ben riconoscibile. Deserto non è solo una canzone, ma uno stato mentale messo in musica.
Il singolo è accompagnato da un videoclip diretto da Maurizio del Piccolo, che traduce visivamente il senso di isolamento e disagio al centro del brano.


Gli ZONA nascono a Vigevano (PV) alla fine del 1994, fondati dal chitarrista Francesco Capasso (aka Killa) e dal frontman Diego Quartara. Fin dagli esordi definiscono un sound che mescola hardcore e crossover, con testi diretti in italiano, condividendo il palco con artisti internazionali e suonando come headliner in tutta Italia. Tra il 1994 e il 2000 pubblicano due album in studio, un live e partecipano a numerose compilation, diventando una realtà solida della scena nazionale.

Dopo una lunga pausa durata circa vent’anni, la band torna con una nuova formazione che include Marco Di Salvia alla batteria e Luigi Modugno (Lo Slavo) al basso. Il ritorno prende forma con Anormalità nel 2020, seguito da una serie di singoli pubblicati tra il 2024 e il 2025, tutti accompagnati da videoclip firmati da Maurizio del Piccolo e registrati presso gli Ivory Tears Music Works Studio. Nell’agosto 2025 arriva la firma con il management Sorry Mom! e l’annuncio di un nuovo lavoro discografico previsto per marzo 2026.

Nel frattempo, Deserto è fuori ora e rappresenta un altro tassello importante di questo nuovo corso: diretto, intenso, e capace di trasformare il disagio in racconto condiviso.

Guarda il videoclip di Deserto:




Ascolta Deserto sulla tua piattaforma preferita:

ZONA online

martedì 10 febbraio 2026

Belintesta tornano con “Ancora Oggi” insieme a Desa KSK


Con “Ancora Oggi” i Belintesta tornano in scena con una traccia che suona come un diario in formato punk rock: energia nuda, frasi scarne e un’alchimia sonora che unisce chitarre nervose, ritmo serrato e un rap che non cerca fronzoli ma anima.

Pubblicato il 29 gennaio 2026, il singolo è una cavalcata di 3 minuti e 36 secondi che non lascia spazio a pause inutili, perfetto per chi ama l’urgenza di un pezzo che si vive d’istinto. 

In “Ancora Oggi” la scrittura si intreccia con immagini di vita quotidiana: ricordi, sogni spezzati, riflessioni che emergono senza necessariamente trovare una chiusura definitiva. È un testo che respira come una conversazione sincera, senza filtri, e che incastra malinconia e ironia in un continuum di immagini che restano impresse.


La presenza di Desa KSK non è un vezzo estetico ma un elemento che rafforza il carattere del brano: il suo flow aggiunge carisma e una prospettiva narrativa complementare, come due voci che si specchiano e si spingono a vicenda verso un racconto più completo. 

Li senti dialogare con le parole e con la musica, rendendo “Ancora Oggi” un pezzo che vive di impulso e memoria più che di definizioni.

Il cuore pulsante della produzione resta una tensione punk rock autentica: chitarre taglienti, ritmo che va dritto, una semplicità apparente che in realtà è frutto di una scelta stilistica precisa. La canzone sembra dire: “questa sono io, con tutto ciò che non si può spiegare a parole”.

Registrato presso il Keyeff Studio e mixato al SudestStudio da Stefano Manca, il sound mantiene una ruvidità elegante: non un rumore di troppo, non un rifinitura superflua, ma piuttosto la giusta consapevolezza di lasciare che gli spigoli raccontino la verità di quello che si sente.

Ancora Oggi” è un brano che vive di energia, istinto e emozioni grezze, perfetto per chi ama il punk rock come forma di racconto onesto, senza etichette, e come lente per osservare la vita di tutti i giorni con occhi sinceri e senza compromessi




lunedì 9 febbraio 2026

LA GASTERATA VOL. 02 Il festival DIY di Gasterecords Sabato 21 Febbraio


Quando un’etichetta vive davvero la scena, il risultato non può che essere una festa. La Gasterata Vol. 02 è questo: il festival ufficiale di Gasterecords, un concentrato di punk rock, alternative e cantautorato dall’anima ruvida, senza filtri e senza compromessi.

