giovedì 2 aprile 2026

MOONGLASSES, “BOYS WE WERE”: QUATTRO TRACCE, ZERO FILTRI


Niente giri larghi: “boys we were”, primo EP dei Moonglasses (fuori dal 30 gennaio 2026), è uno di quei debutti che funzionano perché non cercano di sembrare più grandi di quello che sono. Quattro pezzi, quattro direzioni, un’identità ancora in movimento ma già riconoscibile.

La title track gioca sul lato più accessibile del progetto: linea melodica pulita, atmosfera che resta in testa senza bisogno di strafare. Subito dopo, last one cambia passo e allunga i tempi, lasciando spazio a una tensione più rarefatta, quasi sospesa. bla bla invece insiste, ripete, martella: è il brano più ostinato del lotto, costruito su una struttura che punta tutto sulla reiterazione. Chiude fuck (no money faith), che spinge sull’acceleratore con riff più diretti e un’energia decisamente più frontale.

Le versioni “radio edit” di due brani (boys we were e fuck (no money faith)) non sono un dettaglio secondario: dal vivo si sviluppano oltre, segno che la band ragiona già in una dimensione più ampia rispetto a quella fissata su disco.

Dietro l’EP ci sono anche piccoli indizi di un percorso in costruzione: un quinto pezzo lasciato fuori per ora, e registrazioni realizzate quando la formazione era ancora a quattro elementi. Il tutto registrato al Black Light Project, con produzione, mix e master affidati ad Alessandro Saltarelli.
boys we were non prova a essere definitivo, e fa bene così. È un primo passo concreto, con qualche spigolo e diverse idee che meritano di essere spinte più a fondo. Un esordio che non chiede attenzione: se la prende.

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