A un primo impatto, Paranoid Clown si presenta con una veste sorprendentemente accessibile. Le melodie sono dirette, il ritmo scorre con naturalezza e l’atmosfera richiama suggestioni quasi luminose, dal sapore estivo, con un immaginario che profuma di spazi aperti e orizzonti californiani. Tutto sembra muoversi verso l’esterno, verso l’aria e il sole.
È proprio qui che il brano gioca la sua carta più interessante.
Sotto questa superficie ariosa si muove un testo che va nella direzione opposta. Il centro del pezzo è una mente bloccata in uno stato di paranoia costante, dove ogni gesto quotidiano si carica di un presagio oscuro, come se la normalità potesse spezzarsi da un momento all’altro. Non c’è narrazione lineare né catarsi, solo la ripetizione di una condizione mentale che si avvita su se stessa, sempre uguale, sempre presente.
All’interno di Arteries, Paranoid Clown occupa uno spazio preciso. Se Nothing but Strangers metteva a fuoco la distanza tra le persone, qui lo sguardo si ritrae e si chiude all’interno, su un conflitto senza spettatori. Non è una confessione e non cerca spiegazioni: è l’istantanea di uno stato emotivo sospeso, reiterato all’infinito.
Il singolo è stato registrato, mixato e masterizzato da Carlo Maria Altobelli presso il Toxic Basement Studio, contribuendo a dare forma a quel delicato equilibrio tra immediatezza sonora e tensione sotterranea. Il 30 gennaio uscirà anche il videoclip ufficiale, diretto da Guido Buratti, che accompagna il brano senza illustrarlo in modo didascalico, mantenendo lo stesso filo sottile tra ironia e inquietudine che attraversa la traccia.
Con Paranoid Clown, gli Sludder continuano a definire l’identità di Arteries: un disco che promette di muoversi lungo linee emotive nervose, dove ciò che suona aperto spesso nasconde crepe invisibili sotto la superficie.
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