C’è un momento in cui il grindcore smette di correre a testa bassa e decide di guardarsi allo specchio. I DYSMORFIC quel momento lo hanno preso, smontato vite per vite e trasformato in detonazione controllata. To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1, uscito il 28 febbraio 2026 per Love Earth Records, non è un semplice nuovo capitolo: è una mutazione dichiarata.
Nati nel 1998 come trio grindcore, oggi duo composto dai fondatori Buccia alla batteria e Thomas al basso, i Dysmorfic hanno attraversato quasi tre decenni di traiettoria irrequieta. Dal rispetto dei dogmi del genere alla loro demolizione creativa, il passo è stato lungo ma inevitabile. La svolta era già emersa con Movements nel 2022 e si era consolidata con To Defy The Laws Of Grindcore nel 2024, ma qui la frattura diventa architettura.
Il titolo è un manifesto. “To The Usual Atomic Rhetoric” suona come un atto d’accusa contro la ripetizione sterile, contro la retorica dell’estremo fine a sé stesso. L’album spinge l’“avant-grind” verso territori di ambient noise grazie alla collaborazione con +DOG+, artista sperimentale di Boston e mente dietro l’etichetta. Il risultato è un organismo sonoro che alterna implosioni fulminee a dilatazioni atmosferiche, scosse telluriche a corridoi di rumore bianco che sembrano sospesi nel vuoto cosmico.
L’influenza dei Man Is The Bastard è dichiarata ma mai imitativa. Qui l’eredità viene filtrata, frantumata e ricomposta in una lingua personale. Il grind diventa materia plasmabile, quasi jazzistica nell’approccio, progressiva nelle strutture, ma senza perdere l’urgenza primordiale.
Produzione fuori dal recinto estremo
Coerenti con la loro etica indipendente, i Dysmorfic scelgono ancora una volta di affidarsi a professionisti lontani dal circuito della musica estrema. Le registrazioni ai Dude Studios di Correggio sono state curate da Stefano Riccò, ingegnere del suono che ha lavorato con Elisa, Elio e le Storie Tese e Ligabue. Produzione, mix e mastering portano la firma di Cristiano Roversi, collaboratore tra gli altri di Vinicio Capossela, John Wetton e Anthony Phillips.
Una scelta che si traduce in un suono stratificato, chirurgico quando serve e volutamente abrasivo altrove.
La batteria di Buccia è un motore a combustione nervosa, mentre il basso, sia fretless che fretted, diventa colonna vertebrale melodica e distorsione liquida. Il noise di +DOG+ non è ornamento ma sostanza, una nebbia radioattiva che avvolge e amplifica.
L’artwork firmato Fetusk completa un’esperienza che vuole essere totale. Non solo un disco, ma una dichiarazione di intenti. Dopo tour in Europa, USA, Messico e Canada e presenze a festival come Obscene Extreme e Giants Of Grind, i Dysmorfic dimostrano che l’indipendenza può essere un laboratorio, non un limite.
To The Usual Atomic Rhetoric, Vol.1 è un attacco alle convenzioni e una promessa.
Entro fine 2026 è previsto il Vol.2, segno che questa traiettoria non ha alcuna intenzione di atterrare.
Il grind, nelle loro mani, non è più solo esplosione. È linguaggio in evoluzione, un campo magnetico che attrae jazz, prog, rumore e li costringe a convivere nello stesso spazio instabile. E in quell’instabilità, i Dysmorfic trovano la loro forma più autentica
ASCOLTA L'ALBUM: https://dysmorfic.bandcamp.com/album/to-the-usual-atomic-rhetoric-vol-1