L’appuntamento è fissato per sabato 21 febbraio, dalle 21:00, nella saletta di Musicattiva a Cologno al Serio (BG).

L’ingresso è rigorosamente libero,, perché lo spirito DIY non chiede permessi e non presenta biglietti.

Questa seconda edizione nasce dalla collaborazione tra Musicattiva e Gasterecords e rilancia con una formula doppio palco: uno elettrico e uno acustico.

Sul palco si alterneranno quattro band e un cantautore dell’etichetta, per una serata che promette distorsioni, sudore e quella sana urgenza che tiene in piedi la scena.

Line-up

HAKARI
Alternative rock a due chitarre, basso e batteria. Nel 2024 hanno pubblicato l’album d’esordio Hakari, un lavoro che gioca con le influenze e le ribalta, muovendosi in territori imprevedibili.
Per chi ama l’alternative che non resta fermo.

JIM MANNEZ
Alias Andrea Manenti, già attivo nella scena alternative bergamasca con Le Madri degli Orfani. Oggi porta avanti un progetto solista dal cuore punk e dall’anima folk.
Alla Gasterata presenterà in anteprima il nuovo album Folk Caverna.

JERRY MOOVERS
Punk rock diretto, veloce, senza fronzoli. Attivi dal 2011 e parte integrante del collettivo Gasterecords, continuano a macinare chilometri e riff.
L’ultimo EP è 28%, ma l’attitudine è già a pieno regime.

T-REX SQUAD
Nati quasi per gioco nel 2019, mettono insieme esperienze diverse della scena punk-hardcore italiana. Tra Bologna e Ferrara, il loro sound oscilla tra punk rock, oi! e hardcore melodico.
All’attivo due EP e un album appena pubblicato: #manifesto.

CRANCY CROCK
Punk rock italiano dal 1997. Autentici, diretti, senza compromessi.
Riff potenti, testi chiari e un’attitudine che parla da sola. Sul palco: energia pura.

INFO EVENTO
Musicattiva – Via Rosmini 8, Cologno al Serio (BG)
Ingresso libero
Sabato 21 febbraio 2026 – dalle 21:00

venerdì 6 febbraio 2026

Sura’s Punk Party Rock Night: a Musile di Piave con Maybe Wonders e Verdesca


Sabato 7 febbraio 2026 segna l’inizio di qualcosa di nuovo: al Bar L’Incognita di Musile di Piave va in scena la Sura’s Punk Party Rock Night, una serata che nasce con un’idea semplice e chiarissima. Punk rock, amicizia e zero compromessi.
Protagonisti sul palco i Maybe Wonders, punk rock da Castelfranco Veneto, tra riff immediati, melodie dritte al punto e quell’urgenza che rende il genere ancora vivo e necessario. Canzoni pensate per essere cantate sotto al palco, senza barriere e senza pose.
A completare ci saranno anche i Verdesca, band pronta ad aprire le danze e portare il pubblico dentro il clima giusto fin dalle prime note. 

I concerti iniziano alle 22, quindi arrivate puntuali.
Ma la notte non finisce lì. A mezzanotte, proprio allo scoccare del compleanno di Giovanni Sura, la serata si trasforma in festa totale: Giovanni salirà sul palco per suonare alcuni pezzi dei Ramones insieme agli amici Maybe Wonders, regalando un momento speciale, spontaneo e decisamente punk nello spirito.

La Sura’s Punk Party Rock Night parte così: promettendo sudore, volume alto e la voglia di tornare a farlo ancora. Se questo è l’inizio, il resto può solo fare rumore.

Info: Bar L’Incognita – Musile di Piave
Sabato 7 febbraio 2026
Inizio concerti ore 22.00


T.F.V. – “Offline” Il nuovo singolo sulla disconnessione emotiva di una generazione


Con OFFLINE, i T.F.V. tornano a colpire dritto allo sterno con un brano urgente e perfettamente calato nel presente. Un singolo che mette a fuoco una delle crepe più evidenti del nostro tempo: l’incapacità di parlarsi davvero, anche quando si è lì, uno davanti all’altro.

