Quindici minuti scarsi, zero fronzoli e un impatto che arriva come un pugno nello stomaco. Gli Already Buried esordiscono con “Bad Things Happen and People Get Hurt”, un EP che non perde tempo a spiegarsi e va dritto al punto, tra riff metallici, breakdown e un’urgenza che sa di sala prove sudata e live imminenti.
Formati a Milano nell’aprile 2024, con alle spalle esperienze in realtà importanti della scena hardcore italiana come Abel Is Dying e To The Embers, gli Already Buried non sono qui per ripetersi. Il loro debut EP, uscito il 23 aprile 2026 in digitale, è una dichiarazione d’intenti netta: riprendere l’urgenza dell’hardcore anni ’90 e 2000 e spingerla in avanti, senza feticismi vintage.
Il risultato? Sei tracce per poco più di quindici minuti che colpiscono dritte, senza deviazioni. Hardcore ruvido, compatto, con innesti groove metal che rendono il suono più pesante e dinamico. Breakdown solidi, riff metallici e una componente vocale aggressiva che sembra fatta apposta per essere urlata sotto palco, sudore contro sudore.
Registrato in modalità DIY durante il 2025 e rifinito allo SPVN Studio, l’EP mantiene un equilibrio interessante tra crudezza e precisione. Non c’è patina inutile: tutto è costruito sull’impatto immediato. I due singoli già noti, “Mirror Lies” e “Nice Shoes”, funzionano da porta d’ingresso, ma è l’insieme che definisce davvero l’identità della band.
A rendere il tutto ancora più particolare è l’immaginario che accompagna il lavoro: estratti dal cult “Grosso guaio a Chinatown” si intrecciano tra le tracce, creando un universo sospeso tra misticismo orientale e attitudine da antieroi anni ’80. Un tocco che non è semplice citazione, ma parte integrante del mood.
L’EP è già disponibile su tutte le piattaforme streaming, mentre per chi ama l’oggetto fisico arriva anche una chicca: dal 31 maggio sarà disponibile un vinile 12” verde fluo trasparente, limitato a 100 copie. Un pezzo pensato per chi vive l’hardcore anche come collezione, oltre che come esperienza.
Con “Bad Things Happen and People Get Hurt”, gli Already Buried firmano un debutto diretto e senza compromessi. Niente nostalgia sterile, niente revival da cartolina: solo energia, intenzione e una chiara voglia di spingersi oltre. E nei contesti giusti, questi sei brani potrebbero fare parecchio rumore.