OFFLINE è l’istante preciso in cui il dialogo si spegne. Le parole non arrivano più, lo sguardo si svuota, chi abbiamo di fronte si chiude e diventa irraggiungibile. “Offline”, appunto. Non come semplice stato digitale, ma come condizione mentale ed emotiva che racconta la difficoltà di ascoltare, comprendere, restare connessi sul piano umano mentre tutto intorno corre.
Il testo sceglie immagini quotidiane e un linguaggio diretto, quasi disarmante, capace di colpire senza sovrastrutture. Tra rassegnazione e lucidità, il brano restituisce la frustrazione di chi resta, di chi continua a fare domande senza ricevere risposte. Il ritornello, insistente e circolare, diventa un mantra che si incolla alla testa: il suono di un’assenza che pesa, di un muro che cresce tra due persone.

Sul piano musicale, OFFLINE viaggia tra l’energia del punk rock moderno e un’attitudine alternative che rende il pezzo immediato e incisivo. Chitarre tese, ritmica serrata e un impatto compatto trasformano la disconnessione emotiva in qualcosa di fisico, quasi tangibile. I T.F.V. non girano intorno alle cose: le dicono come stanno, con quella sincerità ruvida che da sempre è il loro marchio.

Il singolo non offre soluzioni, ma scatta una fotografia nitida del presente. Racconta chi si chiude, chi smette di ascoltare, chi esagera, ma anche chi resta a guardare cercando di capire quando tutto si sia incrinato. È lo specchio di relazioni che si consumano nel silenzio, di dialoghi interrotti, di generazioni iperconnesse ma emotivamente isolate.

Con OFFLINE, i T.F.V. confermano la loro capacità di trasformare esperienze comuni in brani ad alto impatto emotivo. Una canzone che colpisce perché è vera, perché parla a tutti, perché quel momento in cui qualcuno diventa “irraggiungibile” lo abbiamo vissuto, in un modo o nell’altro.
Un pezzo che suona forte. E fa ancora più rumore dentro.

T.F.V. – Bio
Nati nel lontano 2008, i fratelli Dany & Luca (in arte Johnny/Jimmy) fondano i T.F.V. acronimo di Time For Vomit insieme a due amici. Le radici affondano nel punk rock internazionale di Blink-182, NOFX, Sum 41, Anti-Flag, Descendents, senza dimenticare l’eredità del punk rock italiano di Punkreas e Derozer.

Nel 2011 pubblicano il primo album Disciplina Zero, seguito da Neuro Esplosione nel 2015. Nel 2017 la line-up si rinnova con l’ingresso di Stecco alla batteria e Dave alla chitarra, dando il via a una fase live intensa e decisiva.
Tra i momenti più importanti: il Beat Fest di Empoli 2018 insieme ai Sum 41, l’EP C’era una volta un sogno (2018), il Bay Fest di Rimini 2019 con The Offspring, e i live all’Estragon di Bologna con Lagwagon e Satanic Surfers. Nel 2022 tornano al Bay Fest per il Pool Party in apertura agli Anti-Flag.

Nel febbraio 2024 esce l’album Costretti a Sanguinare, anticipato dai singoli L’isola che non c’è, L’ombra di una bandiera e Stand Up. Nel corso degli anni i T.F.V. hanno condiviso il palco con nomi come Dead Kennedys, H2O, The Story So Far, Waterparks, Raw Power, Shandon, Meganoidi, Derozer, Punkreas, Nabat e molti altri.

OFFLINE è il nuovo capitolo di una storia che continua a urlare verità senza filtri.

giovedì 5 febbraio 2026

HiThanks – “Heii! Fratello”: il suono dell’assenza, dal brano al cinema


Certe canzoni non si ascoltano. Si attraversano, come corridoi stretti con le pareti che respirano. “Heii! Fratello” degli HiThanks è uno di quei luoghi sonori dove l’aria pesa, i pensieri fanno eco e il silenzio ha un nome preciso che nessuno riesce a pronunciare senza rompersi dentro.
Il brano nasce dal dolore della perdita, ma non sceglie la strada della commemorazione. Qui non c’è accettazione, non c’è pace. C’è la ricerca. Ostinata, logorante, quasi febbrile. La scomparsa di un fratello diventa il centro gravitazionale di tutto, ma il racconto si allarga fino a farsi esperienza collettiva. Chiunque abbia inseguito un’assenza conosce quella sensazione di camminare senza avanzare davvero.

La frase “Forse è troppo tempo, troppi passi spesi già” fotografa una stanchezza emotiva che non è resa, è consumo. Il dolore si attacca addosso “come fango nelle mani”, e il protagonista resta bloccato in uno spazio mentale sospeso tra memoria e negazione. Il tempo passa, ma non svolge il suo presunto lavoro di guarigione. Qui il tempo è solo un contatore che gira a vuoto.

Claustrofobia sonora, nervi scoperti
Musicalmente, gli HiThanks costruiscono una gabbia che pulsa. Le melodie si muovono in una tensione costante, nervosa, pronta a esplodere. Le aperture aggressive non liberano, anzi stringono di più, come se ogni scatto di rabbia fosse un tentativo fallito di rompere un vetro troppo spesso. Non c’è vera quiete, non c’è ossigeno gratuito.

Il risultato è una claustrofobia sonora lucida, controllata, dove fragilità e furia si alternano senza mai annullarsi. È il suono di una mente che non trova uscita e continua a girare nello stesso punto, consumando ricordi fino a renderli quasi irreali.

Il ritornello “Dimmi dove sei, io ti sto cercando” funziona come un mantra spezzato. È semplice, diretto, disarmante. Ripetuto, perde la forma della frase e diventa grido, richiesta, eco nella nebbia. Le immagini delle “voci nella nebbia” e dei ricordi come “un castello appeso in aria” spingono il brano in una dimensione onirica e disturbante, dove realtà e proiezione mentale si confondono fino a trasformare la ricerca in un loop emotivo che non trova fine.

Dal brano al cinema
Non è un caso che “Heii! Fratello” sia stato scelto come tema principale del film “I’m Still There”, diretto da Daniel Lama. Il pezzo non si limita ad accompagnare le immagini, le attraversa come una voce interiore. È il suono di chi resta, di chi non riesce a chiudere la ferita e continua a cercare un segno, anche quando tutto suggerisce il contrario.
L’uscita del singolo sarà sostenuta da una campagna radio e social, ma il cuore del progetto resta qui, in questa immersione emotiva totale. Non è un brano che chiede ascolti distratti. Chiede presenza.
Il percorso degli HiThanks
Nati nel 2015 dall’incontro tra amici con un passato nell’underground, gli HiThanks trovano la line up definitiva nel 2019 e iniziano a costruire una traiettoria sempre più solida. Dopo il periodo in studio durante la pandemia, nel 2022 firmano con Sorry Mom!, pubblicano il singolo “113 Passi” e poi l’album “Petricore”, che li porta sui palchi di alcuni dei club rock più noti in Italia e al BayFest 2023 accanto a nomi come Pennywise e Good Riddance.
Tra 2023 e 2024 arrivano i singoli “Iceberg” e “Solo un Attimo”, mentre il 2025 segna una svolta con l’ingresso nel roster Lunaz Records e l’uscita di “Un lungo Viaggio”. “Heii! Fratello” rappresenta un ulteriore passo in avanti, più scuro, più interiore, più rischioso.


Le loro radici affondano tra post hardcore, alternative rock e attitudine punk, con riferimenti che vanno da Thrice a Refused, da No Use For A Name ai Foo Fighters, ma sempre filtrati da una scrittura in italiano che punta dritta allo stomaco.

Non solo una canzone
“Heii! Fratello” è uno stato emotivo tradotto in suono. Un posto buio, sì, ma onesto. Uno di quei pezzi che non offrono soluzioni, solo verità scomode e domande che restano aperte. E a volte, è proprio lì che la musica diventa necessaria.

HiThanks sono:
Gabriele Festa – voce, chitarra
Daniel Pasini – basso, cori
Simone Tobanelli – chitarra, cori
Stefano Frigoli – batteria

Mother Giraffe, “Stab Fight” è il primo estratto dal nuovo album in arrivo


Dalla lava dell’Etna non escono solo colate incandescenti, ma anche suoni che graffiano come artigli nella notte. I Mother Giraffe, band crank-wave da Catania, aprono il 2026 con “Stab Fight”, primo singolo estratto dal debut album “Food is a Necessity”.
Stab Fight” è un biglietto da visita che non chiede permesso. Parte teso, nervoso, e si muove in quel territorio dove post-punk, noise e derive psichedeliche si guardano storto in una stanza troppo piccola. Le chitarre non accarezzano, incidono. La sezione ritmica pulsa come un istinto primordiale che bussa alla gabbia toracica, mentre la voce sembra raccontare una lotta che è fisica e mentale insieme. Il risultato è un brano che anticipa in pieno l’identità sonora e tematica del disco.
Food is a Necessity” sarà composto da nove tracce e ruota attorno a ossessione e alienazione nella vita moderna. Non una riflessione fredda, ma un’immersione nei lati più cupi dell’essere umano, letti attraverso una lente quasi ferina. La band richiama infatti l’immaginario della violenza primordiale della savana, trasformandolo in paesaggio sonoro. Non è una giungla esotica da cartolina, ma un habitat emotivo dove sopravvivenza, impulso e disagio urbano si fondono. I suoni sono sporchi, invadenti, strutturati in trame severe che a tratti si deformano in spirali psichedeliche, trascinando l’ascoltatore in qualcosa di disturbante proprio perché familiare.
Il singolo è accompagnato anche da un video che amplifica questa tensione visiva e concettuale, rafforzando l’impatto di un progetto che sembra voler colpire sia lo stomaco che la testa.
L’attività live è parte vitale del mondo Mother Giraffe. La band è attiva e pronta a portare questa energia su palco, oltre a essere disponibile per interviste, sessioni radio e approfondimenti. Se “Stab Fight” è l’assaggio, “Food is a Necessity” promette un pasto sonoro che non lascia comodi né puliti.





mercoledì 4 febbraio 2026

NAKED RUN - “50 SPECIAL” La hit dei Lùnapop diventa Punk Rock


I Naked Run tornano a sorprendere con un’operazione musicale che unisce rispetto, energia e una buona dose di adrenalina: la loro nuova release è una reinterpretazione punk rock di “50 Special”, l’iconico brano dei Lùnapop che ha segnato un’intera generazione alla fine degli anni ’90.

Pubblicata originariamente nel 1999 e diventata in breve tempo un simbolo della spensieratezza adolescenziale, la canzone scritta da Cesare Cremonini è oggi un classico della cultura pop italiana. I Naked Run, fan dichiarati dell’artista e del pezzo, hanno scelto di renderle omaggio portandola nel loro territorio naturale: quello delle chitarre distorte, dei ritmi serrati e dell’attitudine diretta tipica del punk rock.

La band aveva già proposto più volte la cover durante i propri live, riscuotendo ogni volta un entusiasmo crescente. Proprio da quella risposta calorosa è nata l’idea di registrare una versione ufficiale: un modo per condividere con il pubblico l’energia che il brano sprigiona quando viene suonato con un’impronta più aggressiva e contemporanea.

Per i Naked Run, “50 Special” non è solo una canzone da reinterpretare, ma un pezzo di storia personale e collettiva. La loro versione punta a mantenere intatto lo spirito originale, amplificandone però la carica emotiva attraverso un sound più ruvido e veloce.

Questa nuova veste punk rock rappresenta un incontro tra passato e presente:  
- nostalgia, perché richiama un periodo musicale che ha lasciato un segno indelebile;  
- potenza sonora, perché la band rilegge il brano con un linguaggio moderno, deciso e senza fronzoli.

Il risultato è una cover che non tradisce I Naked Run tornano a sorprendere con un’operazione musicale che unisce rispetto, energia e una buona dose di adrenalina: la loro nuova release è una reinterpretazione punk rock di “50 Special”, l’iconico brano dei Lùnapop che ha segnato un’intera generazione alla fine degli anni ’90.

Pubblicata originariamente nel 1999 e diventata in breve tempo un simbolo della spensieratezza adolescenziale, la canzone scritta da Cesare Cremonini è oggi un classico della cultura pop italiana. I Naked Run, fan dichiarati dell’artista e del pezzo, hanno scelto di renderle omaggio portandola nel loro territorio naturale: quello delle chitarre distorte, dei ritmi serrati e dell’attitudine diretta tipica del punk rock.

La band aveva già proposto più volte la cover durante i propri live, riscuotendo ogni volta un entusiasmo crescente. Proprio da quella risposta calorosa è nata l’idea di registrare una versione ufficiale: un modo per condividere con il pubblico l’energia che il brano sprigiona quando viene suonato con un’impronta più aggressiva e contemporanea.

Per i Naked Run, “50 Special” non è solo una canzone da reinterpretare, ma un pezzo di storia personale e collettiva. La loro versione punta a mantenere intatto lo spirito originale, amplificandone però la carica emotiva attraverso un sound più ruvido e veloce.

Nostalgia e potenza sonora

Questa nuova veste punk rock rappresenta un incontro tra passato e presente:  
- nostalgia, perché richiama un periodo musicale che ha lasciato un segno indelebile;  
- potenza sonora, perché la band rilegge il brano con un linguaggio moderno, deciso e senza fronzoli.

Il risultato è una cover che non tradisce l’essenza della hit dei Lùnapop, ma la rilancia con un’energia fresca, capace di parlare sia ai fan storici sia alle nuove generazioni. della hit dei Lùnapop, ma la rilancia con un’energia fresca, capace di parlare sia ai fan storici sia alle nuove generazioni.


ASCOLTA "50 SPECIAL”!






martedì 3 febbraio 2026

GAOXING – “UNBREAKABLE”: hardcore senza freni, senza scuse


Gli GAOXING, hardcore band di Ferrara, sganciano “UNBREAKABLE”, un EP che non chiede permesso e non cerca approvazione. È fuori ora su tutte le piattaforme digitali e suona esattamente come promette il titolo: duro, compatto, indistruttibile.
Dopo aver aperto la strada con il singolo e title track “Unbreakable”, la band pubblica un lavoro breve ma devastante, una scarica concentrata di aggressività pura dove hardcore tradizionale e breakdown metallici si stringono la mano… per poi usarla per colpire.
Qui dentro non c’è spazio per riempitivi.
Riff pesanti, batteria che martella come una pressa industriale e voci viscerali costruiscono un muro sonoro denso, moderno, ma con le radici ben piantate nella cultura hardcore più ruvida. La produzione è pulita quanto basta per esaltare ogni colpo, ma mantiene quella grana sporca che fa sentire il sudore sul pavimento del pit.
Dal punto di vista lirico, UNBREAKABLE è un manifesto di resistenza. Si parla di pressione, conflitti interiori, cadute e della scelta consapevole di non piegarsi. Nessun vittimismo, solo denti stretti e sguardo in avanti. È la colonna sonora di chi resta in piedi quando sarebbe più facile crollare.
Il suono compatto e letale dell’EP porta la firma di Riccardo Daga al Titans Lab Recording Studio di Ferrara, garanzia di potenza, definizione e impatto. Ogni brano colpisce diretto, senza dispersioni, come una sequenza di pugni ben assestati.
Pubblicato da Too Loud Records, questo lavoro segna un passo deciso per gli GAOXING, che si confermano tra le realtà più aggressive e determinate dell’attuale scena hardcore italiana. Nessuna rincorsa alle mode, solo attitudine e sostanza.


FFO: Hardcore, Metallic Hardcore, Beatdown
Etichetta: Too Loud Records
Studio: Titans Lab Recording Studio – Ferrara
Produzione: Riccardo Daga

UNBREAKABLE non è un titolo ad effetto. È una dichiarazione di guerra.

Ascolta "Unbreakable